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Anversa, gioiello delle Fiandre Con l'aria delle metropoli del nord Europa e un cuore che pulsa vitalità

Anversa, il capoluogo della regione belga delle Fiandre, destinazione top in Europa. Solo merito di Rubens? Non direi, anzi si tratta una sapiente unione di storia e contemporaneità, di un’aura di romanticismo fiammingo unito al carattere cosmopolita del nord Europa.

Bellissima capitale

È sempre il momento per programmare un viaggio nelle Fiandre, e culminare nella viva e stimolante Anversa.

Vi racconto la mia impressione della città, attraverso questa manciata di immagini e suggestioni, proprio a partire dall’arrivo. Dopo il trasferimento in aereo da Torino a Bruxelles abbiamo viaggiato in treno per visitare le città fiamminghe di Gent, Bruges, Anversa e Lovanio. I collegamenti sono veloci, frequenti e comodi e programmando un tour quasi essenzialmente “cittadino” girare in macchina, e doverla parcheggiare, sarebbe stato più un peso che un vantaggio.

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Un po’ di storia e qualche leggenda

La stazione ferroviaria di Anversa è imponente, ma un tempo la via d’accesso alla città era  l’approdo lungo l’estuario della Schelda, il grande fiume che bagna anche Gent, a 90 km dal Mare del Nord. Era quindi in una posizione vantaggiosissima per i commerci che ne hanno fatto nei secoli una vera perla del progresso fino alla dominazione spagnola oscurantista e alla conseguente ascesa della protestante e aperta Amsterdam.

La città nasce proprio sulla riva del fiume.


Pare che il nome di Anversa risalga al IX secolo, quando gli abitanti della zona, stanchi delle scorrerie normanne, si strinsero “anwerp” ovvero su una collina alluvionale dove ancora oggi sorge il Castello Het Steen (del XIII secolo); prima di esso vi si trovava una fortezza più antica. Ad oggi il castello è l’edificio più antico della città e davanti ad esso sorge la statua del leggendario Lange Wapper, il gigante che spaventava gli abitanti della zona e giocava brutti scherzi agli ubriachi.

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La mano del gigante

Un altro gigante la cui leggenda è legata al nome  di Anversa è Druon Antigoon, che pretendeva un sostanzioso pedaggio a tutti coloro che risalivano il corso della Schelda, altrimenti mozzava loro la mano. L’antico soldato romano Silvio Brabone uccise il gigante, tagliandogli proprio la mano per poi gettarla nel fiume. Hand werpen significa appunto “gettare la mano” e potrebbe essere all’origine del nome Antwerp. Sicuro è che la zona facesse parte dell’impero romano già dal I secolo d.C, con tracce proprio sotto il Het Steen Castle. Intanto le manine sono diventate un vero simbolo della città: dai cioccolatini ai biscotti, ma soprattutto in diversi punti della città in cui è rappresentato l’eroe Silvio Brabone nell’atto di lanciare una mano gigante.

 

Centro dei commerci del Nord… e non solo

Grazie ai Benedettini e successivamente a un gruppo di monaci irlandesi che vi costruirono una fortezza, l’insediamento di pescatori e piccoli mercanti iniziò a prosperare, e nel XIII secolo Anversa iniziò a divenire nota non solo ai mercanti del Nord Europa, ma anche a quelli italiani.
All’inizio del XIV secolo era divenuta un centro importantissimo e cominciava a rubare il primato di Bruges: la posizione era migliore e moltissimi dall’altra città delle Fiandre si trovarono a spostarsi verso Anversa. In particolare attirò l’attenzione anche di alcune importanti famiglie artigiane della Germania, che grazie allo spostamento nella città riuscirono a costruire una vera e propria fortuna.

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Intanto, nel XV secolo, Bruges era stata nettamente superata, mentre nel XVI secolo Anversa aveva raggiunto popolarità europea ed erano leggendarie le sue banchine lungo la Schelda allestite con centinaia di prodotti che arrivavano dalle Indie o dall’estremo Nord. Il fiume era  solcato da moltissimi mercantili, come si vede in alcune antiche stampe.

Anversa-storica

All’inizio del ‘500 i proventi della sua dogana raddoppiarono. Nella città della Schelda si ridistribuivano le spezie e il sale del Portogallo, si introducevano le drapperie inglesi per il finissaggio e la tintura, ma anche i vini di Spagna e di Francia, lo zucchero dei Tropici, il legno svedese e l’allume italiano.
Così la città fungendo da collegamento tra il bacino mediterraneo e quello baltico, divenne il baricentro dei traffici internazionali; furono questi la vera sorgente delle sue fortune.

