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Re-cake: la Classic Lemon Cheesecake

So di fare un torto a molti pubblicando un dolce proprio in questi giorni di propositi di dieta…ma da quando ho scoperto re-cake non ho altro in testa che partecipare alla raccolta n°4, quella del mese di gennaio, con protagonista una torta classica della tradizione americana: la classic lemon cheesecake.
Non sono mai stata una fan delle cheesecakes cotte, e neppure delle torte di ricotta…ma a quanto pare i gusti cambiano e dopo averne cucinata una a inizio dicembre durante la preparazione del mio calendario 2014, che si rifà alla tradizione francese, questa, dallo spiccatissimo gusto di limone, mi attirava proprio.
Si tratta di una “Signora Tortona”, alta e imponente come vuole la tradizione.
Tra le rielaborazioni concesse dalla raccolta c’era però la possibilità di farne delle porzioni più piccole. Io avrei intenzione di provare a congelarle…non so se sia una buona idea, ma ci provo e vi faccio sapere!
Con i miei ramequin, una porzione di torta può essere divisa in due, per una romantica e “caloricamente contenuta” conclusione del pasto.
Ho dimezzato le quantità iniziali degli ingredienti, per ottenere 5 piccole cheesecake in 5 ramequin del diametro di 9,5 cm. L’altezza della torta è un poco inferiore allo standard, ma è bilanciata con l’altezza della base e  la consistenza è proprio quella della classica cheesecake al forno!
Per quanto riguarda le variazioni concesse, non ho usato l’estratto di vaniglia perchè non lo avevo in casa, ho aggiunto invece una grattugiata di buccia limone anche nella base.
Per ciò che riguarda la rifinitura, a discrezione di ognuno, purchè fosse bianca o chiara, ho scelto di non mettere panna montata, vista la quantità di latticini presente già nella
crema; ho usato semplicemente della glassa al limone,
da far colare sulla superficie e sui bordi delle tortine una volta
fredde, e qualche zesta di limone, sottile-sottile in superficie.
La ricetta: Re-cake n° 4, Classic Lemon Cheesecake

 
ingredienti per 5 ramequin (diametro di 9,5 cm, altezza 5,5 cm):
70 g di farina 00
25 g di zucchero
40 g di burro 
1/2 cucchiaino di buccia di limone grattugiata
200 g di ricotta
215 g di formaggio quark
2 uova
150 g di zucchero
30 ml di succo di limone
la buccia grattugiata di 1 limone
1 cucchiaio scarso di maizena
1 cucchiaiNO di acqua
per la finitura (per ogni cheesecake)
1 cucchiaio di zucchero a velo
poche gocce di limone per volta, fino ad ottenere la consistenza desiderata.
Preparazione:
Ho preparato la base mescolando farina, zucchero, burro freddo a dadini e buccia di limone, come per creare delle briciole di crumble. Ho messo 2 cucchiai di composto in ogni ramequin, foderato sul fondo da un dischetto di carta forno, fermata da una goccia di burro, e l’ho schiacciato per bene con il dorso del cucchiaio stesso. Ho infornato a 160° per circa 25 minuti.
Ho preparato il ripieno mescolando con cura i due formaggi con lo zucchero; ho aggiunto la buccia di limone, le uova, una per volta, ottenendo un composto omogeneo. Poi ho aggiunto anche il succo di limone.
Ho sciolto la maizena nel cucchiaino d’acqua ed ho ammorbidito ulteriormente con qualche goccia di limone. Ho amalgamato il tutto al composto di formaggio e uova.
Quando le basi erano cotte, le ho lasciate raffreddare fuori dal forno per cinque minuti; Ho verificato che non si fossero attaccare ai ramequins, neppure sul bordo ed ho aggiunto delle strisce di carta forno sul bordo. Ho poi colmato ogni ramequin per due terzi della sua capienza con il compostodi formaggio, limone e uova.
Ho infornato a 170° C ventilato per 45 minuti. Se le cheesecakes scuriscono prima di cuocere, (prova stecchino) abbassare leggermente il forno e coprirle con alluminio. A cottura ultimata lo stecchino esce ancora leggermente umido, ma la cheesecake è soda!
Ho tenuto ancora in forno spento per dieci minuti, poi ho fatto raffreddare ed estratto con molta delicatezza dai ramequins. 
Ho decorato con la glassa al limone, ottenuta sciogliendo lo zucchero a velo in poche gocce di succo di limone, aggiungendone poche per volta, fino ad ottenere la viscosità che desideravo. Ho completato con sottili zeste di limone.
Le cheesecake sono da servire fredde di frigo.
NB. L’ideale sarebbe avere dei piccoli stampi a cerniera; io non li avevo e
mi sono dovuta ingegnare con un cerchio di carta forno sul fondo ed una
striscia sul bordo. Ho provato anche a cuocere una delle cheesecake
senza striscia di carta sul bordo. L’ho staccata con il coltello ed il
risultato non è precisissimo ma passabile: è invece indispensabile il
cerchietto di carta sul fondo.

