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Zucche di pane di zucca…

Un pane alla zucca a forma di zucca e l’ennesima occasione per farne il pieno questo autunno!!!

Ho trovato la ricetta qui sul blog Melagranata… ho modificato leggermente le proporzioni degli ingredienti e ho aggiunto del rosmarino fresco triturato. Il risultato è stato un pane dal bel colore, lievemente tendente al dolce, profumatissimo di rosmarino e con una forma speciale!!!
La ricetta: Zucche di pan di zucca
400 g di farina tipo 0
20 g di lievito di birra
2 cucchiai di olio evo
240 g di polpa di zucca già cotta in forno e liberata dalla scorza
160 ml di latte
1/2 cucchiaino di miele
1 cucchiaino e mezzo di sale fino
due rametti di rosmarino
Ho frullato la polpa di zucca fino ad ottenere una crema morbida, aggiungendo qualche cucchiaio di latte se la polpa è molto asciutta.
Ho sciolto nel restante latte, leggermente intiepidito, il miele, il lievito di birra ed ho aggiunto anche l’olio d’oliva extravergine.
Ho triturato i rametti di rosmarino, fini fini con le forbici.
Ho aggiunto la polpa di zucca alla farina e poi la miscela di latte, lievito e olio. 
Per ultimi ho aggiunto il sale e il rosmarino triturato.
Ho dato un’impastata veloce e poi rimesso nella ciotola, coperto con pellicola e messo al caldo per far lievitare.
Dopo due ore e mezza ho ripreso il pane, l’ho diviso in due parti e ho fatto ad entrambi un giro di pieghe per pani farciti, come spiegato qui.
Sulla teglia ho messo tre pezzi di spago da cucina disposti a forma di stella, vi ho adagiato metà dell’impasto e ho richiuso sulla sommità dando la forma tipica degli spicchi di zucca. Ho ripetuto la procedura con la seconda pagnotta. Ho ricoperto con farina e un panno pulito e lasciato lievitare un’altra mezz’ora.
Nel frattempo ho scaldato il forno. I miei pani hanno cotto a 180° per 40 minuti.



in cucina

La treccia di pane e il 6° World Bread Day

E’ il sesto anno che si festeggia questa ricorrenza, in concomitanza con la Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Il pane è uno degli elementi che ogni giorno si trova sulle nostre tavole, il pane è antico, ancestrale, ma spesso lo diamo per scontato, quando invece per molti abitanti di questo pianeta, anzi per la maggior parte, è fondamento dell’alimentazione e spesso è insufficiente.
Cuocendo un pane non si risolve il problema della fame del mondo, ma è come porgere virtualmente una pagnotta a chi non ce l’ha.
Non ero preparata, me ne sono accorta oggi girando un po’ tra i blog. La ricetta che propongo per questa giornata è un pane che faccio spesso, non è a lievitazione lunga, ma viene ugualmente croccante fuori e morbido morbido all’interno, con la mollica soffice ma compatta. La sua pecca è la conservazione in quanto tende a perdere croccantezza. D’altra parte, facendone piccole quantità per volta, raramente si è presentato il problema della conservazione!
Le foto sono bruttine perchè le ho fatte con il telefono qualche pane fa… quello in foto, comunque è fatto con farina bianca tipo 0.
Giovedì scorso, invece, ho fatto questo stesso pane a treccia usando della farina di segale. Il risultato è stato un pane scuro e più saporito di quello bianco.
La ricetta: Pane a treccia
250 g di farina (bianca o di segale o metà e metà, a seconda del risultato che si vuole ottenere)
170 g di acqua a temperatura ambiente
10 g di lievito di birra
1/2 cucchiaino di miele
1 cucchiaino di sale
Ho sciolto il lievito nell’acqua tiepida con mezzo cucchiaino di miele.
Ho aggiunto l’acqua alla farina impastando con una forchetta.
Quando l’impasto si era rappreso fino a diventate una palla unica, l’ho rovesciato sulla spianatoia infarinata e d ho cominciato ad impastare a mano.
Dopo dieci minuti di impastatura, durante i quali forse (dipende dall’umidità dell’aria) occorre aggiungere ancora qualche cucchiaio di farina, ho messo il sale sulla spianatoia e l’ho incorporato alla pasta, sempre impastando, continuando per almeno 5 minuti.
A questo punto ho messo la pagnottella infarinata in una ciotola capiente, ho coperto con pellicola per alimenti e con una coperta e ho messo il tutto a lievitare in un posto tiepido.
Dopo 4 ore ho ripreso l’impasto, l’ho sgonfiato sulla spianatoia, lavorando per un minuto ed ho formato un rotolo lungo, ma non sottile. Con un coltello si taglia il rotolo, nel senso della lunghezza in tre capi, lasciandoli attaccati per un’estremità. Questi tre capi si devono intrecciare , sovrapponendoli leggermente l’uno all’altro, senza tirare, perchè poi l’ulteriore lievitazione renderà tutto più fitto.
Intrecciato tutto il pane, ho saldato con un goccio d’acqua la seconda estremità e ho deposto delicatamente il tutto sulla carta da forno. Ho infarinato e ricoperto con un panno da cucina pulito e un panno di lana. La forma di pane deve lievitare ancora per mezz’ora almeno.
In questo tempo ho acceso il forno a 220° e l’ho fatto scaldare bene.
Passata la mezz’ora ho messo il pane in forno, abbassando a 200° e lasciando cuocere circa 40°minuti. Se si colora eccessivamente, si può abbassare il forno verso la fine della cottura.

