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Beet chocolate bundt cake, ciambella con cioccolato e barbabietola rossa

beet-chocolate-cakeLa vuoi smettere di mettere la verdura nei dolci? Me lo dico da sola prima che me lo diciate voi. Mentre su #Sedici, con gli ingredienti “Di Terra”, la barbabietola impazza, e mentre sul blog riesco a scrivere poco poco, e soprattutto non riesco a dedicare il giusto tempo a fare qualche ricerca “storica” come si deve, i primi freschi mi spingono verso ricette ricche di cioccolato. Read more

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Winter Citrus Upside Down Cake per Re-Cake 2.0 di marzo Una torta rovesciata agli agrumi, profumata di spezie

 Eccomi qui, direttamente all’ombra della Tour Eiffel!
Il blog non si ferma ed io vi posto la mia versione della torta di questo mese per Re-Cake 2.0! Non ho cambiato quasi nulla, ho solo dimezzato le dosi proposte, ricavandone una torta rettangolare di circa 20 x 25 cm.
 

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Winter Citrus Upside Down Cake per Re-Cake 2.0 di marzo Una torta rovesciata agli agrumi, profumata di spezie" class="facebook-share"> Winter Citrus Upside Down Cake per Re-Cake 2.0 di marzo Una torta rovesciata agli agrumi, profumata di spezie" class="twitter-share"> Winter Citrus Upside Down Cake per Re-Cake 2.0 di marzo Una torta rovesciata agli agrumi, profumata di spezie" class="googleplus-share"> Winter Citrus Upside Down Cake per Re-Cake 2.0 di marzo Una torta rovesciata agli agrumi, profumata di spezie" data-image="https://www.ricettedicultura.com/wp-content/uploads/2015/03/winter-citrus-cake_1_ev.jpg" class="pinterest-share">
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Torta al miele e mandorle e l’inizio della “storia del miele”

Parliamo di miele. E non è mica cosa semplice… L’inchiostro in materia è davvero un mare, perchè il miele ha una storia lunga quanto il mondo.

Per chi sa che viene prodotto dalle api ma non ricorda bene il procedimento (come la sottoscritta, fino a ieri!) ecco cosa accade: le api esploratrici succhiano il nettare dal fiore e quando si sono ben riempite il pancino (in realtà la sacca mellifera è posta prima dello stomaco) tornano all’alveare e lo passano ad altre api. Per ogni bottino di miele il passaggio viene fatto altre 100 volte, di stomachino in stomachino, arricchendosi di enzimi preziosi che trasformano il nettare in miele. A questo punto il miele liquido, contentente oltre il 70% di acqua, e deposto nella celletta, viene asciugato dalle api con il movimento delle ali, come una sorta di phon naturale, che consente di arrivare al 18% di presenza di acqua. A questo punto il miele, che grazie al suo contenuto zuccherino si può conservare per anni, viene sigillato dentro la celletta con la cera.
Le api da cui proviene il miele italiano sono in massima parte della specie mellifica ligustica che, oltre ad avere un buon carattere, produce anche un’elevata quantità di miele in eccesso, rispetto al fabbisogno di sostentamento dell’alveare. Per questa ragione il miele in più può essere prelavato dall’apicoltore e trasformato.