E adesso?
Non vedo l’ora che arrivi il prossimo mese…

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Moscato d’Asti, il Re Dolce, vi aspetta!

Finalmente ho l’onore e il piacere di introdurvi alla raccolta di ricette più fresca dell’estate.
Il protagonista è il Moscato d’Asti, un vino dalle mille sfaccettature, strettamente legato al territorio dei 52 comuni in cui viene prodotto.
Se vi iscrivete via mail a ilredolce@gmail.com riceverete il regolamento e potrete degustarlo di persona a casa vostra ed elaborare una ricetta dolce o salata o un cocktail estivo. 
Le ricette dei primi 25 30 iscritti verranno pubblicate sul sito web e sulla pagina Facebook dell’Enoteca Regionale del Moscato d’Asti e condivise su Twitter…e per qualcuno di voi ci sarà l’opportunità di conoscerlo ancor più da vicino…

Non vi anticipo nulla di più…il Team ReDolce (composto da me, Anna e Valeria) aspetta le vostre mail di iscrizione!!
ATTENZIONE PERò! Ci sono solo 25 30 possibilità di avere il Moscato d’Asti a casa vostra, perciò affrettatevi!! 😉

——–aggiornamento del 13/06/2013———-
C’è stata una tale accoglienza e un tale entusiasmo che proprio non ci aspettavamo…avevamo previsto di chiudere le iscrizioni il 20 giugno ed invece siamo arrivati al tetto massimo già stamattina!
Cosa vuol dire? Che le bottiglie son già pronte per partire e vi aggiorneremo prestissimo!
Grazie a tutti quelli che si sono iscritti!! Faremo tutto il possibile per rendere gli eventi dedicati al Moscato d’Asti veramente belli ed indimenticabili!!

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Cubetti di polenta farciti con Cögnà all’albese

