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Pappardelle al vino Chianti

 Un piatto ispirato da due giorni di pioggia…poi è tornato il sole, ma il clima è ancora freschino, quindi fatele subito o dovrete aspettare l’autunno.
Sono pappardelle, rustiche, spesse e corpose condite con un sugo al Chianti dal sapore intensissimo.
Le pappardelle sono un tipo di pasta di origine toscana, anche se oggi conosciuto in tutta Italia; si tratta di grosse tagliatelle all’uovo, più larghe delle sorelle tagliatelle e dei fratelli tagliolini. Un tempo venivano fatte con farina di grano e farina di castagne e acqua, oggi sono più diffuse come pasta all’uovo. Il lo ro nome deriva dal verbo pappare, mangiare, usato anche nella più dichiaratamente toscana “pappa col pomodoro”.
I sughi classici con cui esse si abbinano sono il ragù di lepre, tipico della zona di Arezzo, e quello di cinghiale più diffuso in Maremma.
Le cita anche Boccaccio nella sua opera Corbaccio, facendoci sorridere per il suo modo di raccontare una voracità fuori dal comune: 

P { margin-bottom: 0.21cm; }

«…e le pappardelle col formaggio parmigiano similmente: le quali non in scodella ma in un catino a guisa del porco bramosamente mangiava, come se pure allora per lungo digiuno fosse dalla torre della fame uscita. (…)P { margin-bottom: 0.21cm»

La ricetta: Pappardelle al vino Chianti
per le pappardelle:
200 g di farina
2 uova medie
1 pizzico di sale

1 litro d’acqua
250 ml di vino Chianti
per lessare la pasta

per il condimento:
1 cipolla media
2 cucchiai d’olio
100 g di salsiccia sbriciolata
250 ml di vino Chianti
peperoncino
sale

Preparare le pappardelle: impastare farina e uova col il pizzico di sale per almeno dieci minuti, fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Lasciar riposare in un panno per circa mezz’ora. Stendere la sfoglia e ritagliarne delle lunghe strisce da 2 cm di larghezza.
Portare ad ebollizione 1 litro d’acqua con 250 ml di vino.
Nel frattempo  far soffriggere la cipolla nell’olio e quando comincerà ad essere morbida aggiungere la salsiccia sbriciolata e il peperoncino. Bagnare con il vino e lasciar poi restingere il sughetto a fuoco lento. Regolare di sale.

Quando l’acqua bolle, salare e cuocervi le pappardelle.
Condire con il sugo di vino appena preparato.

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Re-cake 2.0 puntata #03: Torta di carote con frosting al formaggio e sciroppo d'acero

Già sono meravigliata della mia costanza: delle nuove Re-Cake ne ho già sperimentate 3 su 3, senza saltarne nessuna…
è che condivido pienamente le scelte fatte dallo staff. Non amo particolarmente le torte decorative, prediligendo quelle più rustiche e le prime due re-cake 2.0 erano perfettamente in linea col mio gusto. L’ultima uscita è questa torta di carote e noci, ancora profumata di spezie, arricchita in effetti di un frosting fin troppo sostanzioso per i miei gusti, ma da provare almeno una volta.
La ricetta l’ho seguita per filo e per segno, il frosting non l’ho montato alla perfezione, errore mio…il gusto comunque era delizioso. Con gli scarti di impasto ci ho fatto colazione per diversi giorni, infatti la base è ottima, umida e profumatissima anche senza frosting.
Nessun cambiamento rispetto alla ricetta originale, tranne la forma, e l’utilizzo di sole noci e non uva passa!

La ricetta: Carrot Cake with maple cream cheese frosting

300 gr di farina 00
2 cucchiaini di lievito per dolci
1 cucchiaino di sale
2 cucchiaini di cannella in polvere
1/2 cucchiaino di noce moscata in polvere
1 cucchiaino di zenzero in polvere
180 gr di zucchero semolato
180 gr di zucchero di canna
160 gr olio di semi di girasole
150 gr di purea di ananas (ricavata da ananas in lattina nel suo succo e poi lasciata sgocciolare in un colino)
i semini di una bacca di vaniglia
4 uova
200 gr di carote grattugiate
5 cm di zenzero fresco pelato e poi grattugiato
100 gr di noci (già sbucciate)
Scaldare il forno a 180°; preparare la teglia (io ho usato uno stampo quadrato 24×24) imburrandola e infarinandola.
Grattugiare le carote, tritare le noci, grattugiare lo zenzero fresco, frullare l’ananas.
In una ciotola unire la farina, con le spezie, il lievito e il sale.
In un’altra ciotola mescolare molto bene gli zuccheri con la polpa di ananas e successivamente aggiungere le uova, mescolando accuratamente per far assorbire.
Miscelare il composto secco con quello umido, aggiungere le carote, lo zenzero fresco e le noci.
Disporre nella tortiera ed infornare per circa 35-40 minuti.
Per il frosting:
250 g di formaggio cremoso a temperatura ambiente
125 g di burro non salato a temperatura ambiente
250 gr zucchero a velo setacciato
1 spolverata di zucchero alla vaniglia
1 spolverata di cannella in polvere
50 gr di sciroppo d’acero 
Mescolare tutti gli ingredienti freddi di frigo, montare per pochi minuti e rimettere in frigo a raffreddare
Tagliare la torta ormai fredda in tre strati. Con un coppapasta del diametro di 4 cm, ricavare 12 “tortine”. Farcire ogni strato e la supericie delle tortine, decorando con un gheriglio di noce.