Tralasciando la parte puramente biologica, e correndo per un milione di anni indietro nel tempo, il miele, ben prima di tornare “di moda” per le sue tante proprietà salutistiche era l’unico ingrediente in grado di dolcificare i cibi, ben prima della scoperta dello zucchero, almeno in questa parte del mondo. 
Giusto per dare qualche parametro sullo zucchero: esso era già conosciuto in Polinesia dal XIII secolo a.C., e dal VI secolo a.C, diffuso anche nella Persia di Re Dario. La diffusione, invece, la si deve agli arabi, sempre grandi commercianti dall’Oriente all’Occidente, che lo conoscevano già dal VI secolo a.C. e incominciarono a farlo viaggiare, insieme alla canna da zucchero, dal VII secolo d.C con la loro grande espansione verso l’Europa.
Ma torniamo al miele. La sua fortuna è ben più antica. 
Le api sociali avrebbero
un’età che va dai 20 ai 10 milioni di anni
, e permettetemi di
sorridere su questa approssimazione di soli 10 milioni di anni. L’uomo
è comparso solo 1 milione di anni fa e da subito cominciò ad
approfittare di questa dolcezza di natura: questa è una pittura rupestre trovata nella zona di Valencia, in Spagna, che rappresenta un raccoglitore di miele, con accanto il favo e le api in volo che sembra raccontare nei dettagli una tecnica di raccolta utilizzata ancora oggi in India.
La parola miele, melit, viene trovata per la prima volta su una tavoletta ittita; nel codice di Hammurabi erano previste pene severe per chi svuotava illecitamente un’arnia; e sulle iscrizioni geroglifiche egizie la letteratura in materia diventa una mole interessante, con prove “dipinte” del fatto che era già diffusa l’apicoltura. E quando Ra, il dio Sole, piangeva d’amore, queste erano lacrime di miele.
Per i Greci il miele era il cibo degli Dei, l’Ambrosia, ma soprattutto il nutrimento che permise la sopravvivenza del primo e più importante dei loro dèi, Zeus, quando era minacciato dal padre Kronos, tristemente conosciuto per l’abitudine a cibarsi della propria prole. Le leggende in merito sono tante, un vero e proprio intreccio di storie, dove ninfe, figlie di re e animali mitologici intrecciano le loro vincende; alla fine il succo è questo: la capra Amalthea, o una ninfa con questo nome e la ninfa Melissa, poi trasformata in ape, nutrirono il piccolo Zeus con latte e miele.
E una torta con yogurt greco, panna, miele e mandorle è il migliore accompagnamento a questo groviglio di storie.
La ricetta: Torta al miele e mandorle (da una ricetta “Duchy Originals”, rivisitata da me)
175 g di farina di grano tenero
200 g di mandorle tritate finemente
100 g di miele (per me MielBio Rigoni d’Asiago -Tiglio)
100 g di zucchero di canna
150 g di yogurt greco
50 g di panna fresca
1 uovo
2 cucchiaini di lievito per torte 
1 manciata di mandorle a lamelle
Imburrare e infarinare la teglia (21-22 cm di diametro).
Accendere il forno a 160°.
Mescolare con una frusta zucchero, yogurt, panna, miele e tuorlo del’uovo.
Montare a neve l’albume.
Aggiungere poi al composto la farina, con il lievito in polvere e le mandorle tritate, mescolando bene.
In ultimo incorporare con cura l’albume montato a neve.
Trasferire nella teglia ed infornare per circa 40 minuti. (con prova stecchino e senza far scurire troppo la superficie).
Spennellare la superficie della torta con 1 cucchiaio di miele allungato con acqua e distribuire le lamelle di mandorla.

Io l’ho accompagnata con yogurt greco al naturale e mirtilli…ma era ancora settembre…naturalmente si presta a qualsiasi frutto di stagione

[fonti: 
http://www.mieliditalia.it/index.php/mieli-e-prodotti-delle-api/miele/80136-il-miele-attraverso-i-secoli
http://www.placidasignora.com/2012/11/18/le-lacrime-di-ra-storie-proverbi-e-curiosita-sul-miele/
http://bifrost.it/ELLENI/2.Teogonia/06-Nascita_di_Zeus.html]

in cucina, ricette originali

Crostata con noci, nocciole e mandorle e confettura di frutti rossi, per il contest Dans la Croyance

