dolci, torte

Galette alle ciliegie con avena Un croccante guscio con farina macinata a pietra e avena, ripieno di ciliegie

«Quest’anno, l’anno prossimo, un giorno, mai.» recitavano le fanciulle, contando i noccioli di ciliegia rimasti nel piatto. Dacché era stato piantato il ciliegio ai margini della vigna perché, secondo una credenza ancestrale, rendesse il vino più buono, non vi era stato un giugno di raccolta che al domaine dei Guichard non si ripetesse quel rito.

Anaïs guardò le tre sorelle, indovinando il risultato di ciascuna.
Agnés sorrideva soddisfatta: «Mai.»
Anaïs sapeva che la sorella dalle trecce color rame contava le ciliegie mentre le mangiava, in modo che il numero di noccioli alla fine fosse divisibile per quattro; era colei che era più legata all’antica casa sulla collina e avrebbe voluto starci per sempre e non sposarsi mai, con i piedi piantati nella sua terra, come radici, e le membra a dispensare abbracci alle altre sorelle. Lo sapevano tutte e, per gioco, le facevano scivolare qualche ciliegia dal suo lato, perché si confondesse. Ma Agnés stava attenta e non sbagliava mai.
Amandine posò la bella guancia rosa al palmo della mano. «L’anno prossimo.»
Vincent era partito per Dijon da quattordici mesi. Era apprendista farmacista dal dottor Roussel, ma sarebbe tornato, si sarebbero sposati e avrebbero avuto una casetta al limite del paese. Sul davanti ci sarebbero state le ortensie dai colori pastello, rosa e azzurre e lillà. Dietro la casa, di sicuro, avrebbe coltivato un piccolo orto dei semplici: lei faceva magia con le piante e Vincent, con quel raccolto prezioso, avrebbe preparato i suoi medicamenti.
«Un giorno.» mormorò Apolline, volgendo gli occhi lacrimosi alla finestra della sala da pranzo. Erano pieni di sentimento inespresso. Anaïs sapeva che Apolline faceva l’amore da quattro anni con la figlia del fornaio, ma chi in quel paese avrebbe capito? Chi si sarebbe trattenuto dal giudicare con ferocia, solo per il gusto di avere qualcosa di cui parlare?
Quello di Apolline era un amore clandestino che si alimentava di brevi momenti al tramonto sulle vigne, all’alba in riva al fiume, al buio nelle notti di grilli di metà estate. Ma quando avrebbe potuto realizzarlo? Fosse anche stato un matrimonio delle fate, consumato sotto un noce e suggellato da anelli di salice. Forse, ormai nell’età da poter essere giudicate zitelle, lei e la figlia del fornaio sarebbero andate a vivere assieme nei locali del vecchio mulino sull’ansa della Ouche.
Anaïs sfiorò la mano bianca della sorella richiamando la sua attenzione e i suoi begli occhi color lavanda. Apolline sorrise. «Domani tocca a te.»
«Domani.» ripeté Anaïs. Avrebbe sceso la collina su un carro addobbato di fiori, vestita del colore del vero amore e con rose bianche tra i capelli. E Arnaud sarebbe stato in fondo alla navata ad aspettarla e l’avrebbe sfiorata con lo sguardo e con la punta delle dita, lui che l’aveva già sfiorata ben più profondamente e che le diceva all’orecchio: «Tu sei un soffio di brezza in una sera d’estate; i tuoi riccioli sono il canto delle fate, che non fa rumore, ma solletica il cuore, e non importa quanta fatica mi sia costata arrivare a te, l’importante è continuare insieme.»
Anaïs si accarezzò il ventre, già colmo di un segreto prezioso e di un nuovo cuore, e sorrise: «Domani.»
La prima a lasciare la casa materna; poi sarebbe toccato ad Amandine e forse un giorno anche ad Apolline.

E chissà se un giorno anche Agnés avrebbe smesso di contare i frutti mentre li mangiava o se per sempre avrebbe affondato le sue radici nella collina dei Guichard come faceva il ciliegio.

Un piccolo racconto per questa deliziosa galette alle ciliegie, dal guscio croccante e burroso, saporito perché preparato con una farina macinata a pietra, ricca dei suoi nutrienti, e con fiocchi di avena. Le ciliegie sono solo snocciolate e passate in poco zucchero e nella farina, che ha il compito di assorbire i liquidi che la frutta tira fuori in cottura.

Con gli ultimi frutti della stagione, quelli grandi e scuri… questa galette alle ciliegie è assolutamente da provare.

Galette alle ciliegie
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per il guscio
  1. farina (la mia tipo 1 macinata a pietra) 80 g
  2. fiocchi d'avena 35 g
  3. burro 50 g
  4. zucchero di canna 30 g
  5. sciroppo d'acero 1 cucchiaio
  6. sale 1 pizzico
per il ripieno
  1. ciliegie 200 g
  2. zucchero di canna 20 g
  3. farina o amido di mais 15 g
Instructions
  1. Lavate e snocciolate le ciliegie per il ripieno. In una ciotola cospargetele con lo zucchero e la farina che ha lo scopo di assorbire i liquidi in cottura e lasciate riposare 10 minuti.
  2. Preparate il guscio in un robot da cucina, sabbiando assieme farina, burro, zucchero e sale; aggiungete anche lo sciroppo d'acero. Si formeranno tante briciole morbide. Ricavate un panetto e stendetelo sottile a forma di rettangolo.
  3. Scaldate il forno a 180°C.
  4. Al centro del rettangolo di impasto mettete le ciliegie e poi ripiegate due lati verso il centro, sigillando le altre due estremità.
  5. Infornate per 25 minuti o più, finché la galette non risulta appena dorata.
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