Con questa ricetta partecipo alla puntata di questo mese del contest Re-Cake 2.0 organizzata, come sempre, da  SaraIleanaCarlaClaudiaGiulia e Silvia !

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La Galleria del Sapore Cirio e una ricetta legata al ricordo di casa

Vi racconto una bella storia, di quelle che piacciono a me.

Francesco Cirio, nato a Nizza Monferrato da un padre commerciante di granaglie, fin dalla più tenera età ebbe uno spirito imprenditoriale non da poco: ragazzino di undici anni andava a piedi al mercato di Nizza Monferrato, riempiva la sua cesta di ortaggi e andava a rivenderli a Fontanile, dove abitava, consegnandoli porta a porta.


Trasferitosi a Torino, qualche anno più tardi, assieme al fratello Ludovico, e con un lavoro di scaricatore di vagoni ferroviari, acquistava frutta e verdura a Porta Palazzo all’orario di chiusura e a prezzi ragionevoli per andare a rivenderla nelle borgate periferiche che avevano pù difficoltoso accesso al mercato ortofrutticolo.

L’attività dovette rendergli tanto che in poco tempo riuscì ad acquistare un carretto per ampliare il giro di consegne, mentre si arrovellava su come portare verso la stagione fredda i frutti dell’estate.


Il metodo era stato inventato in realtà da Nicolas Appert nel 1795 e presentato al pubblico nel 1810: i più svariati cibi venivano messi in bottiglie di vetro, sigillati e poi tenuti in acqua bollente finchè non erano cotti: questo garantiva una lunga conservazione del prodotto.
Nel 1856 Cirio prese in affitto un locale in via Borgo Dora 34, a Torino, dove fece installare le caldaie per le lavorazioni: cominciò con la sperimentazioni, prima i piselli, seguiti da altre lavorazioni, fino ad arrivare al pomodoro, che fece la sua fortuna.

All’Esposizione Universale di Parigi del 1867 il marchio era già affermato; ne conseguì l’apertura di altri stabilimenti in tutta Europa: a Castellammare di Stabia, Milano, Parigi, Vienna, Berlino, Londra, Bruxelles e Belgrado, mentre le merci già viaggiavano su vagoni ferroviari verdi bianchi e rossi a tariffe agevolate grazie all’apposita legge Cirio varata dal ministro DePretis.


Nel frattempo fioccano le storie sul suo piglio imprenditoriale. Si
racconta che saputo dell’opportunità di vendere dei cavolfiori a
Berlino, ne mandò un cospicuo rifornimento; avvisato del’invenduto si
mosse personalmente con un carico di burro e vino, comunicando che a
chiunque avesse acquistato i cavolfiori italiani sarebbe stato fornito
burro per condirli e vino per annaffiarli, con il risultato di fare in
poche ore il tutto esaurito. 

Francesco Cirio, come i grandi imprenditori alla ricerca di sempre nuove occasioni, aprì un negozio e un albergo a Torino, divenne esportatore di uova, coltivatore di tabacco, imprenditore agricolo, senza mai fermarsi, ma purtroppo alcune operazioni sbagliate portarono a un tracollo del patrimonio poco prima della sua morte.
Nello stesso anno, nel 1900 nasce la «Cirio società generale conserve alimentari», con gli
stabilimenti di punta in Campania a San Giovanni
a Teduccio di Napoli, e Pontecagnano, in provincia di
Salerno.


Il 25 giugno Cirio è tornata a Torino, proprio dove tutto è cominciato, per giocare con il mondo delle foodbloggers e dell’arte, nella cornice d’eccezione della sede della Città del Gusto del Gambero Rosso.
L’artista è 9periodico, giovane emergente romano, che ha ideato per Cirio una serie di tele naif piene di colore.
Le foodbloggers, 16 e scatenate, eccole qua! Riuscite a riconoscermi?

