Tag

salonedelgusto

eventi&co, foodblogging, Torino & Dintorni

Salone del Gusto Off: scoprire l’Urban Farming a Torino #CoronaVerde e #UrbanFarming per Salone del Gusto

 
Il Salone del Gusto è alle porte, importantissimo momento turistico per la città di Torino, che dal 23 al 27 ottobre diventerà crocevia delle culture gastronomiche di tutto il mondo.
 

Read more

Salone del Gusto Off: scoprire l’Urban Farming a Torino #CoronaVerde e #UrbanFarming per Salone del Gusto" class="facebook-share"> Salone del Gusto Off: scoprire l’Urban Farming a Torino #CoronaVerde e #UrbanFarming per Salone del Gusto" class="twitter-share"> Salone del Gusto Off: scoprire l’Urban Farming a Torino #CoronaVerde e #UrbanFarming per Salone del Gusto" class="googleplus-share"> Salone del Gusto Off: scoprire l’Urban Farming a Torino #CoronaVerde e #UrbanFarming per Salone del Gusto" data-image="https://www.ricettedicultura.com/wp-content/uploads/2014/10/urbanfarmingortaggi_zps5227e0b6-565x660.jpg" class="pinterest-share">
ai fornelli, eventi&co, ricette tradizionali, storia & cultura

Salone del Gusto 2012 – terza puntata

E dopo la seconda puntata eccoci giunti alla terza!

Come anticipato qui, il 25 ottobre grazie all’iniziativa di Francesca Martinengo e al coordinamento di Emanuela Sarti della BITEG sono stata tra le protagoniste, al Salone del Gusto, di un bel tour virtuale alla scoperta di prodotti e produttori eccellenti piemontesi. 
In particolare il mio tour era incentrato sul Monferrato e siamo state accompagnate nel tour da Clio Amerio.

Il territorio è in linea di massima quello compreso nelle province di Alessandria ed Asti e si estende verso sud fino a confinare con le province di Genova e Savona.  Viene suddiviso in quattro zone, l’Alto Monferrato di Acqui, Ovada e Gavi, il Monferrato Casalese, il Basso Monferrato Astigiano e l’Alto Monferrato Astigiano.
Il territorio è intriso di storia, lo testimoniano i suoi tanti castelli ben conservati, alcuni dei quali ricostruiti all’inizio del ‘900 in stile neomedievale.

Il Monferrato nacque come entità politica attorno all’anno Mille, quando l’Imperatore Ottone I di Sassonia beneficiò il marchese Aleramo di un territorio composto da 15 corti.

La leggenda racconta che Aleramo, “cavaliere particolare” e “mescitore di vini” alla corte di Ottone I, si fosse innamorato della figlia di Ottone, Alasia, e che, d’accordo con lei, fossero scappati insieme sfuggendo all’imperatore. Aleramo fece il carbonaio per molti anni, ma poi finì per partecipare e distinguersi per il suo valore durante la battaglia di Brescia. L’imperatore Ottone lo riconobbe, lo perdonò e lo nominò Marchese. Nel gesto di volergli far dono di un territorio, gli diede un cavallo e gli disse che i confini del suo marchesato sarebbero stati quelli che Aleramo sarebbe riuscito a percorrere in tre giorni di cavalcata. Da questa leggenda deriva anche la spiegazione più affascinante del nome Monferrato, che deriverebbe da mun, mattone, e fra, ferrato, in quanto Aleramo sprovvisto di altri strumenti, si ingegnò a ferrare il suo cavallo con l’aiuto di un mattone. Le altre etimologie fano riferimento a mons ferax, monte fertile e mons farratum, monte coltivato a farro.

Dopo secoli di storia, che a un certo punto si fuse con quella del regno di Savoia, attualmente il Monferrato è candidato per essere inserito nel patrimonio mondiale dell’Unesco.  

Al Salone del Gusto di quest’anno il Monferrato ha preso il posto di tutto rispetto che merita! Per questo ha messo in piedi il Monferrato Circus, un vero e proprio tendone circense al di sotto del quale si esibivano naturalmente i cuochi, ma anche trapezisti ed acrobati, facendo di una cena uno spettacolo a 360°.

Gli chef protagonisti di questo evento sono stati Walter Ferretto, del ristorante Il Cascinale Nuovo di Isola d’Asti e Andrea Ribaldone, fino a questa primavera, chef e socio del ristorante La Fermata a Spinetta Marengo.

Walter Ferretto ha avuto anche la bella responsabilità di guidare noi foodblogger 2.0 alla scoperta di prodotti deliziosi, ma talvolta ancora poco conosciuti.