Il boom del XVI secolo

È intorno alla metà del ‘500 che si può collocare il periodo più florido per lo sviluppo della città; quando arrivano dalla Spagna in direzione del porto della Schelda, enormi quantità di argento e oro americano.
Il picco, sia in popolazione che in prosperità, venne raggiunto però solo un po’ più tardi, nel 1566. La popolazione toccò un apice di circa 100.000 abitanti, un numero decisamente enorme per quei tempi, anche per una città che come Anversa, solo nel 1496 ne poteva già contare circa 40.000.

La Grote Markt

È il tempo della piazza del Grote Markt, il Grande Mercato, dove si affaccia anche il Municipio in stile rinascimentale delle Fiandre e le case delle corporazioni, alcune rimaneggiate in epoca successiva, ma che restano estremamente suggestive, con il sole o al tramonto. Questa grande piazza rettangolare era il centro degli scambi dell’Anversa dell’epoca d’oro, ed è facile immaginarla anche oggi gremita di mercanti e faccendieri intenti a vendere le loro merci e servizi.
La fontana con Brabone è invece del 1887.

Il declino

Anversa dalla metà del ‘500 aveva sostituito Bruges, che prima aveva il predominio sui commerci, ma non era mai stata in grado di catalizzare tutta la scena internazionale. Anversa era anche una delle città più tolleranti d’Europa, ospitava ebrei e anabattisti, quando molte altre città li scacciavano e Carlo V aveva ben compreso l’importanza di questa tolleranza e ricavava da Anversa profitti pari a sette volte quelli che gli provenivano dalle Americhe.

Con l’avvento del sovrano spagnolo Filippo II le cose cambiarono.

Potete assicurare a Sua Santità che piuttosto che permettere il minimo danno alla religione e al servizio di Dio, perderei tutti i miei stati e cento vite, se le avessi; perché né mi propongo né desidero essere sovrano di eretici.

E così fu in effetti dal momento che diede ordine di perseguitare i protestanti calvinisti che da tempo popolavano la città rinomata per la sua tolleranza. Gli spagnoli compirono veri e propri massacri sulla popolazione inerme.

Così scriveva un mercante che si trovava allora ad Anversa:

Las cosas de la tierra andan de peor en peor y sin esperansa de ninguna salud

E, senza farla troppo lunga, fu così che iniziò il lungo declino di Anversa (durato fino al 1800), poi soppiantata da Amsterdam che divenne a quel punto la fulgida perla del Nord Europa, proprio per il clima libertario che vi si respirava.

La dominazione spagnola assieme alla rigidità della Controriforma ha portato però in Anversa un barocco ricco e ridondante che troviamo ancora oggi nelle chiese e in alcuni palazzi.

Anversa è la città di Pieter Paul Rubens, uno dei più eminenti pittori della propria epoca, richiesto in tutta Europa. Assolutamente da visitare è la sua casa-museo, Rubens Huis in fiammingo, ma sono conservate sue opere anche nella Cattedrale. Non da meno il suo allievo e amico Antoon Van Dick, altro artista che rese Anversa celebre nelle corti europee e per il quale vengono disseminati omaggi in tutta la città.

 

 

 

Per mangiare

Ad Anversa la birra è buona ovunque! Da provare è senz’altro la Triple d’Anvers, la birra triplo malto della città. Per mangiare troverete ogni tipo di cucina, con piatti caratteristici da ogni parte del mondo e i più tipici “moules et frites”, frutti di mare e patate fritte belgi, ma anche l’immancabile carne, davvero di qualità, passando per i nuovi ristoranti eco e biologici, con zuppe, quiche e smoothie per tutte le tasche.

Naturalmente il simbolo della città non poteva non avere la sua versione culinaria, le “manine di Anversa” in versione frolla alle mandorle o cioccolatino a forma di mano, naturalmente.

Per dormire

Con un vero colpo di fortuna abbiamo approfittato di un’offerta su booking senza ben sapere dove andassimo a parare. La sorpresa, quando siamo giunti da Kathedraallogies Drie Koningen, è stata enorme.
Si tratta di un edificio del XVI secolo addossato alla Cattedrale, come si usava dal Medioevo, quando non si badava a piani regolatori. Dalla porta finestra della nostra stanza si accedeva a un piccolo cortile esattamente sotto le vetrate della chiesa. All’interno soffitti a cassettoni dipinti e particolari dall’aria autenticamente antica. Il bagnetto, con doccia, un po’ risicato… ma assolutamente perfetto se siete persone che si adattano… soprattutto vista la preziosità del resto.