Siamo state testimoni di questo momento di arte producendo noi stesse arte in cucina, mentre 9periodico si dava da fare con fogli e pennelli…

Ecco… le sabaude, contattate da Mariachiara Montera e pronte a tutto, hanno davvero dato il meglio di sé sui social anche prima dell’evento. La sera della sfida, invece, concentrazione assoluta (unita a tante risate, a dire il vero) per tutta la durata della gara! 😀

Ad ogni foodbloggers è stata assegnata una scatola del mistero, in modo casuale, con un ingrediente misterioso e una spezia o un semino da abbinare. Dopo il giro in dispensa per prendere qualche altro ingrediente, ognuna di noi si è messa all’opera per preparare il proprio piatto.

Sono stata fortunata: mi è capitata la ricotta, ingrediente versatile e perfettamente nelle mie corde. L’idea di farne polpettine mi è venuta all’istante, le polpette di ricotta fanno parte della tradizione di famiglia da tempo – le faceva mia nonna, belle grosse, e mio nonno le chiamava bombe, e mia madre le ha sempre fatte in casa, con  il sugo di pomodoro con la cipolla e di solito del prezzemolo nell’impasto.
Io ho usato la maggiorana per insaporire e i semini di papavero presenti nella mistery box per aggiungere un tocco di croccantezza.

Grazie a questa felice intuizione e ad un po’ di fortuna ho anche rimediato una felicissima vittoria, colpendo in qualche modo, con il sapore e la semplicità di questo piatto lo chef giudice della gara Luca Ogliotti.

[Le foto della serata sono di Davide Bellucca.]


Ed ecco la mia ricetta per la Galleria del Sapore Cirio: Il cerchio di Giotto, ovvero polpettine di ricotta con i semini di papavero e un sugo tondo tondo con La Polpa Più Cirio.

(ingredienti per 4 porzioni)

per il sugo:
1 lattina di Polpa Più Cirio
1 cipolla piccola
1 rametto di maggiorana
olio extravergine
sale
peperoncino

per le polpettine:
500 g di ricotta vaccina o di pecora
100 g di pecorino grattugiato
100 g di pangrattato
2 cucchiai di semini di papavero
2 uova
sale
maggiorana

In una padella capiente, versare due cucchiai d’olio e rosolarvi la cipolla tritata per qualche minuto, poi aggiungere la Polpa Più Cirio e fare cuocere per circa un quarto d’ora a fuoco lento, senza far addensare, aggiungendo all’occorrenza un po’ d’acqua. Regolare di sale ed aggiungere un rametto di maggiorana e mezzo peperoncino per insaporire.
Nel frattempo schiacciare la ricotta con la forchetta, aggiungere il pecorino, i semini di papavero e un cucchiaino di maggiorana tritata, creando un composto omogeneo; regolare di sale, poi aggiungere le uova leggermente sbattute e il pangrattato; aggiungerne un po’ se il composto risulta troppo morbido. Formare delle palline grosse come una noce e poi metterle a cuocere nel sugo di pomodoro, coprendo la padella con un coperchio. Ogni tanto far rigirare il contenuto della padella per far cuocere uniformemente le polpettine. Dopo un quarto’ora circa saranno pronte.
Prelevare con un cucchiaio un po’ di sugo e deporlo sul fondo dei piatti. Adagiarvi sopra le polpettine e decorarle con foglioline o fiorellini di maggiorana fresca.

 
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La Pissaladière per il Calendario de La France à Table

Il mese scorso eravamo al confine con la Spagna, con la regione del Midi-Pyrénées, oggi siamo all’altro capo della Francia Meridionale, in Costa Azzurra.
In realtà la regione è davvero variegata perchè racchiude nel suo nome tre territori completamente diversi tra loro: Provence-Alpes-Côte d’Azur.
La regione è vicinissima all’Italia ed è quella più turisticamente conosciuta dagli italiani: Nizza fu nei secoli alleata di Pisa, poi la sua storia si intrecciò con quella del regno di savoia fino al 1860, quando venne ceduta ai francesi: un vero peccato visto che Giuseppe Garibaldi era proprio nato a Nizza. Le altre città celebri della zona sono Cannes, famosa per il festival e per lo showbiz che la popola e Saint Tropez, che a me evoca scenari da vecchi film anni ’60.
Abbandonando i paesaggi un po’ mondani della Costa Azzurra, si passa in Provenza; senza mai averla visitata, penso a sterminati campi di lavanda. In realtà la Provenza è molto altro: i resti romani così perfettamente conservati ad Arles, 

a Nimes,

Narbonne, e Marsiglia.
L’incanto della città dei papi, Avignone:

 

e la ricchezza della sua storia eccezionale.