Siamo partiti da Tonco d’Asti alla scoperta dell’azienda Artuffo, nata ormai 35 anni or sono, dove si pratica l’allevamento del “rurale all’aperto”. Non c’è solo l’allevamento del Tonchese, una qualità avicola pregiata, ma anche la filiera circostante, dal mais al frutteto. Gli animali dell’azienda Artuffo vivono a terra e all’aperto, rientrando al coperto solo di notte. Si parla di gallinella o galletti, e non di polli, poichè raggiungono la maturità sessuale; i galletti ad etichetta blu vivono dai 130 ai 160 130 giorni, quando i polli di comuni allevamenti raggiungono mediamente i 50 giorni di vita e un peso doppio.

E’ bello sentir raccontare di come Artuffo sia partito con l’allevamento in conto terzi, per riuscire dopo molti anni ad avere la propria azienda, e a garantire un prodotto assolutamente naturale; è ancor più bello poter assaggiare la sua gallinella cucinata da Walter Ferretto con verza stufata, castagne lessate e servita con una purea di zucca e mele.

Dopo Artuffo conosciamo Marco Garando, il giovane imprenditore del Caseificio Pepe 1924, di Costigliole d’Asti. Marco è stato cuoco nel ristorante di Walter Ferretto, poi ha deciso di aprire un caseificio, dedicandolo al nonno Giuseppe. Ci racconta come sia difficile in quella zona procurarsi il latte, dovendosi spostare giornalmente di 30 km, ma nonostante ciò Marco crede in quello che fa, lavorando in un laboratorio a vista, dove ogni trasformazione avviene alla luce del sole. 
Assaggiando i suoi formaggi e il suo yogurt capisco quanto grande sia la sua passione.

Ci vengono brevemente presentati anche il Montebore Vallenostra e il Salame Nobile del Giarolo.

Poi viene la volta di conoscere la pasta di Antignano, pasta prodotta con semola di grano duro e farina di mais ottofile. La coltivazione di questo tipo di mais era stata abbandonata durante il XIX secolo, perchè scarsamente produttiva. E’ stata poi riscoperta grazie a Nandino, contadino di Antignano, e riportata in vita. Il mais ottofile di Antignano viene macinato rigorosamente a pietra e da esso si ottiene un’eccellente qualità di polenta e una pasta “da accarezzare”. 

Accanto alla pasta di Antignano, usciamo per qualche istante dalla provincia di Asti, per cogliere l’occasione di assaggiare anche le conserve “come una volta”  della Signora Cuniberto. L’Azienda è situata a Govone, in provincia di Cuneo, e le sue composte e sughi hanno il profumo delle cose antiche, in perfetto stile piemontese.

A questo punto ci spostiamo a Nizza Monferrato dall’Azienda Agricola Colle San Michele,  a conoscere il Cardo Gobbo Nicese, presidio Slow Food, ingrediente irrinunciabile della bagna caoda, e di tante altre ricette piemontesi. Un entusiasta agricoltore ci spiega nei dettagli tutta la faticosa coltivazione di questo ortaggio, che è gobbo, in quanto viene piegato e coperto dalla terra perchè si mantenga bianco e dolce. Ed è dolcissimo davvero, per ripagare i suoi coltivatori della tanta fatica. 

Accanto al Cardo Gobbo, nella stessa Azienda, ci sono Le Delizie di Rosanna, confetture, erbe aromatiche lavorate, salse e mostarde, tutte preparate secondo le ricette della tradizione piemontese; Rosanna ha anche un progetto bello ed ambizioso, dei laboratori pratici per insegnare a giovani studenti l’arte della coltivazione e trasformazione delle erbe aromatiche.

Per ricordare questo viaggio tra le delizie del Monferrato, ho voluto preparare il galletto Tonchese Astigiano secondo una ricetta della provincia di Alessandria. 

Il Pollo alla Marengo si dice sia stato gustato da Napoleone dopo la vittoria della celebre battaglia omonima contro l’esercito austriaco, presso Spinetta Marengo. 
Si combattè per 15 ore, e si può ipotizzare che l’Empereur fosse decisamente affamato. Il suo cuoco di campo gli preparò un sostanzioso piatto con quello che aveva facilmente a disposizione, un pollo o un galletto ruspante, delle uova, dei gamberi di fiume. Difficilmente questo cuoco si mise a cercare dei funghi alle 11 di sera del 14 giugno e assolutamente remote sono le possibilità che li trovasse per caso. Ma la tradizione vuole che la ricetta sia passata alla storia così, con i funghi e tutto il resto, e così l’ho preparata.
Ho sostituito il brodo di pollo con del brodo vegetale e i gamberi di fiume con delle mazzancolle. Naturalmente al posto del pollo ho usato un galletto tonchese, che ben si è prestato a questa cottura in umido.
Regalo questa ricetta alla BITEG, in ringraziamento dell’interessante tour che ha dedicato a noi  foodblogger rappresentanti del Piemonte.

