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Alla scoperta delle Residenze Reali con Reali Sensi: il gusto Le Residenze Reali da scoprire con i cinque sensi, è la volta del gusto.

Arriva una nuova puntata per Reali Sensi, il tour delle Residenze Reali attraverso i cinque sensi.

Il progetto ideato e promosso da Turismo Torino è stato voluto dall’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte e suggerisce un approccio davvero originale ai tesori piemontesi, anche per chi li conosce bene e li ha già visitati.
Durante il tour inaugurale abbiamo fatto un’infarinatura su tutti e cinque i sensi, ma i mesi di settembre-ottobre meritano un focus a parte perché è arrivato il momento del senso del gusto. Read more

Alla scoperta delle Residenze Reali con Reali Sensi: il gusto Le Residenze Reali da scoprire con i cinque sensi, è la volta del gusto." class="facebook-share"> Alla scoperta delle Residenze Reali con Reali Sensi: il gusto Le Residenze Reali da scoprire con i cinque sensi, è la volta del gusto." class="twitter-share"> Alla scoperta delle Residenze Reali con Reali Sensi: il gusto Le Residenze Reali da scoprire con i cinque sensi, è la volta del gusto." class="googleplus-share"> Alla scoperta delle Residenze Reali con Reali Sensi: il gusto Le Residenze Reali da scoprire con i cinque sensi, è la volta del gusto." data-image="http://www.ricettedicultura.com/wp-content/uploads/2017/09/reali-sensi-evid_2.jpg" class="pinterest-share">
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Spiedini “tropicali” di pollo e banana

spiedini di pollo e bananaIo e la mia “Grammatica dei sapori” siamo ormai inseparabili. E anche se il contest #Sedici è ancora per pochi giorni “chiuso per ferie”, fino al 16 agosto, non ho smesso di sperimentare.

In questo caso l’abbinamento estremamente curioso è il pollo accanto alla banana. Così lo descrive Nicky Segnit:

«l’incontro avviene nel pollo alla Maryland, ossia pollo impanato e fritto, banana fritta e focaccia di granturco (o frittelle) serviti con un condimento cremoso…»

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Galette rustica alle ciliegie Una base rustica al cacao e nocciole e un ripieno dolcissimo di ciliegie

E oserei dire: più rustica di così!
Pensavo che il termine galette si riferisse solo alle crepes salate, e invece questa parola si usa proprio per definire una crostata dal guscio burroso, rustico e poco dolce ad avvolgere la frutta, insomma la cugina di campagna della crostata di città con il bel bordo ricamato e il ripieno liscio.

Manco a dirlo, la galette per me è molto più buona della patinata crostata di marmellata: è ruvida e consistente.

galette rustica ciliegie_1-5_rettang

Per il ripieno ho scelto le ciliegie, già qualche settimana fa, ma adesso potete farla con le ciliegie tardive e le amarene. D’altronde il detto suona così:

Di maggio, ciliegie per assaggio, di giugno ciliegie a pugno.”

Avete già letto quello che ho scritto sulle ciliegie per l’ingrediente del mese di IFood?

galette rustica ciliegie_2_quad

Ci sarebbe ancora tanto da dire… invece vi lascio solo un paio di immagini.

ciliegie_1 ciliegie_2Noterete che sono tutte Madonne, poiché la ciliegia era il corrispettivo paradisiaco della mela, frutto della tentazione e del peccato.

In effetti questa galette rustica è paradisiaca… 😉

galette-rustica ciliegie

Ed ecco la ricetta!

galette-crostata-rustica-di-ciliegie

Galette rustica alle ciliegie

per l’involucro:
180 g di farina di grano tenero
70 g di farina integrale
60 g di nocciole tritate a farina
1 cucchiaino di cacao amaro
80 g di burro
1 pizzico di sale
60 g di zucchero di canna

per il ripieno:
300 g di ciliegie
2 cucchiai di zucchero di canna
15 ml di vermuth
1 cucchiaio di maizena

Preparazione:
Snocciolare le ciliegie, metterle in una padella con lo zucchero e riscaldare finchè tutto lo zucchero non è sciolto.
Bagnare con il vermuth e spolverare sopra la maizena, poi lasciar evaporare a fuoco vivace il liquido in eccesso.
Lasciar intiepidire.
Preparare la crust, impastando insieme le farine con lo zucchero, il cacao e il burro.
Se l’impasto è troppo asciutto aiutarsi con un paio di cucchiai d’acqua.
Formare un panetto e lasciar riposare in frigorifero per almeno mezz’ora.
Stendere la crust su carta da forno, adagiarla poi su una teglia e mettere al centro le ciliegie.
Ripiegare sul ripieno la parte eccedente.
Riscaldare il forno a 180° ed infornare per mezz’ora circa.