Ma (occorre che lo dica?) è anche terra di ottima gastronomia. La fanno da padrone le erbe aromatiche, l’aglio l’olio come nella migliore cucina mediterranea e l’influsso proveniente dalle città di mare, porti da secoli, si fa sentire anche nell’interno. Forse non esiste cucina in Francia che si possa sentire più vicina alla nostra.

Il piatto di questo mese è una focaccia speciale, la pissaladière, che ha viaggiato lungo la costa fino alla vicina Liguria con il nome di Pizzalandrea. In realtà l’assonanza con la pizza è solo un’illusione: pissalat, peis salat in nizzardo, significa pesce sotto sale, in riferimento al condimento di questa focaccia, una sorta di pasta d’acciughe aromatizzata con aglio e timo che nella ricetta originale si spalmava sulla pasta, prima di ricoprirla con uno strato abbondante di cipolle, l’altro ingrediente principale, della qualità dorata.

Il nome di questo piatto viaggiando lungo la costa ligure si trasforma in pisciadela a Ventimiglia, figassa, una variazione della fugassa, a Taggia, pisciarà a Bordighera e con la variante, appunto di piscialandrea/pizzalandrea, in omaggio all’ammiraglio onegliese Andrea Doria che pare ne fosse grande estimatore. In alcuni casi, la ricetta subisce la variante dell’aggiunta di un po’ di salsa di pomodoro sotto le cipolle, mentre a Sanremo, caso unico, si trasforma in sardenaira, perchè vengono utilizzate le sardine al posto delle acciughe e si colora di parecchio pomodoro.

Tornando alla ricetta francese la pissaladière odierna è con un abbondante strato di cipolle stufate, che quindi fanno una seconda cottura in forno, sprigionando un profumo intenso, con olive nere e filetti di acciuga sotto sale. L’impasto di base è una comune pasta da pane, ma in alcune versioni più veloci  viene sostituita da pasta sfoglia o pasta brisé.

La ricetta: Pissaladière

350 g di farina tipo 0
200 g circa di acqua a temperatura ambiente
5 g di lievito di birra
1 cucchiaino colmo di sale
1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva

1/2 kg di cipolle dorate
5 acciughe sotto sale (o sott’olio, in questo caso non saranno da dissalare)
una manciata di olive nere
1 rametto di timo fresco

Sciogliere il lievito nell’acqua e poi impastare con la farina fino ad ottenere un impasto soffice  e non appiccicoso. Aggiungere l’olio e, quando questo sarà assorbito, il sale. Mettere a lievitare in una ciotola unta e coperta da pellicola.
Nel frattempo tritare grossolanamente le cipolle.
Bagnare il fondo di una pentola con un cucchiaio d’olio, poi versare le cipolle e farle dorare a fuoco vivo. Aggiungere un po’ d’acqua per sfumare e lasciare stufare così, regolando infine di sale ed aggiungendo il rametto di timo per profumare.
Pulire le acciughe dal sale e ricavarne dieci filetti.
Snocciolare le olive e tagliarle a pezzi.

Quando l’impasto è raddoppiato, sgonfiarlo e lasciarlo riposare 10 minuti; poi stenderlo in teglia con l’aiuto di un cucchiaio d’olio e lasciar lievitare nuovamente finché non diventa bello gonfio.
Scaldare il forno a 220°, farcire l’impasto con le cipolle e le olive. Far cuocere fino a doratura, poi decorare con i filetti di acciuga e rimettere in forno per un minuto appena.

Nella foto assieme ai filetti di acciuga ho usato, come in alcune varianti, anche dei filetti di sardine sott’olio.

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Ciambellini con cacao e banana

Siamo alla seconda ricetta con i prodotti Mcennedy per la settimana USA di Lidl che si conclude domani!

Questa volta ho voluto usare la piastra per ciambellini che Lidl mi ha
regalato assieme ai prodotti e che trovate in vendita fino a domani nei
supermercati Lidl. L’avevate vista qui———–>

Il punto di partenza sono stati i pancakes alla banana. Come punto fermo ho tenuto la ricetta di base proposta sul foglietto di istruzioni, Da lì sono partita con le modifiche inserendo la polpa di babana nell’impasto ed utilizzando anche il delizioso burro d’arachidi Crunchy di Mcennedy che al suo interno ha pezzettini di arachide, distinguibili ad ogni morso anche nei ciambellini cotti.
Perfetti per colazione, anche solo spolverati di zucchero a velo, si preparano davvero in un attimo. 
La ricetta: Ciambellini con cacao, banana e burro d’arachidi
(per circa 15-18 ciambellini)