La ricetta: Galletto Tonchese alla Marengo

1 galletto Tonchese selezione blu
2/3 pomodori pelati
1 spicchio d’aglio
1/2 cipolla
1/2 bicchiere di vino bianco
brodo vegetale (o di pollo)
6 mazzancolle  (o gamberi di fiume)
300 g di funghi freschi 
2 uova
2 grosse fette di pane casareccio
2 cucchiai di olio extravergine
sale
pepe
prezzemolo
Ho preparato del brodo vegetale con acqua, carota, patata, sedano, cipolla, prezzemolo, olio e sale.
Ho tagliato a pezzi un galletto e l’ho spellato. Ho sciacquato i pezzi e li ho asciugati con cura; poi li ho passati nella farina.
Ho fatto scaldare l’olio in una pentola e poi vi ho rosolato bene i pezzi di galletto, insaporendo con sale e pepe. Li ho tolti e nello stesso olio ho rosolato per qualche istante la cipolla affettata, l’aglio e i pomodori pelati privati dei semi e tagliati a pezzettini. Ho sfumato con il vino bianco.
Ho rimesso in pentola i pezzi di galletto, li ho rigirati nel sughetto ed ho aggiunto un paio di mestoli di brodo. Ho fatto prendere il bollore a fuoco vivace e poi ho coperto per far cuocere, rigirando di tanto in tanto.
Dopo una ventina di minuti ho aggiunto i funghi tagliati a cubi e ho fatto completare la cottura, con una spolverata di prezzemolo tritato.
Ho stufato le mazzancolle in poco vino bianco, regolando di sale e pepe.
Ho rosolato le fette di pane in padella con un filo d’olio e le ho tenute al caldo. 
Ho fritto le uova in una padella unta d’olio.
Ho composto il piatto: da un lato ho adagiato la fetta di pane con sopra l’uovo all’occhio di bue; poi ho messo i pezzi di galletto, ben coperti dal loro sughetto con i funghi, ho contornato con le mazzancolle e servito!

Noi, in tema Monferrato, abbiamo aperto una bottiglia di ottimo Ruchè di Castagnole Monferrato, e il galletto, con questo sugo saporitissimo, ha retto benissimo il colpo!

ai fornelli, eventi&co

Salone del Gusto 2012 – seconda puntata

Come promesso nella prima puntata, in questo post vorrei mettere l’accento su quello che al Salone del Gusto mi ha colpito di più in “zona Piemonte“.
Innanzitutto il Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino, reso per l’occasione una zona fisica del Salone, che si poteva esplorare e toccare. Qui erano raccolte tutte le eccellenze dei 315 comuni che costituiscono la provincia torinese.
Alcuni prodotti li conoscevo già, altri hanno suscitato la mia curiosità, confermando il fatto che la provincia torinese è “da scoprire” anche sotto l’aspetto della cultura enogastronomica.

Un prodotto di cui non avevo mai sentito parlare è il Salampatata del Canavese, che si produce con carne grassa e magra di maiale, patate lessate e aromi naturali, si fa asciugare per un giorno e poi si mette in commercio. Va consumato entro 20 giorni, al naturale oppure cucinato.

Altra ricchezza della provincia di Torino sono le sue mele. Delle oltre 400 varietà di mele facenti parte della stupefacente biodiversità del patrimonio dell’intero Piemonte, 8 sono classificate con la dicitura Antiche Mele Piemontesi e vengono coltivate in provincia di Torino. Hanno nomi pittoreschi come Grigia di Torriana, Buras, Runsé, Gamba Fina, Magnana, Dominici, Carla e Calvilla bianca e rossa. Messe da parte a inizio ‘900 per la loro bassa produttività, sono state riscoperte da poco e recuperate, prestandosi ad una grande varietà di utilizzi in cucina.

Il Peperone di Carmagnola non ha bisogno di presentazioni. Forse però bisogna specificare che sotto questa dicitura si celano quattro varietà: il Corno di bue, il Quadrato, il Trottola e il Tumaticot, ognuno dei quali si presta ad una diversa preparazione.