In estremo ritardo (scade tra 27 ore!!) partecipo anch’io alla seconda raccolta di Valentina di Cucina & Cantina con i prodotti di Mariangela Prunotto.
Questa volta la raccolta era incentrata sulle ricette del Natale, con la libertà di scegliere un qualsiasi prodotto Prunotto e una qualsiasi categoria di ricetta. 
Io ho scelto la cögnà all’albese e, con la scusa, ne parlo a chi non la conosce. 
Si tratta di una salsa, a volte viene definita mostarda, ma non è del tutto esatto; io, da profana, la definirei più simile ad una marmellata.
Comunque la si voglia catalogare è una specialità unica che, manco a dirlo, ha una lunghissima storia. Ho letto che un paio di generazioni fa gli albesi non sapevano neppure cosa fosse la cögnà dei loro antenati…la ricetta si era quasi perduta. Poi qualcuno l’ha riportata in auge ed ora viene sempre proposta tra le salse per i bolliti di carne e tra le confetture d’accompagnamento ai formaggi.
La ricetta non è unica, anzi varia da cascina a cascina, ma il componente principale è sempre il mosto d’uva, di solito uve raccolte tardivamente. 
Al mosto, passato al setaccio per togliere i vinaccioli, venivano aggiunti quei frutti che facilmente si trovavano nelle cascine nel periodo di preparazione della cögnà: mele, mele cotogne e pere; qualche ricetta prevede l’aggiunta di fichi. Il tutto viene fatto cuocere per 14/16 ore a fuoco lento. L’aggiunta di zucchero non è necessaria, perchè il mosto fa da conservante naturale per la frutta. A fine cottura vengono aggiunte anche le noci e le nocciole, che rendono questa conserva ancora più golosa. 
Tradizionalmemte veniva conservata nelle tupine, dei grandi vasi di coccio, tenuti al fresco nelle cantine e coperti semplicemente da un piatto.
La cögnà, come potete immaginare non è molto dolce, ma è una vera sorpresa dal punto di vista dei tanti sapori diversi che ne emergono.
Se oggi è servita coi formaggi e le carni, un tempo rappresentava un insaporitore per la polenta.
Io ho voluto seguire la tradizione e farne un simpatico finger food. I cubetti di polenta sono di per sè già saporiti, ma il contrasto con il dolce delicato della cögnà è sorprendente.
Questa storia di abbinamenti è perfetta per introdurre i pranzi dei giorni di festa.
La ricetta: Cubetti di polenta farciti con Cögnà all’albese di Mariangela Prunotto.
(per 6 cuboni)
75 g di farina di mais precotta per polenta
250 ml d’acqua
1/2 cucchiaino di sale
parmigiano grattugiato 
50 g di gorgonzola
1 cucchiaino di burro
In un pentolino ho portato ad ebollizione l’acqua. L’ho salata e vi ho versato a pioggia la farina di mais, sempre mescolando. Ho continuato a mescolare finchè tutta l’acqua era assorbita, poi ho versato il gorgonzola tagliato a cubetti e il parmigiano grattugiato. Ho inumidito un recipiente quadrato con acqua fredda e vi ho versato la polenta, livellandola con il dorso di un cucchiaio bagnato.
Ho lasciato raffreddare per almeno un’ora, meglio di più.
Ho sformato il parallelepipedo di polenta su una teglia da forno, foderata di carta forno e l’ho tagliato in 6 cubi. Con uno scavino da melone ho scavato i cubi, tenendo da parte la prima semisfera e poi rendendo il buco più profondo, fin quasi in fondo al cubetto. Poi ho riscaldato tutto in forno per qualche minuto.
In ogni cubo ho deposto 2 cucchiaini di cögna Mariangela Prunotto. Ho completato con la calottina tenuta da parte ed ho servito su cavolo rosso affettato finissimamente.
 Come detto sopra con questa ricetta partecipo alla raccolta di Valentina del blog Cucina e Cantina, in collaborazione con Mariangela Prunotto “Raccolta di Natale”.

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Il 7° World Bread Day e il Pane Polacco al Cumino

Oggi è la Giornata Mondiale dell’Alimentazione ed è anche il 7° World Bread Day, la giornata mondiale del pane, che rappresenta l’essenza più arcaica dell’alimentazione umana.
Il pane è nutrimento e simbolo e così non mi lascio sfuggire l’occasione di panificare proprio per questa giornata, giunta ormai alla settima edizione.
Sul blog di Zorra troverete un archivio delle ricette che da ormai 7 anni sono state preparate dalle foodbloggers di tutto il mondo. D’obbligo fare un salto anche sul blog di Cindy che si fa promotrice dell’iniziativa per l’Italia.
Anch’io ho dato il mio contributo, l’anno scorso, con il treccione di pane, e quest’anno con un pane scuro profumato di cumino, che è perfetto, nella stagione invernale, con gli stufati ricchi delle regioni dell’Europa del Nord, ma che resta morbido ed ottimo anche per una ricca colazione dolce.
Rispetto alla ricetta originale che ho trovato sul libro Il Pane fatto in casa di Christine Ingram e Jemmie Shapter, ho dimezzato la quantità di lievito, aumentando il tempo di lievitazione ed ottenendo un pane più leggero e che si mantiene morbido più a lungo.
Buon World Bread Day a tutti!! 