1 uovo
45 g di zucchero
1/2 banana matura
85 g di farina
1 cucchiaio di cacao amaro in polvere
1/3 di bustina di lievito in polvere per dolci
90 g di latte
1 cucchiaio d’olio di semi
zucchero a velo per spolverare
Sbattere l’uovo con lo zucchero e aggiungervi la banana schiacciata, l’olio e il burro d’arachidi.
Da parte mescolare tutte le polveri setacciate: farina, cacao e lievito.
Aggiungere
le polveri all’uovo, aggiungendo gradualmente il latte fino a formare
un impasto omogeneo e senza grumi. Lasciarlo riposare 10 minuti.
Nel frattempo ungere la piastra con olio d’oliva e farla scaldare.
Porre
l’impasto sulla piastra aiutandosi con una bottiglietta di plastica in
cui avrete travasato l’impasto con un imbuto, oppure usare un cucchiaio.
Riempire
bene ogni fossetta e chiudere la piastra senza bloccarla. I ciambellini
cuociono in 6 minuti. Poi metterli a raffreddare su una griglia per
dolci, aiutandosi con uno stecchino per prelevarli.
Quando saranno freddi, spolverarli con zucchero a velo.

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Cheewy Bars, barrette morbide con cereali croccanti e pesche al timo

Da oggi inizia ai supermercati Lidl la settimana dedicata ai prodotti di ispirazione USA della linea Mcennedy, American Way. Fino al 29 giugno saranno più di 40 i prodotti proposti in offerta speciale e limitata: dai classici cookies americani, ai cranberries disidratati, ai preparati per torte e pancakes, ad altri numerosi prodotti salati…
Un folto gruppetto di foobloggers ha accettato l’invito di provarli in anteprima e tra questi anch’io!
Ho ricevuto i morbidi cranberries, alcune confezioni di cereali addolciti dallo sciroppo d’acero, il burro di arachidi in versione crunchy e un nuovo attrezzino per la mia cucina: la piastra elettrica per fare in modo veloce e pulito delle ottime ciambelline.
Quindi questa settimana mi trasferisco negli Stati Uniti, almeno con il pensiero, e vi propongo qualche ricetta di ispirazione americana, con i prodotti che ho ricevuto.
Il primo pensiero è volato a delle barrette ripiene, talmente golose che ne basta poco per soddisfare la voglia di dolce quotidiana e facili facili da fare e presentare, già porzionate.
Il ripieno è di pesca, visto che l’estate è arrivata, la parte croccante invece è data dai Crunchy Clusters Mcennedy, agglomerati di cereali e muesli con noci pecan e sciroppo d’acero.

La ricetta: Cheewy Bars con cereali croccanti e pesche al timo

250 g di Crunchy Clusters Mcennedy
100 g di farina
140 g di burro morbido
70 g di zucchero di canna
2 uova
1 pizzico di sale
scorza di limone

4-5 pesche
1 cucchiaio di zucchero di canna
10 g di burro
timo fresco o essiccato

Preparare prima le pesche, sbucciandole e tagliandole a fettine. In un padellino mettere i 10 g di burro, le pesche e lo zucchero e far insaporire a fuoco vivace con il timo, giusto il tempo di far sciogliere lo zucchero.

Lavorare il burro morbido con lo zucchero, poi aggiungere le uova sbattute leggermente con un pizzichino di sale e la farina, ricavando un impasto morbido. Aggiungere e distribuire uniformemente all’impasto i cereali Crunchy Clusters.

Imburrare e infarinare una teglia rettangolare o quadrata di dimensioni circa 21x21cm o poco più grande. Distribuire sul fondo poco più di metà dell’impasto. Fare uno  strato di pesche e ricoprire con il resto dell’impasto.
Infornare a 150°C in forno già caldo, ventilato, per mezz’ora o fino a doratura.
Lasciar intiepidire e tagliare a quadratini o rettangoli, per poi lasciar raffreddare completamente.

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Re-cake9: Balsamic Cherry Pie with Black Pepper Crust

Ogni volta ritornare sul blog, che sia per un’effettiva pausa dai fornelli, o per un periodo particolarmente intenso in cui ho cucinato fin troppo, coincide con re-cake.
Siamo giunti alla puntata n° 9 e, come ogni volta che decido di partecipare, c’è una torta dall’aria rustica come piace a me e decisamente tradizionale.
Questa crostata è tipica del giorno dell’indipendenza negli Stati Uniti, a luglio, per noi un po’ tardi in fatto di ciliegie… Di per sé sarebbe davvero semplice se non fosse per la particolarità dell’utilizzo dell’aceto balsamico nel ripieno e del pepe nero nel guscio di brisé.
Ho seguito la ricetta passo passo, facendo pochissime variazioni nelle dosi, ma invece di fare un’unica cherry pie, ho preferito le monoporzioni (10pezzi), per avere un dolcino da mangiare a colazione.