galette rustica ciliegie_6-7_rettang

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Galette rustica alle ciliegie Una base rustica al cacao e nocciole e un ripieno dolcissimo di ciliegie" class="facebook-share"> Galette rustica alle ciliegie Una base rustica al cacao e nocciole e un ripieno dolcissimo di ciliegie" class="twitter-share"> Galette rustica alle ciliegie Una base rustica al cacao e nocciole e un ripieno dolcissimo di ciliegie" class="googleplus-share"> Galette rustica alle ciliegie Una base rustica al cacao e nocciole e un ripieno dolcissimo di ciliegie" data-image="http://www.ricettedicultura.com/wp-content/uploads/2015/06/galette-rustica-ciliegie_4_rettang.jpg" class="pinterest-share">
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Pani dolci alle spezie per il contest “A regola d’arte”

Confesso che mi avvicino al contest “Ricette A regola d’arte” di Alice con un po’ di riverenza…ho visto creazioni bellissime da parte di tutti i partecipanti, ma proprio belle belle da vedere e piene di colori. Ho scelto un’altra strada e propongo ad Alice queste briochelle tutte stortignaccole (che poi sono pani alle spezie) perchè la mia ispirazione è venuta da qui:
Ho cercato e ricercato tra i miei generi preferiti qualcosa che facesse al caso mio, ma a quanto pare i fiamminghi, al contrario delle moderne foodbloggers, prediligevano rappresentare il cibo crudo e non c’è stato verso di trovare qualcosa che fosse cotto e ben rappresentato, al tempo stesso. Certo qualche vaga idea di quel che c’era nei piatti…oppure ingredienti resi nel dettaglio più preciso, ma crudi! Poi, come un segno del destino, spunta fuori questo dipinto. Guardo la data e, per particolare simpatia per quell’epoca, che è la stessa de I Tre Moschettieri, decido che  fa poprio al caso mio.
Juan Van Der Hamen y (Gómez de) León fu un pittore spagnolo attivo all’inizio del XVII secolo. Figlio di un cortigiano belga e di un’aristocratica spagnola, forse figlio d’arte, ma non è certo. Certo è che produceva cosine interessanti come questa:

o questa:

o ancora quest’altra:

aderendo alla corrente dei bodegones spagnoli, i pittori di nature morte, con in più un’austerità tutta spagnola e una linearità quasi minimale nell’apparecchiare la tavola. Sono distanti i dipinti con la selvaggina in frollatura o quelli in cui un gatto curioso cerca di rubare un pesce o ancora dove le lumache provano, lentamente, a svignarsela. Qui è tutto immobile.

Invece far stare ferme e in equilibrio le mie briochelle in un piatto ovale molto simile a quello rappresentato nel dipinto è stato arduo…

Però, studiandone l’impasto, ho voluto introdurre sapori di altri tempi, la farina di farro e quella integrale, le tante spezie che si usavano nelle cucine delle famiglie più agiate, i gusti molto meno dolci di come siamo abituati oggi. Ho sfornato queste treccine profumatissime, brune e corpose.

La ricetta: Ciambelle intrecciate alle spezie (per la ricetta sono partita dalla ricetta della brioche agli albumi di Simona Mirto, con variazioni negli aromi e negli zuccheri)

100 g di farina tipo 0
100 g di farina di farro
100 g di farina integrale macinata a pietra
40 g di zucchero di canna scuro
80 ml di latte intero
5 g di lievito di birra fresco
2 cucchiai di miele
2 albumi medi
70 g di burro
1/2 cucchiaino di sale
il succo di 1 limone
1 cucchiaino di cannella
1 cucchiaino di cardamomo in polvere
1 pizzico di pepe nero
1 grattata di noce moscata
1 bustina di zafferano

preparazione:
Mettere fuori frigo gli albumi e il burro. Mischiare le farine con le spezie nella ciotola dell’impastatrice.
Sciogliere il lievito nel latte portato a temperatura ambiente con il miele.
Cominciare ad impastare con il latte, poi con l’aggiunta del succo di limone. Aggiungere lo zucchero e poi gli albumi e il sale ed aspettare l’incordatura.
Quando l’impasto è incordato cominciare ad aggiungere ilburro a dadini di due cm, ed attendere che sia inglobato nll’impasto, prima di procedere con l’ulteriore aggiunta. Continuare fino ad esaurimento del burro, ci vorranno circa 20-25 minuti con un’impastarice bruttina come la mia, meno con una più professionale.
Mettere l’impasto in una ciotola pulita ed attendere il raddoppio.
Sgonfiare l’impasto e suddividerlo in 8-10 porzioni.
Per ogni porzioncina di impasto: lavorare ripiegandola più volte su se stessa; ricavarne un serpentello e dividerlo in tre serpentelli più piccoli nel verso lungo, intrecciare e poi chiudere la treccia ad anello. Deporre su un foglio di carta forno leggermente infarinato.
Quando tutti gli anelli sono pronti, attendere che raddoppino, poi spennellarli di albume o di latte e decorarli con qualche uva passa.
Scldare il forno a 200° e cuocere per 20 minuti. Congelate e poi scongelate e passate in forno tiepido, tornano soffici!

con questa ricetta partecipo al contest “Ricette a regola d’arte” di Alice del blog” Pane, libri e nuvole”

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Il primo post del 2015 e “CineMangiAmo?”