http://gattoghiotto.blogspot.it/2013/12/4-anni-di-blog-e-super-mega-contest.html
Ambra del blog Il Gattoghiotto compie 4 anni di blog e festeggia con un bellissimo contest incentrato sulle torte che preferisco: Dans la Croyance, celebra le torte da credenza,
le belle torte semplici che non hanno bisogno del frigo e che hanno un
profumo e un sapore di rustico e autentico, e visto che i premi sono bilance Salter, consiglio anche a voi di partecipare!
A me l’ispirazione è venuta dalla spongata, dolce natalizio emiliano, conosciuto anche a Massa Carrara e La Spezia, per poi approdare ad un dolce completamente diverso, con tutti i gusti che amo di più: la consistenza della farina di farro, la frutta secca, la marmellata di fragole e lamponi. Metà crostata e metà torta, la superficie è decorata da dischetti della stessa frolla della base. Per esalatare il gusto delle nocciole ho aggiunto un cucchiaino di cacao, ma non ne va di più, perchè il gusto non diventi predominante. Con la frutta secca ci si può sbizzarrire, anche scegliendone un solo tipo, per avere un gusto predominante: l’importante è non tritarla troppo fine, per non perdersi il piacere di “sgranocchiare”!

La ricetta: Crostata con noci, nocciole e mandorle e confettura di frutti rossi
per la base di frolla alle nocciole:
200 g di farina di farro
40 g di nocciole tritate (non troppo finemente)
80 g di zucchero
1 uovo
120 g di burro 
1 cucchiaino di cacao
1 pizzico di sale
latte
200 g circa di marmellata di fragole e lamponi
per la farcitura di frutta secca:
1/2 uovo (o poco più)
40 g di zucchero
60 g di sablé sbriciolata
40 g di noci
40 g di nocciole
40 g di mandorle
Per prima cosa preparare la base: mescolare la farina e le nocciole con lo zucchero, poi sabbiare con il burro freddo di frigo. Aggiungere poi l’uovo, leggermente sbattuto con un pizzico di sale, e il cacao e lavorare rapidamente per formare un panetto. Confezionarlo in pellicola trasparente e tenere al fresco per mezz’ora.
Stendere l’impasto e ricavare il fondo della crostata da 21 cm di diametro. Stendere in una teglia imburrata o foderata di carta forno e ricoprire con carta forno e fagioli secchi. Cuocere il fondo in bianco, in forno caldo a 180°C per 15 minuti. Dagli avanzi di frolla ricavare tanti cerchietti del diametro di 2-3 cm. 
Tenere da parte i cerchietti necessari a coprire la circonferenza della crostata, ed infornare gli altri che verranno poi sbriciolati nel ripieno.
Passati i 15 minuti, togliere la carta forno e proseguire la cottura fino a leggera doratura del fondo.
Per il ripieno tritare la frutta secca al coltello, spezzettandola grossolanamente. Sbattere l’uovo con lo zucchero e mescolarvi i frollini ridotti in farina.
Distribuire la marmellata di frutti rossi sul fondo di frolla e poi distribuirvi sopra la frutta secca sbriciolata. Coprire il tutto con la miscela di uovo e zucchero e formare il bordo con i dischetti di frolla crudi preparati poco prima. 
Infornare a 180° per circa 25 minuti e controllare il grado di cottura prima di sfornare.
Lasciar raffreddare e cospargere di zucchero a velo e conservare, naturalmente, …nella credenza!
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Re-cake: la Classic Lemon Cheesecake