La ricetta: Pane polacco di segale al cumino
225 g di farina di segale per pane nero
225 g di farina bianca tipo 0
1 cucchiaio di semini di cumino
1 cucchiaino colmo di sale
10 g di lievito di birra fresco
140 ml di latte tiepido
1 cucchiaino di miele
120 ml di acqua.
Ho mischiato le farine con il sale e i semini di cumino.
Ho sciolto il lievito in parte del latte intiepidito e vi ho mischiato il miele, mescolando bene fino a sciogliere tutti i grumi.
Ho iniziato a versare al centro della farina questa mistura di latte e lievito, impastando con una forchetta. Ho aggiunto gradualmente il latte restante e poi l’acqua, fino a formare un impasto morbido.
Ho rovesciato tutto sulla spianatoia ed ho iniziato ad impastare, lavorando bene la palla per dieci minuti.
Ho messo il tutto a lievitare in un luogo ben riparato, in una ciotola unta, coperta di pellicola oliata.
Quando era raddoppiato, dopo circa 3 ore, ho diviso l’impasto in tre pezzi. Li ho lavorati brevemente ed ho formato tre ovali di pane, rimettendoli a lievitare al riparo, fino al completo raddoppio.
Ho poi informato le pagnotte a 220° per 20 minuti. Se sono cotte suonano vuote.
Appena sformate saranno molto croccanti, ma poi diventeranno morbidissime e si conserveranno bene per 3 giorni.
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L’Infigghiulata, una ricetta per “Io La Mafia Me La Mangio”

E’ stranissimo accorgersi dopo tanti anni come alcuni ricordi personali che credevo avrei portato dentro per sempre si siano persi nella memoria e siano diventati nebulosi e fragili, come una carta troppo vecchia e consumata; mentre altri, che invece  sembravano riguardarmi molto meno da vicino, restano scolpiti dentro, marchiati a fuoco sulla mia pelle.
Ricordo perfettamente dove mi trovavo il 19 luglio 1992 alle 16:58.
Ero in vacanza, in Sardegna, ed era troppo caldo per stare fuori. Il pomeriggio, fin dopo le sei, si stava in casa ed io ero da mia nonna, nell’unica stanzetta al piano superiore di una casa antica che si snoda tutta al piano terra. Ricordo la luce, vivida, dei paesi mediterranei, probabilmente la stessa luce che c’era a Palermo quel giorno. 
Ricordo il caldo e ricordo che vivevo un periodo solitario, in cui amavo chiudermi in me stessa, scrivevo su un diario e ascoltavo canzoni alla radio che fermavo su musicassette, da riascoltare all’infinito.
Tra due giorni saranno passati 20 anni, ma ricordo il preciso istante in cui le trasmissioni si sono interrotte e la notizia dell’attentato si è diffusa. Che tutto si è fermato, anche io. Sono rimasta ad ascoltare, mi sono detta: un altro…e adesso?

Il 23 maggio il terribile attentato di Capaci, con cinque quintali di tritolo, aveva falciato il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta; a luglio, neanche due mesi dopo, la stessa sorte era toccata a Paolo Borsellino, sotto casa della madre; con lui persero la vita Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Ai suoi funerali Antonino Caponnetto,
il vecchio giudice che diresse l’ufficio di Falcone e Borsellino, disse: «Caro
Paolo, la lotta che hai sostenuto dovrà diventare e diventerà la lotta
di ciascuno di noi
». 
Ad un’intervista rilasciata nel 1994, disse anche: «Un giudice vero fa quello che ha fatto Borsellino, uno che si trova solo
occasionalmente a fare quel mestiere e non ha la vocazione può
scappare, chiedere un trasferimento se ne ha il tempo e se gli viene
concesso. Borsellino, invece, era di un’altra tempra, andò incontro alla
morte con una serenità e una lucidità incredibili
».