Il ripieno è un po’ più zuccherato dell’originale, e resta comunque per niente stucchevole, ben lontano dalla dolcezza di una marmellata per intenderci. Questa accortezza nell’uso di, tutto sommato, poco zucchero, assieme al fatto che le ciliegie devono restare ben intere, fa sì che si senta proprio il sapore del frutto. L’aceto balsamico e i chiodi di garofano si fondono perfettamente con il gusto del frutto, in un’armonia di sapori assoluta e il pepe nel guscio dà una nota in più!

Qui trovate la ricetta originale:
E qui potete andare a sbirciare le re-cake del gruppo fondatore dell’iniziativa, 
mentre vi ricordo che NON occorre essere foodblogger per partecipare a questo “tortissimo” delirio collettivo!
La ricetta: Balsamic Cherry Pie with Black Pepper Crust
500 g di ciliegie sode
100 g di zucchero di canna
1 cucchiaio di miele
1 cucchiaio di aceto balsamico
i semini di 1/3 di bacca di vaniglia
la punta di un cucchiaino di chiodi di garofano tritati
25 g di farina
1 cucchiaino di maizena
1 cucchiaio di burro
300 g di farina
112 g di burro (+ quello per imburrare)
1 cucchiaio di zucchero
qualche cucchiaio di acqua fredda
1 pizzichino di sale
la punta di un cucchiaino di pepe nero macinato
per spennellare latte (e una spolverata di zucchero per guarnire in cottura)
[**stampo per 12 muffin – Guardini Keramia
Snocciolare tutte le ciliegie con l’apposito attrezzino senza romperle. 
Metterle in un pentolino assieme a tutti gli ingredienti e portare a bollore a fuoco vivace. Poi abbassare il fuoco e lasciar cuocere, rimestando di tanto in tanto, per circa 20 minuti, senza far rompere o spappolare le ciliegie. Lasciar intiepidire.
Preparare la base, mescolando la farina con lo zucchero, il sale e il pepe nero. Aggiungere il burro  freddo di frigo a cubetti e ricavare un composto sabbioso, poi aggiungere l’acqua fredda – quanto basta per ottenere un impasto lavorabile – e formare una palla velocemente senza scaldare l’impasto. Stenderne poco più di metà e ricavarne tanti tondi da rivestire uno stampo da muffin imburrato. Riporre la teglia in frigo, e nel frattempo ricavare tante strisce di pasta su un foglio di carta forno. Riporre anche queste in frigo mentre si porta il forno a 190°C e si farciscono i fondi precedentemente preparati con il ripieno tiepido o freddo.
Coprire ogni tortina con le strisce, più o meno fitte. Io ne ho anche coperte alcune con un disco di pasta bucato in centro.
Spennellare di latte e spolverare di zucchero ed infornare fino a doratura. A me ci sono voluti 30 minuti, ma le ho lasciare piuttosto chiare. 
Lasciar raffreddare prima di gustare (è difficile, lo so!)… Sono buone anche leggermente tiepide.

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Crema di verdure verdi: asparagi, zucchine e piselli

Che strana primavera…siamo quasi a giugno, ma quest’anno ce la siamo goduta. Temperature più che accettabili di giorno e frescura la sera. Da qualche giorno, poi, violenti temporali e sembra che l’arrivo del grande caldo sia spostato un po’ in avanti… ancora per un po’.
Noi facciamo il pieno di verdure, ma proprio verdi, nel vero senso della parola, soprattutto asparagi, ma anche zucchine e piselli!

A me piacciono le consistenze morbide e perciò riduco tutto in crema e completo con crostini di pane e cubetti di mozzarella di bufala che con il caldo della crema diventano scioglievoli e morbidissimi.
Non vi è venuta voglia di approfittare di questi giorni ancora non troppo caldi per provarla anche voi?

La ricetta: Crema di verdure verdi: asparagi, zucchine e piselli


250 g di asparagi
100 g di piselli già sgranati
1 zucchina media
1 cipolla piccola
olio
sale
pepe nero
100 g di mozzarella di bufala campana

Tagliare a rondelle gli asparagi privati della parte più dura. Tagliare a cubetti la zucchina.
In una pentola far dorare la cipolla tagliata finemente. Aggiungere poi le verdure, rosolarle per qualche minuto e poi farle stufare. Lasciarle cuocere finchè non sono belle morbide. Frullare il tutto, aggiungendo un po’ d’acqua. Poi rimettere in pentola, sale, pepe e ancora un filo d’olio, insaporendo a piacere con qualche foglia di basilico.
Tagliare a cubetti la mozzarella, e metteteli nelle ciotole di crema subito prima di servire assieme a un paio di fette di pane casasareccio.
Io ho completato con qualche punta di asparago tenuta da parte e qualche pisellino solo appena sbollentato (ma anche crudo, se sono piccoli e teneri).