So di fare un torto a molti pubblicando un dolce proprio in questi giorni di propositi di dieta…ma da quando ho scoperto re-cake non ho altro in testa che partecipare alla raccolta n°4, quella del mese di gennaio, con protagonista una torta classica della tradizione americana: la classic lemon cheesecake.
Non sono mai stata una fan delle cheesecakes cotte, e neppure delle torte di ricotta…ma a quanto pare i gusti cambiano e dopo averne cucinata una a inizio dicembre durante la preparazione del mio calendario 2014, che si rifà alla tradizione francese, questa, dallo spiccatissimo gusto di limone, mi attirava proprio.
Si tratta di una “Signora Tortona”, alta e imponente come vuole la tradizione.
Tra le rielaborazioni concesse dalla raccolta c’era però la possibilità di farne delle porzioni più piccole. Io avrei intenzione di provare a congelarle…non so se sia una buona idea, ma ci provo e vi faccio sapere!
Con i miei ramequin, una porzione di torta può essere divisa in due, per una romantica e “caloricamente contenuta” conclusione del pasto.
Ho dimezzato le quantità iniziali degli ingredienti, per ottenere 5 piccole cheesecake in 5 ramequin del diametro di 9,5 cm. L’altezza della torta è un poco inferiore allo standard, ma è bilanciata con l’altezza della base e  la consistenza è proprio quella della classica cheesecake al forno!
Per quanto riguarda le variazioni concesse, non ho usato l’estratto di vaniglia perchè non lo avevo in casa, ho aggiunto invece una grattugiata di buccia limone anche nella base.
Per ciò che riguarda la rifinitura, a discrezione di ognuno, purchè fosse bianca o chiara, ho scelto di non mettere panna montata, vista la quantità di latticini presente già nella
crema; ho usato semplicemente della glassa al limone,
da far colare sulla superficie e sui bordi delle tortine una volta
fredde, e qualche zesta di limone, sottile-sottile in superficie.
La ricetta: Re-cake n° 4, Classic Lemon Cheesecake

 
ingredienti per 5 ramequin (diametro di 9,5 cm, altezza 5,5 cm):
70 g di farina 00
25 g di zucchero
40 g di burro 
1/2 cucchiaino di buccia di limone grattugiata
200 g di ricotta
215 g di formaggio quark
2 uova
150 g di zucchero
30 ml di succo di limone
la buccia grattugiata di 1 limone
1 cucchiaio scarso di maizena
1 cucchiaiNO di acqua
per la finitura (per ogni cheesecake)
1 cucchiaio di zucchero a velo
poche gocce di limone per volta, fino ad ottenere la consistenza desiderata.
Preparazione:
Ho preparato la base mescolando farina, zucchero, burro freddo a dadini e buccia di limone, come per creare delle briciole di crumble. Ho messo 2 cucchiai di composto in ogni ramequin, foderato sul fondo da un dischetto di carta forno, fermata da una goccia di burro, e l’ho schiacciato per bene con il dorso del cucchiaio stesso. Ho infornato a 160° per circa 25 minuti.
Ho preparato il ripieno mescolando con cura i due formaggi con lo zucchero; ho aggiunto la buccia di limone, le uova, una per volta, ottenendo un composto omogeneo. Poi ho aggiunto anche il succo di limone.
Ho sciolto la maizena nel cucchiaino d’acqua ed ho ammorbidito ulteriormente con qualche goccia di limone. Ho amalgamato il tutto al composto di formaggio e uova.
Quando le basi erano cotte, le ho lasciate raffreddare fuori dal forno per cinque minuti; Ho verificato che non si fossero attaccare ai ramequins, neppure sul bordo ed ho aggiunto delle strisce di carta forno sul bordo. Ho poi colmato ogni ramequin per due terzi della sua capienza con il compostodi formaggio, limone e uova.
Ho infornato a 170° C ventilato per 45 minuti. Se le cheesecakes scuriscono prima di cuocere, (prova stecchino) abbassare leggermente il forno e coprirle con alluminio. A cottura ultimata lo stecchino esce ancora leggermente umido, ma la cheesecake è soda!
Ho tenuto ancora in forno spento per dieci minuti, poi ho fatto raffreddare ed estratto con molta delicatezza dai ramequins. 
Ho decorato con la glassa al limone, ottenuta sciogliendo lo zucchero a velo in poche gocce di succo di limone, aggiungendone poche per volta, fino ad ottenere la viscosità che desideravo. Ho completato con sottili zeste di limone.
Le cheesecake sono da servire fredde di frigo.
NB. L’ideale sarebbe avere dei piccoli stampi a cerniera; io non li avevo e
mi sono dovuta ingegnare con un cerchio di carta forno sul fondo ed una
striscia sul bordo. Ho provato anche a cuocere una delle cheesecake
senza striscia di carta sul bordo. L’ho staccata con il coltello ed il
risultato non è precisissimo ma passabile: è invece indispensabile il
cerchietto di carta sul fondo.