I giudici Falcone e Borsellino sono stati la punta dell’iceberg di una marea di vittime di un sistema  tremendo e crudele che voleva/vuole sostituirsi alla legalità dello Stato. Dopo le morti eclatanti dei due giudici, tanti colpi sono stati segnati dallo Stato ai danni della mafia, ma ancora c’è da combattere. Combattere contro una mentalità ancora radicata in molti, anche nelle nuove generazioni, di coloro che erano davvero troppo piccoli per ricordare il 23 maggio o il 19 luglio 1992.

A me, cresciuta in una grande città del Nord, sembra incredibile che ci possano essere giovani siciliani di meno di trent’anni che  sostengono che almeno il “sistema mafia” fa qualcosa per quel popolo che è stato dimenticato dallo Stato. Mi sembra terribile che un ragazzo possa vedere il proprio motorino, rubato un paio di giorni prima, ora guidato da un altro ragazzo poco più grande di lui, ma con conoscenze in ambienti mafiosi,  e possa dire con una certa indifferenza: «E’ andata così, che posso farci? Niente.»  Eppure questa mentalità è ancora radicata in molte coscienze.
Qualcuno sostiene che per essere liberi  bisogna andarsene dalle terre del sud, che solo al Nord si può costruire un futuro.

Per fortuna ci sono altri, i Coraggiosi, che si rimboccano le maniche e si sporcano le mani per ricavare qualcosa di buono dalla loro terra. 

Dal 2001 dalla volontà di alcuni coraggiosi nasce Libera Terra, fondata da Don Luigi Ciotti e Giancarlo Caselli; il marchio che raggruppa diverse cooperative aderenti a un progetto di recupero delle terre confiscate alle organizzazioni mafiose. L’esperimento pilota è stato quello della cooperativa intitolata a Placido Rizzotto, nel comune di S. Giuseppe Jato, ma poi ne sono sorte tante altre, in Sicilia, in Calabria e in Puglia. 
Le cooperative producono e mettono in vendita prodotti della terra, quali legumi, pasta e farine biologiche, conserve, miele e vino, e organizzano interessantissimi campi di cooperazione per far conoscere a chiunque volesse le realtà del luogo. A 11 anni dal primo esperimento, il cammino è appena iniziato ed ancora in salita, ma è importante che queste realtà di conoscano, per far sì che giunga il mesaggio che un’altra strada è percorribile, non senza difficoltà, per far cambiare le cose.
Valeria di Due Cuori e Una Forchetta ha lanciato l’iniziativa “Io La Mafia Me La Mangio!”. Noi foodblogger sappiamo parlare di cibo ed è con il cibo che comunichiamo, rendendolo veicolo anche di messaggi così importanti. Se volete partecipare, acquistate un prodotto Libera Terra, reperibile alla Coop e sul loro sito e cucinate una ricetta; Valeria le raccoglierà tutte, come tante voci fino a formare un coro di “IO LA MAFIA ME LA MANGIO!”.

Io ho scelto di partecipare a questa raccolta con un vino, il Placido Rizzotto Rosso di Sicilia IGT I Cento Passi, ottenuto da vitigni Nero d’Avola, Perricone e Sirah.
A questo vino ho abbinato una ricetta tipica siciliana, l’Infigghiulata, un pane condito che si preparava nelle case contadine con lo stesso impasto del pane settimanale e veniva farcito con acciughe o con salame, provola o ricotta, e poi tagliato a fette. Per alcuni il nome di questo pane deriva dal fatto che veniva preparato per i figlioli di casa, per gratificarli con qualcosa di goloso.
Mi piace pensare di aver fatto questa ricetta, in passato preparata dalle donne  di casa, per le donne che hanno saputo uscire dal cerchio della mafia, con coraggio e forza; tra le tante: Rita Atria, Serafina Battaglia, Carmela Iuculano, Felicia Bartolotta Impastato…