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La focaccia pugliese di Simona e… più Cibus per tutti!

Finalmente eccomi a raccontare qualcosa – ma giusto qualcosina – della bella esperienza di Cibus2014 con il Molino Grassi a Parma nei giorni 6 e 7 maggio.
 
 
 
Ma partiamo dal principio…la ricetta con cui ho vinto il primo premio per la categoria farina Montana-Manitoba era il cosiddetto pianoB! 
Questa è la prima cosa che ci siamo dette, con Teresa, appena ci siamo incontrate alla stazione di Parma: uno pensa e ripensa su quale ricetta presentare a un contest, sperimenta e osa, e poi alla fine le ricette che vengono premiate di più sono quelle più semplici, più di cuore
Ed è un suggerimento per tutti, di seguire l’istinto e la pancia, e un piacevole ricordo di Teresa, che è una persona di una semplicità sorridente, come i suoi occhi: nessun artificio e nessun giro di parole, in lei ho visto tanta piacevole schiettezza.
Tralascerò il discorso su quante berline Mercedes grigie stazionino a Parma in zona stazione con uomo a bordo e verrò subito all’incontro con Giulia
Dopo un viaggetto di tutto rispetto, che da Orte l’ha condotta fino a Tabiano, l’ho trovata nella hall del nostro albergo, raggiante e sorridente e l’ho abbracciata, prima che ci mettessimo in viaggio verso il ristorante. Con lei un coraggioso fidanzato, che non solo ha fatto da cocchiere a noi Cenerentole, ma ha anche stoicamente affrontato i discorsi da foodbloggers in macchina e al ristorante! 
Di loro ricorderò le risate…vi prego, non dite che è un luogo comune la simpatia dei laziali… Giulia viene da un borgo, che io sapevo da qualche parte lì nel Lazio, ma adesso che sono andata a vedere le foto di questo bel posto su internet, ho scoperto che è delizioso e dall’alto ha la forma di 2/3 di cuore, e non credo sia un caso! 🙂
Al ristorante c’è stato l’incontro con Valentina della quale mi ha colpito l’eleganza, il garbo, la dolcezza. Ha subito saputo metterci a nostro agio, in un contesto in cui ci conoscevamo assai poco tra di noi e con tante persone totalmente sconosciute.
 
Foto di Valentina Venuti – Non Di Solo Pane
 
Ecco, questa piacevolezza dell’incontro ha accompagnato tutti e due i giorni, in mezzo alla gentilezza del Molino Grassi al completo, che festeggiava i suoi primi magnifici 80 anni, con Federica Grassi in prima fila. La festa è stata così piena di calore che pareva d’essere davvero in famiglia: tante, tantissime persone, ma tante risate anche! Un clima davvero speciale che mi ha fatto pensare che i carboidrati fanno bene! Anche i salumi, ecco… visto che, all’Hostaria da Ivan, #salumoterapia è stata la parola d’ordine della serata, grazie al titolare del ristorante che ci ha coccolati con vagonate di fette di prosciutto e salame e chipiùnehapiùnemetta… cose da far girar la testa!
 

 
 
 

 

La giornata del 7 l’abbiamo passata in Fiera, a Cibus, un contenitore
straordinario dedicato soprattutto ai professionisti del settore
, dove
sono riuscita a perdermi per qualche ora, quando non impastavo. Accanto a noi Valentina, naturalmente, e i maestri Ezio Marinato, Cristian Zaghini ed Ezio Rocchi, il re della focaccia, di una simpatia travolgente. 
Li abbiamo spiati mentre, nel clima frenetico della fiera, sfornavano delizie…qualche segreto l’abbiamo colto, per gli altri aspettiamo un altro bell’incontro, vero Valentina?
 
 
 
Un grazie di cuore va ad Atenaide Arpone, la donna del mistero dei due giorni a Parma, che alla fine si è rivelata messaggera di una bella sorpresa di Italian Gourmet per noi prime classificate: due abbonamenti annuali a Il Pasticcere e Il Panificatore Italiano, riviste per le quali sto già preparando un posticino nella mia libreria e da cui avrò davvero tanto da imparare.
 
