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Le feste di Natale alla Corte dei Savoia Le antiche tradizioni della corte sabauda tra religiosità e svago

Un post con le usanze natalizie di Torino… ma mica quelle di oggi che tutti le conosciamo! L’albero in piazza Castello? Le luci d’artista? Lo shopping in via Roma o in via Garibaldi? Troppo facile…
Vi porto nella Torino di tanti tanti anni fa… Quando la Savoia ancora non era Regno, ma solo un piccolo Ducato posizionato strategicamente tra la Francia e il frammentato territorio italiano.

Un po’ di storia

Emanuele Filiberto, colui che vedete in piazza San Carlo rinfoderare la spada mentre si lancia al galoppo verso piazza Castello, aveva avuto l’intuizione di abbandonare le pretese sui territori al di là delle Alpi e di trasferire la capitale da Chambéry alla più protetta Torino. Lo stesso che spostò la Sindone fino a Torino per agevolare il Cardinal Borromeo e poi la tenne qui per sempre: intendiamoci, uno che non faceva cose a caso!

Verso il Palazzo Reale non avrebbe potuto slanciarsi nel 1559, semplicemente perché il Palazzo ancora non esisteva. I Duchi, ancora per un paio di generazioni dopo di lui, soggiornavano nell’antico palazzo vescovile di san Giovanni.

La città di Torino era davvero piccina, circoscritta alla quella romana e medievale, un quadrilatero di 900 m di lato.
Emanuele Filiberto aveva fatto progettare nuove opere militari con bastioni, ma solo con Carlo Emanuele, suo figlio, si iniziò a programmare l’ingrandimento effettivo della città negli spazi vuoti lasciati all’interno della mandorla delle fortificazioni.

La città di Torino fu fin da subito aperta, ma con il rispetto delle regole:

chi vorrà fabbricare nella detta Città Nuova debba regolare la fabbrica secondo il disegno di detto Castellamonte

con il vantaggio di essere esentato dalle tasse per 25 anni.

Soprattutto dopo le perdite umane dovute alla grande pestilenza del 1630, esuli, fuggitivi, banditi furono ben accetti in città (non gli eretici o i traditori, però!) e venne concessa la cittadinanza a qualunque straniero.

Le feste di Natale nell’antica capitale sabauda

Il Natale nella Torino del ‘500 e ‘600 era una festività strettamente religiosa, ma regolata da alcuni rituali che esulavano dalla celebrazione di messe e novene.

Los zapatos di San Nicola

Intanto anche allora si sentiva l’esigenza “frivola” di scambiarsi doni. Il giorno deputato era il 6 dicembre, la festa di San Nicola e alla Corte Sabauda ci si scambiavano doni, non nelle calze, ma negli zapati, le scarpe: i duchi di Savoia erano infatti, in quegli anni, decisamente filospagnoli e gli zapati erano arrivati proprio dalla corte di Madrid.

Si dava dunque inizio alle feste natalizie che proseguivano fino a Capodanno con il tradizionale e simbolico baciamano al Duca: un atto di devozione e fedeltà compiuto da tutti i nobili e le personalità notabili della città.

Il Corteo alla chiesa dei Santi Martiri

Il 1 gennaio la Corte sfilava dal Palazzo di San Giovanni fino alla chiesa dei Santi Martiri, lungo la Contrada di Dora Grossa (l’odierna via Garibaldi). La chiesa era stata fortemente voluta da Emanuele Filiberto, eretta a partire dal 1577 dai Gesuiti, protettori della fede cristiana contro le Riforme protestanti e vi si conservavano dal 1584 le reliquie dei Santi patroni di Torino: Avventore, Ottavio e Solutore.

Le feste dell’Epifania

La sera del 5 gennaio si faceva il cosiddetto pranzo della Focaccia: una tradizione, quella della focaccia della Befana, che dura fino ad oggi.
Il 6 gennaio infine si celebrava la Festa dei tre Re.

Ma le feste non erano del tutto concluse, infatti dal 26 dicembre si era aperta la stagione teatrale: i palcoscenici venivano allestiti nelle piazze per essere smantellati solo alla fine del Carnevale. Cristina di Francia ad esempio, negli anni centrali del XVII secolo, fu una grande amante del teatro, dei balletti e, perché no, dei fuochi d’artificio.

Capirete dunque che il Natale a Torino è una faccenda seria, fin dal XVI secolo (ma anche prima!)