La ricetta: Infigghiulata
300 g di farina (meglio 100 g di semola di grano duro e 200 di farina 00)
1/3 di cubetto di lievito
½ cucchiaino di miele
1 cucchiaino colmo di sale
Acqua
Per il ripieno:
acciughe sott’olio
pomodori secchi sott’olio
provolone semistagionato dei Nebrodi (si possono usare anche ricotta, lasciata scolare dall’acqua per una notte, oppure salame stagionato, o anche sugo, se si vuole un risultato più umido e “rosso”)

In abbinamento il vino Placido Rizzotto Rosso di Sicilia IGT “I Cento Passi”

Ho preparato l’impasto sciogliendo il lievito in un bicchiere con poca acqua tiepida, il miele e un cucchiaio di farina 00. Ho lasciato riposare per 10 minuti, finchè non era ben gonfio.
Ho mescolato la farina con il sale ed ho aggiunto la miscela di lievito, cominciando ad impastare, aggiungendo man mano l’acqua tiepida fino a formare un impasto morbido e liscio.
Ho messo a lievitare in una grossa ciotola coperta con pellicola unta e ben al riparo dalle correnti, per circa 3 ore.
Ho diviso in due l’impasto e ho ricavato due ovali spessi circa un centimetro, con il mattarello. Su ogni ovale di pasta ho disposto il provolone, i pomodori secchi tagliati a striscioline e le acciughe a pezzetti.
Ho arrotolato ogni ovale, partendo da uno dei due lati lunghi ed ho ricavato due salsicciotti che ho deposto sulla teglia, spennellandoli di olio.
Ho fatto cuocere in forno caldo a 220° per dieci minuti e poi a 200° per altri 10 minuti.
I sapori decisi delle acciughe e dei pomodori secchi si sposano a meraviglia con il vino Placido Rizzotto Rosso.
 

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Fbcookieswap 2011, piovono biscotti!!!

Lo swap è uno scambio e il fbcookieswap e lo scambio di biscotti che quest’anno si è svolto anche tra le blogger italiane.
Emozionante, in una sola parola!!!

Preparare biscottini per persone che non ho mai visto di persona ma che conosco attraverso le parole scritte sui loro blog…confezionare i pacchettini…pensando che  proprio queste persone lontane li scarteranno con curiosità…
Io sono stata fortunata perchè dovevo inviare a due blogger conosciute, Ann di Bperbiscotto e Veru di La Cuochina Sopraffina, e a una terza che ho imparato a conoscere prima su Twitter e poi sul suo blog, Cristina di Mother Goose Kitchen, la cucina di MammaOca.
Io ho ricevuto solo i biscottini, deliziosi e agrumo-speziati, di Juls di Juls’ Kitchen, che per me è una vera celebrità tra le foodblogger!!! 😀

I biscotti di Juls
Ma in teoria…in teoria…almeno se ho capito bene, dovrebbe arrivare qualcos’altro, no? Poste Italiane rispondano all’appello!!! :-/
Ed ora le ricettine dei biscotti che ho inviato io!!!  
Baci di dama di farina di castagne con crema di marroni (gluten free)