E adesso?
Non vedo l’ora che arrivi il prossimo mese…

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Torta di semola con polpa di pera e cardamomo Profumata, umida e golosa

Arriva ancora una ricetta per #Mangiare Matera, proprio poco prima della scadenza.
Mangiare Matera – Vero Lucano è nata per esprimere con i suoi prodotti la vera essenza di un territorio: dopo l’assaggio di ciò che è giunto fin qui, direi che ci sono proprio riusciti! Il pane, innanzitutto, che da semplice accompagnamento diventa ingrediente per mille altri utilizzi…e poi la pasta ruvida-ruvida-ruvida…e ancora le semole dal buon profumo che mi hanno affascinato tanto che, anche a contest terminato, arriveranno di sicuro altri utilizzi.
Ho concluso in dolcezza, con una torta rustica semplice e aromatica con il cardamomo che in infusione, durante la cottura delle pere, rilascia un profumo delicato. 
P { margin-bottom: 0.21cm; }L’interno del dolce resta umido e fragrante per diversi giorni, senza seccare, grazie alla polpa di pera inserita proprio nell’impasto.È una torta perfetta per accompagnare il té, soprattutto un té nero speziato, ma è resa fresca dalla salsa di pere che l’accompagna e può essere gustata anche da sola.

 
 

La ricetta: Torta di semola con polpa di pera e cardamomo
2 uova intere
280 g di purea di pere
110 g zucchero
40 g di burro
1 cucchiaino di lievito per dolci
 
per la purea di pere:
5 pere grosse
5 bacche di cardamomo
1 bicchierino di grappa
2 cucchiai di zucchero
1 bicchiere d’acqua
 
per rifinire:
zucchero a velo
cannella
 
Per prima cosa ho preparato la purea di pere. Ho messo le pere lavate, sbucciate e tagliate a pezzetti in un pentolino con l’acqua, la grappa, lo zucchero e i semi di cardamomo. Ho fatto cuocere finchè la pera non era morbidissima. Ho scolato dall’acqua in eccesso ed ho frullato il tutto; poi ho passato al setaccio, per ottenere una crema perfettamente liscia. Una parte di questa purea servirà per la preparazione della torta, la restante per accompagnamento.
 
Per la torta: ho lavorato le uova intere con lo zucchero, ho aggiunto poi il burro sciolto e intiepidito, 280 g di purea di pere e gradualmente la farina di semola rimacinata ed infine il lievito setacciato. 
Ho imburrato una teglia del diametro di 22 cm e vi ho versato l’impasto.
Ho infornato a 180°C per 35 minuti.
In superficie ho spolverato di zucchero a velo con una punta di cucchiaino di cannella.
 
Al momento di servire ho accompagnato la fetta con un cucchiaio abbondante di fresca purea di pere al cardamomo. 
 
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Torta di savoiardi alla ricotta e pesche al Porto con crema diplomatica e lamponi

C’è da dire che è più lungo leggere il titolo che divorarne una fetta!!! 😀
Si tratta di una torta che ho preparato qualche tempo fa, all’inizio dell’estate e che volevo pubblicare prima della fine della stagione delle pesche!!
Non ho voluto chiamarla Charlotte, anche se alla fine la forma è quella lì, perchè non ho preparato io il biscotto Charlotte che dovrebbe dare il nome alla torta, ma ho usato dei savoiardi già pronti.
Per il ripieno mi sono inventata qualcosa…la volevo bella alta, che ne valesse la pena, insomma!!!
E allora ho fatto uno strato alla ricotta e zucchero, aggiungendo semplicemente delle pesche tagliate a dadini e passate velocemente in uno sciroppo di zucchero e Porto.
Il secondo strato è invece composto da una classica crema diplomatica, poco dolce, sovrastata infine da un cuscino di lamponi freschi.