 
In ultimo, ma non in ordine di importanza, vorrei ringraziare le amiche blogger, che con la scusa di Cibus sono venute a salutarci allo Stand del Molino Grassi. Alcune le conoscevo già: Cecilia è un’amica dai primi passi nel blog, anche se ora, da Torino è ritornata nella sua Modena; poi Roberta, una delle prime blogger che ho iniziato a seguire su Twitter; poi c’è Elisabetta, che da quando l’ho incontrata tra le Bloggalline ha suscitato in me una simpatia travolgente, e poi Elisa, che è una delle poche foodblogger a suggerire gli abbinamenti con il vino (lei è sommellier e quindi non sono mica a casaccio!!). E poi e poi… Ljuba, Isabel, Gaia Sera, e Morena che è un vero mito (e vi confesso che mi sono vergognata un po’ con la mia finta brioche agli asparagi, pensando ai suoi splendidi lievitati!!) Ho forse dimenticato qualcuno??
 
 

 

 

 

La giornata è stata splendida e la serata pure visto che sono stata ospite di Cecilia e Micol!
 
Questi eventi, senza troppe formalità e con le mani in pasta, mi fanno sentire orgogliosa di avere un foodblog ed infinitamente fortunata!
 
Per restare in tema di blogger di valore, vi lascio la ricetta di un’altra blogger che adoro. Qualche giorno fa Francesca mi ha fatto venir voglia di cimentarmi nella focaccia pugliese, ma lungi dall’osare di confrontarmi con la ricetta non codificata di sua nonna, ho cercato nell’archivio di una carissima amica: Simona, la tua focaccia è entrata subito tra le mie ricette preferite e la sfoggerò, già lo so, in molte occasioni.
 
 
Me/ve la trascrivo qui, uguale uguale, perchè da oggi entra a far parte delle mie ricette del cuore e perchè, se seguite il suo procedimento, viene perfetta, senza alcuna difficoltà! Io, non ridete, ero rimasta quasi senza patate in casa, e quindi ne ho messe questa volta un pochino di meno, ma mi riprometto di rifarla con le dosi giuste. E se, come me, non avete paura del carboidrato, provatela subito!! 😀
Per restare in tema, ho usato la Montana-Manitoba Qb del Molino Grassi e la Kronos Qb, miscela portentosa di semole di grano duro pregiatissime!
 
Focaccia pugliese con pomodorini e cipolla (ricetta di Simona Mirto)
325 g di farina Montana linea Qb del Molino Grassi
225 g di semola di grano duro Kronos linea Qb del Molino Grassi
300 g di patate intere da lessare e ridurre in purea (io 200g perchè non ne avevo più)
300 g di acqua
4 cucchiai e 1/2 di olio extravergine (io mi sono tenuta un po’ più scarsina, perchè avevo meno patate)
10 g di lievito di birra
12 g di sale
 
per farcire:
1 cipolla grande
pomodorini ciliegino
olio
sale 
origano (io timo e origano)
 
Lessare le patate, sbucciarle e schiacciarle quando sono ancora tiepide.
In una grossa ciotola mettere le due farine e la purea di patate.
Sciogliere il lievito nell’acqua a temperatura ambiente.
Versare a questo punto l’acqua sulla farina e patate e iniziare ad impastare fino a formare un impasto ancora grossolano, aggiungere infine il sale e l’olio.
Per l’impasto vi riporto le sue indicazioni:
1)affondate il palmo della mano al centro della pasta, 
2)allungate il panetto solcandolo energicamente con il palmo,
3)arrivati all’estremità del panetto, curvate il dorso della mano e con la punta delle dita sollevatelo e ripiegatelo su se stesso sbattendolo con f orza sulla spianatoia,
4) poi affondate di nuovo il palmo al centro dell’impasto e ripetete l’operazione energicamente 5-6 volte fino a quando non avrete ottenuto un impasto che si stacca completamente dalla mani e dal piano di lavoro.
 
Dopo aver impastato per circa 10 minuti, formare un panetto tondo e riporre al riparo fino al raddoppio, magari in forno spento.
 
Nel frattempo tagliare i pomodorini a metà e lasciarli fuori frigo (io li ho conditi con un pizzico di sale, olio e origano per frali insaporire bene) e tagliare a fettine la cipolla.
 
Completata la lievitazione si procede con le mani: si mette un filo d’olio sulla teglia, si dispongono le cipolle e si spandono bene con le mani. poi si rovescia sulla teglia l’impasto e, sempre con le mani, si stende su tutta la superficie. Io l’ho lasciata riposare per 5 minuti, per riuscire ad allargarla meglio senza stressarla. 
Disporre poi sulla superficie i pomodorini a distanza regolare e compretare con qualche cucchiaio di passata di pomodoro allungata con un po’ d’acqua. Completare con un filo d’olio in superficie e, se occorre, altro origano.
Scaldare il forno a 200° per 30 minuti circa e cuocere la focaccia tenendola d’occhio. Io non ho avuto bisogno di abbassare la teglia negli ultimi minuti di cottura, ma questo dipende dal vostro forno!
 
 
 
 
 
 
 
 
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