Il primo post dell’anno di solito coincide con una bella lista di buoni propositi che vengono sistematicamente disattesi e dribblati durante i mesi seguenti: tipo quello del cucinare e postare di più e mangiare di meno. Chissà com’è, ma in questi quasi quattro anni di blog è successo proprio l’esatto contrario!
Quindi quest’anno vado controcorrente e per il primo post dell’anno non vi parlo di buoni propositi ma di buoni progetti
Ne ho almeno quattro:
– uno che è meno di un bozzolino e che deve essere ancora definito;
– uno arriverà nei prossimi giorni e prenderà la forma di un contest e una raccolta;
– uno è un progetto a lungo termine che mi darà grandissima soddisfazione da aprile in avanti;
e poi c’è l’ultimo che è quello che vedrà compimento nell’immediato e nel quale ripongo grandissima speranza: CineMangiAmo?
Riconosco grandissimo merito alla mia partner di progetto e compagna di merende, Marzia del blog Coffee & Mattarello, per aver avuto la capacità di rendere tangibile questo sogno: finalmente una cena in cui il cibo è coprotagonista assieme alla cultura, un desiderio che era nato assieme a questo blog.
Parleremo del cinema italiano dal dopoguerra agli anni ’70: dalla fame, all’abbondanza degli anni ’60, ai primi desideri degli italiani di “mettersi a dieta”. L’intento è quello di farlo in modo leggero, simpatico, di passare una bella serata di cibo e risate insieme, e che possa essere l’inizio di una serie di incontri per chi ama le cene con cibo buono e saporito nel piatto e con esso spunti di chiacchiere e riflessione.

 La cena si svolgerà nella sala della Scuola di Cucina Il Melograno, la più prestigiosa e ricca di storia scuola di cucina di Torino. Il posto è delizioso ed accogliente e noi cucineremo per voi. L’indirizzo è piazza Vittorio Veneto 9, Torino, primo piano.

I vini che degusterete durante la cena sono quelli dell’azienda agricola Ivaldi Dario di Andrea Ivaldi, che ad ogni portata illustrerà il vino in abbinamento e racconterà la storia dell’azienda di famiglia, iniziata nel 1921.


Se siete di Torino (o vicino) potete essere dei nostri e prenotarvi cliccando qui!
Seguiteci sulla nostra pagina facebook @CineMangiAmo? per conoscere i dettagli del menù e per scoprire tante curiosità sul “cinema del cibo” e sul “cibo al cinema”…e fate il tifo per noi!

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Sant’Antonio di Ranverso, un tesoro nascosto a due passi da Torino

Una gita d’autunno a due passi da Torino. Se amate l’arte e pensate che il Medioevo sia stato tutt’altro che “i secoli bui”, allora non potete perdervi la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso. Ho scoperto questo tesoro nascosto in un pomeriggio assolato di fine settembre. Ne avevo sentito parlare, e più volte mi ero ripromessa di visitarlo ma, come talvolta accade con i luoghi tanto vicini alla mia città, rimandare diventa una spiacevole routine.

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Pumpkin-chocolate Bundt Cake, la torta con zucca e cioccolato

La scoperta dell’America portò in Europa la zucca di Halloween e numerose altre varietà, assieme ad altri ortaggi colorati e panciuti. Un’altra tipologia di zucca era però già conosciuta fin dall’antichità e coltivata in Oriente ed Europa: la lagenaria, detta anche zucca da vino, piccola e dalla particolare forma a pera o a fiaschetta. Pare che fosse originaria dello Zimbabwe e conosciuta anche dagli antichi egizi. Le piccole zucche venivano accuratamente svuotate della polpa che poi veniva mangiata, mentre il guscio serviva per creare fiaschette dove conservare e trasportare i liquidi; da qui deriva proprio l’espressione “zucca da vino”, ma anche “avere sale in zucca”, poichè i preziosi cristalli, tanto utili per la conservazione degli alimenti e paragonabili al denaro (il salario) venivano spesso conservati in una zucchetta svuotata ed essiccata.
Raffaello e Giulio Romano – Mercurio nella Loggia di Psiche
In ogni caso la moda della zucca nell’arte esplose un poco più tardi, dopo le
grandi scoperte, e in particolare nel XVI e XVII secolo, nelle nature
morte, anche se già nel 1517 Raffaello aveva immortalato la zucca nella Loggia di Psiche alla Farnesina,
sulla testa di Mercurio, al posto riservato, in altre occasioni, alla “cornucopia” e con il medesimo auspicio di abbondanza e fortuna al banchiere
senese Agostino Chigi, committente degli affreschi. I semi della zucca rappresentavano quello che per noi, ancora oggi, rappresentano le lenticchie o i chicchi del melograno a Capodanno: tanto denaro in arrivo. Un’altra
zucchetta fa capolino a destra tra le fronde con un evidente significato
un poco più scabroso… e da qui comprendiamo che a Raffaello e ai suoi
aiutanti piaceva scherzare e che con Agostino Chigi c’era, oltre al rapporto tra committente e artista, anche una goliardica amicizia.