Ingredienti:
60 g mandorle (60)
90 g burro (90)
90 g farina di castagne (90)
60 g zucchero semolato (60)
un pizzico di sale

crema di marroni per farcire

Ho spellato le mandorle versandole per 5 minuti in acqua bollente e poi spellandole a mano.
Le ho passate velocemente nel forno per farle asciugare, poi le ho messe nel tritatutto con lo zucchero e le ho ridotte a farina, poi ho aggiunto la farina di castagne , un pizzico di sale e il burro freddo tagliato a dadini piccoli.
Ho fatto andare il tritatutto a scatti alcune volte, perché si formasse un inizio di impasto.
Poi in una ciotola ho formato una palla e l’ho messa in frigo per mezz’ora.
Passato questo tempo ho creato le palline e le ho disposte sulla teglia distanziate. Io le ho fatte di circa 2 cm di diametro.
Le ho cotte a 150° per 10 minuti, facendo attenzione perché la farina di castagne tende a scurire molto velocemente.
Una volta freddi li ho farciti con la crema di marroni da frigo, in modo che fosse un po’ sostenuta, poi accoppiati a due a due.

Biscotti doppi farciti di cioccolato bianco
Ingredienti:
300 g farina 00
150 zucchero
125 burro
2 tuorli

150 g di cioccolato bianco
qualche mirtillo rosso essiccato per decorare

Ho sfarinato l’impasto mescolando farina e zucchero e aggiungendo il burro freddo a dadini fino a formare dei grumetti; poi ho aggiunto i tuorli nella ciotola, fino a formare un impasto. se risulta troppo slegato aggiungo anche un cucchiaino di latte.

Dopo aver formato una palla, l’ho messa a riposare in frigo per mezz’ora.
Poi l’ho stesa con il mattarello, all’inizio continuerà a sbriciolarsi, ma poi prenderà più consistenza. Ho fatto una sfoglia abbastanza sottile, 3-4 mm.
Ho ritagliato i biscotti con uno stampino tondo e in metà di essi ho ritagliato al centro un cuoricino o una stellina con un minuscolo tagliabiscotti.
Poi ho cotto in forno a 180° per 10 minuti.
Per il ripieno ho semplicemente fatto sciogliere il cioccolato a bagnomaria e poi li ho farciti tutti, accoppiando il biscotto rotondo e quello con il ritaglio centrale, e saldandoli insieme con il cioccolato. All’interno di ogni intaglio ho messo un rubino di mirtillo rosso e poi, sopra, tanto zucchero a velo!!! 😀

 
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Rombi al thè verde e vaniglia

Questi sono biscotti che prima o poi fanno tutti…ciò che attira è il fatto di mescolare all’impasto le foglioline di thé, che attribuiscono un grazioso colore verdolino ai dolcini.
Io ho confrontato una buona serie di ricette presenti in rete e ne ho ricavato una mia, decidendo poi di usare un thé verde alla vaniglia che ha riempito la casa di un profumo inebriante.
La ricetta: Rombi al thè verde e vaniglia
Ingredienti:
50 g di farina
50 g di maizena
60 g di burro
60 g di zucchero di canna (il mio non era molto scuro, ma con quello scurissimo e sottile credo che si ottenga un risultato ancor migliore e più rustico!)
1 tuorlo (di un uovo grande)
1 cucchiaino di latte
1 bustina e 1/2 di thè verde aromatizzato alla vaniglia
Preparazione:
Ho tagliato il burro a pezzettini e poi l’ho lavorato a lungo con lo zucchero e il thé verde, fino a ridurlo a crema.
Ho aggiunto maizena e farina, man mano mescolando. Poi ho aggiunto il tuorlo sbattuto con un pizzizco di sale e un cucchiaino di latte.
Ho lasciato riposare l’impasto per un’ora in frigo.
Trascorso questo tempo ho acceso il forno, facendolo scaldare a 170°.
Ho steso la pasta con il mattarello, ritagliando i biscotti con il coltello, nella semplice forma di rombo.
Ho infornato finchè i bordi non si doravano, nel mio caso circa 12-14 minuti.
Con questa ricetta partecipo alla raccolta “Piccola pasticceria: i biscotti“di Ann del blog B per Biscotto. La raccolta scade il 31 ottobre, ho tempo per pubblicare anche qualche altra ricettina per la raccolta!!! 😀
CONSIGLIA Insalata di farro con ratatouille di verdure