La ricetta: Torta di savoiardi alla ricotta e pesche al Porto con crema diplomatica e lamponi
1° step: la crema diplomatica
questa crema è composta da crema pasticcera e crema chantilly mischiate insieme in dosi di circa 2 parti di pasticcera e 1 parte di chantilly
Per la crema pasticcera ho usato:
3 tuorli
250ml di latte
1 baccello di vaniglia
25 g di farina
85 g di zucchero
Per la crema chantilly ho usato:
125 ml di panna da montare (ben fredda di frigo)
2 cucchiai di zucchero semolato (ripassato nel frullatore per renderlo più fine) assaggiando, a seconda di quanto volete dolce il risulato finale.
Ho messo a scaldare il latte in un pentolino con il baccello di vaniglia, senza farlo bollire.
Intanto ho montato i tuorli con lo zucchero, formando una massa spumosa. Poi ho aggiunto circa 1/3 del latte intiepidito, a filo, continuando a montare. Ho poi aggiunto la farina con un setaccio, a poco a poco, continuando a miscolare con le fruste.
Ho travasato il tutto nel pentolino e l’ho messo sul fuoco, fino a farlo sobbollire, sempre mescolando. a un certo punto la crema comincerà a raddensarsi, a quel punto ho mescolato ancora per poco e poi ho tolto dal fuoco e messo a raffreddare in un piatto largo.
A parte ho preparato la chantilly, montando la panna, circa circa 125 ml con lo zucchero, finchè non era ben soda, poi l’ho messa in frigo.
2° step: crema alla ricotta con pesche + bagna
250 g di ricotta
2 cucchiai di zucchero e 2 cucchiai di miele
1 cucchiaio di maizena
3 pesche sode lavate, sbucciate e tagliate a pezzettini di 1 cm di lato.
1 bicchierino di vino Porto
1 cucchiaio di zucchero per le pesche.
Ho messo le pesche a pezzettini in un padellino con lo zucchero; quando lo zucchero era caramellato ho aggiunto il Porto, lasciando sfumare.
Da parte ho lavorato la ricotta con zucchero, miele e maizena, finchè non è diventata ben liscia.
Poi ho aggiunto le pesche, dopo averle fatte intiepidire, avendo cura di conservare il sughetto di cottura.
Con il sughetto delle pesche ho preparato la bagna per ammorbidire i savoiardi. ho aggiunto qualche cucchiaio d’acqua e ancora un po’ di Porto e ho bne mischiato il tutto.
3°step: montaggio della torta (servono circa 200 g di savoiardi)
Ho utilizzato un ciotolone quadrato di vetro.
Ho tagliato una punta ai savoiardi in modo che sporgessero poco dal bordo della ciotola. 
Ho steso sul fondo uno strato di savoiardi e li ho ben spruzzati con la bagna al Porto.
Ho poi disposto sul bordo i savoiardi in piedi senza alcuna bagna, perchè restassero bene sodi.
Completato il perimetro del contenitore ho versato la prima crema, quella alla ricotta in uno strato ben uniforme.
Ho fatto un altro strato di savoiardi  imbevuti di bagna, riciclando anche le punte precedentemente tagliate.
Ho mischiato delicatamente la crema pasticcera con la chantilly e ho messo all’interno della corona di savoiardi questa seconda farcitura. In cima l’ho decorata incidendo delle righe con una forchetta.
Ho messo il tutto in freezer, per una notte.
Il mattino seguente ho preso la torta dal freezer, ho aggiunto una corona di panna montata sul bordo, e una vaschetta di lamponi, lavati delicatamente ed asciugati, nel centro.
Ho messo in frigo fino al momento di servire, spolverando poi con un tocco di zucchero a velo.

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