Da “Les Grandes Heures d’Anne de Bretagne”
L’immagine più antica di una zucca resta comunque tra le pagine colorate
di un libro di preghiere: “Les Grandes Heures d’Anne de Bretagne”
illustrato da Jean Bourdichon tra il 1503 e il 1508; tra altri ortaggi,
insetti ed animaletti dell’orto, resi con un vivido realismo, gli
scargianti fiori di zucca gialli o bianchi e i frutti della pianta.
Dal ‘500 la zucca, e soprattutto l’appariscente zucca americana, che ben si presta ad essere rappresentata a colori sulla tela, appare sempre più frequentemente nei dipinti di mercato. In realtà il significato di queste pitture è quasi sempre allegorico, esula dalla scena quotidiana rappresentata ed occhieggia sempre più spesso alla sessualità.

È

il caso del fiammingo Pieter Aetrsen e suo nipote Joachim Beuckelaer: le zucche presenti nei loro dipinti alludono ad una scena amorosa in secondo piano oppure alla fecondità del ventre femminile.

Pieter Aetrsen – La fruttivendola
Joachim Beuckelaer – Mercato
Le fruttivendole o pescivendole di Vincenzo Campi, pittore lombardo, alludono anch’esse alla sessualità. Le zucche sono solitamente tagliate, con i semi esposti, oppure nel caso della pescivendola, tra i tentacoli di un polpo, mentre altre scene nel dipinto richiamano in modo più o meno manifesto il significato sessuale, come il dito nell’orecchio o il gettare dei frutti nel grembo delle donne in secondo piano.

Vincenzo Campi – Fruttivendola

Vincenzo Campi – Pescivendola

In questa carrellata non poteva mancare l’Arcimboldo: nella raffigurazione di Vertumnus, alla zucca è assegnato il compito di rappresentare il torace, sede del cuore e di altri organi vitali.

Giuseppe Arcimboldi – Vertumnus

[fonti:
http://zuccanellorto.wordpress.com/category/storia-culturale/
http://www.stilearte.it/la-zucca-nellarte-simbolo-e-propiziatrice-di-prosperita-fecondita-e-ricchezza1/]

Questa torta è deliziosa, umida al punto giusto, con la freschezza della zucca e il profumo della cannella e la golosità del cioccolato. Sono partita dalla Pumpkin Bundt Cake di Serena e da lì ho fatto le mie modifiche.

La ricetta: Pumpkin & Chocolate Bundt Cake (torta con zucca e cioccolato)
2 uova
180 g di zucchero 
320 g di zucca (polpa pesata già cotta e pulita)
100g di burro
60 g di cioccolato fondente (per me al 64% di cacao)
260 g di farina (per me Cerealia Wellness)
40 g di latte
2/3 di bustina di lievito per dolci
1 cucchiaino di cannella in polvere
1 pizzico di sale
per decorare
zucchero a velo
acqua
scaglie di cioccolato fondente
Far cuocere la zucca, tagliata a spicchi, in forno a 180° finchè la polpa non è morbida, poi ricavarne 320 g e schiacciarla finemente con una forchetta.
Montare un uovo intero e un tuorlo con lo zucchero e un pizzico di sale. Tenere da parte il secondo albume.
Sciogliere il burro con il cioccolato sminuzzato e lasciar intiepidire.
Aggiungere all’uovo montato la zucca e poi il burro con il cioccolato, mescolando bene.
Setacciare insieme la farina con il lievito e la cannella e cominciare ad aggiungerla a cucchiaiate all’impasto, mescolando bene per non formare grumi. Alternare alla farina un po’ di latte per rendere l’impasto morbido, fino ad esaurimento di entrambi.
Scaldare il forno a 170° ventilato.
Montare a neve il secondo albume ed aggiungerlo all’impasto mescolando dal basso verso l’alto.
Imburrare ed infarinare uno stampo da bundt cake e mettervi l’impasto. Infornare per 45 minuti e fare la prova stecchino prima di sfornare.
Quando la torta è fredda, toglierla dallo stampo e decorarla con glassa di zucchero e scaglie di cioccolato fondente.