Meno conosciuta è questa varietà di sedano, il Sedano Rosso di Orbassano, riconducibile all’antica varietà del Sedano Violetto di Tours. La tipologia è molto antica e a costa rossa. Negli anni le erano state preferite le qualità a costa bianca o autoimbiancanti ed il sedano rosso odierno è frutto di una lunga ricerca e recupero. 

E tutte queste non vi sembrano buone ragioni per andare a gustare i #saporitorinesi?

Abbandonando la zona del Paniere mi sono poi addentrata fra i produttori di golosità:
Il cioccolato anzitutto, con nomi davvero eccellenti: Guido Castagna… 
Domori
Peyrano
Un altro prodotto tipico che fa subito pensare al Piemonte è la Torta di nocciole senza farina, una vera prelibatezza, tra l’altro senza glutine e che quindi possono mangiare tutti-proprio-tutti!!
In tema di nocciole, era doveroso offrire un mio tributo ai due produttori storici del Nocciolino di Chivasso, Bonfante e Fontana, dopo che mi hanno ispirato nella rivisitazione del Pinguino Pepino. Eccoli entrambi nei caratteristici incarti rosa.
Da ricordare anche le farine del Mulino Marino, che vengono macinate con un mulino così:
e sono quelle utilizzate dai pizzaioli dell’Università della Pizza.
Infine ritengo doveroso farvi fare un salto tra i formaggi per farvene scoprire uno tipicissimo, il Macagn, che è uno dei pochi formaggi che viene lavorato a crudo, due volte al giorno, con il latte ancora caldo da mungitura.  
L’ultimo “assaggio” è dedicato alla vastissima produzione di Beppino Occelli, come sempre da guardare ed ammirare tra i suoi molti formaggi speciali, uno fra tanti quello affinato tra le foglie di castagno.
Nella terza e ultima puntata vedrete cosa ho imparato durante il “foodblogger 2.0 tour“. Qui ne avevate avuto uno breve assaggio.
ai fornelli, eventi&co

Salone del Gusto 2012 – prima puntata

A Torino dal 25 al 29 ottobre si è svolto il Salone del Gusto, con le eccellenze italiane, unito a Terra Madre, con i prodotti provenienti da ogni parte del pianeta.
Per chi ama il cibo questo evento è una gioia per il cuore e per il palato. Molti gli assaggi che mi hanno conquistato, portandomi a girovagare di stand in stand saltando dal dolce al salato, dall’nduja calabrese alla crema del cannolo siciliano, dal prosciutto friulano al torrone morbido sardo.
In più, per un gruppo di foodblogger piemontesi, si sono svolte delle interessanti visite guidate alla scoperta delle eccellenze del nostro territorio, molte delle quali ancora semisconosciute al grande pubblico.
Io ho avuto la fortuna di visitare il Monferrato. Potete avere un assaggio del tour qui: http://storify.com/AleGiovanile/foodblogger-2-0-alla-scoperta-dei-prodotti-piemont
Presto ne parlerò ancora sul blog, con una ricetta ispirata dai prodotti che ho avuto modo di conoscere.
Per ora voglio condividere su questa pagina alcune delle foto scattate al Salone, lasciatevi ingolosire dalle immagini.
Il Pecorino Sardo DOP
I ceci di Cicerale
le salsicce del Cilento
Il Ficaccio, maturato nelle foglie di fico
Il pane di semola siciliano
Il capocollo di Martina Franca
I caciocavallo campani
l’aglio rosso di Nubia
I salami friulani Lovison
I prosciutti di San Daniele del Friuli
Il Culatello di Zibello DOP
La pasta di Gragnano

due metri di spaghetti dal pastificio di Gragnano

La musica buona che fa bene all’ambiente
Uno sguardo su Terra Madre, in particolare sulla Francia che mi affascina particolarmente:
Dalla Guascogna lo stufato di bovino Mirandais
Il Dulce de Leche
I formaggi francesi maturati 4 anni
I formaggi della Savoia…
…e i salumi di cinghiale
Dalla Provenza le tisane
Il famoso Cassoulet di Tolosa
Il banco delle spezie: il mio mondo dei balocchi
I biscottoni provenzali
I torroni morbidi di ogni sorta di gusto
La fava di cacao peruviana
Sciroppi e confetture finlandesi
Il formaggio al cumino dalla Lettonia
La quinoa dalla Bolivia

La seconda puntata sarà tutta incentrata sul Piemonte e sulle sue eccellenze!

error

Enjoy this blog? Please spread the word :)