in cucina

Si scrive Buchteln ma si legge Danubio

Il Danubio è una tipica torta rustica partenopea composta da palline di pasta lievitata colme di un ripieno dolce oppure salato. 
La frase che avete appena letto non è del tutto corretta.
La storica pasticceria Scaturchio a Napoli
In effetti questa sorta di torta composta da tante briochine a forma di pallina non nasce a Napoli, ma è entrata in pieno nella tradizione con il nome di Danubio o di Torta Danubiana. La “inventa” Giovanni Scaturchio, d’origine calabrese, che nel 1905 aveva fondato una pasticceria a Napoli in piazza San Domenico Maggiore, pasticceria rinomata ancora oggi.
Negli anni ’20 del ‘900 Scaturchio era tornato a Napoli, dopo la Grande Guerra, portando con sé una moglie salisburghese. Della pasticceria Scaturchio erano già note e rinomate la Pastiera, i Babà, le Sfogliatelle ricce, i Roccocò, gli Struffoli, un paradiso per i golosi insieme al Susammiello calabrese; ma proprio dagli anni ’20 iniziano ad esser prodotti dolci nuovi per i palati napoletani: lo Strudel, la torta Sacher e proprio il Buchteln, che per il nome troppo “esotico” viene presto italianizzato in Briochina dolce del Danubio, ripiena di marmellata.
Per la sua versatilità viene presto creata anche una versione salata che si mimetizza con gli “sfizi”, i fuoripasto della tradizione partenopea, farcita con provola e salame.
Il Buchteln però non scompare e resta nella tradizione dei dolci austriaci e trentini. Oggi è ben conosciuto da queste parti con l’antico ripieno di marmellata di albicocche, un must dei dolci austriaci, ed accompagnata ad una leggera crema alla vaniglia.
Credevo di preparare un Danubio, quindi, ma senza saperlo ho fatto un Buchteln!!!
La ricetta: Buchteln alla marmellata di albicocca con crema alla vaniglia
Per l’impasto:
275 g di farina 00
1/2 bustina di lievito di birra secco
125 g di latte
25 g di olio di semi
75 g di zucchero
un pizzico di sale
1/2 uovo (circa 30 g) (l’altra metà serve per spennellare alla fine)
una manciata di zucchero di canna
Ho fatto rinvenire il lievito nel latte tiepido con la punta di un cucchiaino di zucchero.
Ho messo in una ciotola capiente la farina, ho aggiunto lo zucchero, l’olio, l’uovo sbattuto con un pizzico di sale, il lievito precedentemente sciolto nel latte.
Ho impastato a lungo, aggiustando di farina, in modo da ottenere un impasto morbido e liscio.
Ho messo a lievitare in una ciotola coperta con pellicola in un luogo riparato per almeno 1h e mezza. L’impasto deve raddoppiare di volume.
Poi ho cominciato a formare le palline: si prende un pizzico di pasta grande poco più di una noce, si schiaccia tra le dita come per fare una focaccina, poi si mette nel palmo della mano e si farcisce con la marmellata, richiudendo poi i bordi come un fagottino.
Farcitura:
io ho usato un barattolino di marmellata di albicocche (la mia era fatta in casa con la pectina 2:1, quindi non era troppo dolce e conservava una nota acidula). Bisogna avere l’accortezza che la marmellata sia fuori frigo, in modo che il freddo non danneggi la lievitazione della pasta.
Ho formato quindi 22 palline e le ho messe nella teglia, lasciando un po’ di spazio tra l’una e l’altra. Ho rimesso a lievitare per almeno un’altra mezz’ora. Le palline devono crescere fino ad attaccarsi l’una all’altra.
Ho scaldato il forno a 175° e prima di infornare ho spennellato la superficie del dolce con uovo e latte, spargendo poi sopra una manciata di zucchero di canna. La cottura varia dai 20 ai 30 minuti.
La crema che ho usato per accompagnare il Danubio era una crema al latte senza uova.
250ml latte
70g zucchero
20g farina

una stecca di vaniglia

Ho messo a scaldare il latte in un pentolino con i semini di vaniglia. Non deve bollire, ma ho lasciato in infusione per dieci minuti.
A parte ho miscelato farina e zucchero e ho aggiunto qualche cucchiaio di latte per creare una cremina, poi ho amalgamato al restante latte e ho rimesso sul fuoco, mescolando, finchè non comincia a raddensarsi.
Quando la crema sarà fredda, sarà anche completamente densa.
L’ho deposta sul piatto e sopra vi ho posizionato una pallina di buchteln.
Dopo averne mangiato qualcuna senza crema direttamente con le mani, of course!!! 😀

Questa ricetta partecipa alla raccolta Abbecedario Culinario d’Europa, per l’Austria
 

http://abcincucina.blogspot.com.es/2012/12/benvenuti-in-europa.html

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