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Coq au vin per la Borgogna e per il Calendario Culinario

Siamo in Borgogna terra di storia, arte e gastronomia.
So che l’ho già detto per quasi tutte le altre 10 regioni francesi attraversate quest’anno, mache devo fare? La Francia, al di là della celebre capitale, è davvero ricca di sorprese eccellenti.
La storia della Borgogna inizia con i Galli, precisamente la tribù del Burgundi che aveva un regno ben più vasto dell’attuale regione francese. Il territorio venne annesso dai Franchi e in seguito diviso tra vassalli e valvassori per formare diversi piccoli ducati e contee indipendenti: il Ducato di Borgogna, la Franca Contea di Borgogna, la Provenza, il Delfinato, la Savoia, la Svizzera francofona, ed altri più piccoli.
Il Ducato di Borgogna era vassallo del Re di Francia, mentre la Franca Contea era assoggettata al Sacro Romano Impero. Esse furono però riunite nuovamente sotto un unico sovrano fino al 1477 quando furono definitivamente divise per ragioni dinastiche.

Se parliamo di patrimonio artistico è impossibile non pensare all’architettura cluniacense e cistercense, entrambe originate in Borgogna, e di cui un esempio eloquente sono le due abbaziali, patrimonio dell’UNESCO, Vézelay e Fontenay.

Vézelay esterno

Vézelay interno
Abbazia di Fontenay esterno

Fontenay interno
A questo proposito pare che proprio allo zelo dei monaci lavoratori si debba la diffusione in queste terre della coltivazione della vite. La Borgogna è la prima zona di Francia come territorio vocato, assieme al Bordeaux. I vini rossi sono prodotti a partire da Pinot Nero, quelli bianchi a partire da uve Chardonnay; in minor quantità sono gli appezzamenti di Gamay e Aligoté. Tutta la zona di produzione segue il corso del fiume Saône, in una lunga e stretta striscia di terra; le aziende vitivinicole sono piccole, di non più di 5 ettari di estensione, e spesso ancor più piccole, e i vini hanno un sistema identificativo proprio, da “régionale“, il più basico, a Grand Cru, il più pregiato.

Date queste premesse per la Borgogna non potevo che scegliere un piatto in cui il vino fosse protagonista.

Il coq au vin, letteralmente gallo al vino è in realtà una ricetta contesa tra più regioni, Borgogna, Alsazia, Champagne e Auvergne.

 
Proprio dall’Alvernia proviene la leggenda secondo cui un capo della tribù degli Alverni, pur sotto assedio da parte dei Romani, mandò a Cesare un gallo combattivo ed aggressivo, come simbolo del coraggio dei Galli. Cesare, che non era privo di senso dell’umorismo, ma neppure di sarcasmo, gli restituì il favore inviatndolo a cena e servendogli il gallo cotto nel vino. Ora, non è questo il luogo più adatto a capire se i Romani utilizzavano questo tipo di cottura, ma certo con le carni tenaci di certi galli, era necessaria una lunga marinatura in un altrettanto forte vino rosso.
Per un galletto “moderno” o un pollo ruspante la marinatura di 48 ore pare forse un po’ eccessiva, ma di sicuro conferisce sapore ed aromaticità alle carni e contribuì a suo tempo a far diventare questo piatto uno dei preferiti dai francesi, anche da “esportare”.
Stendhal insegnò alla sua cuoca a preparare il coq au vin durante la propria permanenza in Brianza.
Georges Simenon, creò sul personaggio della moglie di Maigret la perfetta divisa dell’altrettanto perfetta cuoca casalinga francese, affibbiandole il coq au vin come sua ricetta meglio riuscita.

La ricetta: Coq au Vin (ricetta rivisitata da Oenoperwez)
 
ingredienti:
1 galletto tagliato a pezzi
1 bottiglia di vino rosso (per me Nebbiolo)
2 cipolle bianche (in origine cipolline o cipollotti)
100 g di pancetta
1 cucchiaio di zucchero
1/2 bicchiere di brandy
2 cucchiai di farina
1 spicchio d’aglio
1 bouquet garni (timo, maggiorana, salvia, alloro)
300 g di champignons
olio extravergine d’oliva
1 noce di burro
sale
pepe
 
Rosolare la pancetta in pentola con tre cucchiai d’olio. Aggiungere le cipolle tagliate sottili e farle dorare rimestando per 10 minuti. Togliere cipolla e pancetta dal fuoco e tenerle da parte.
Al posto di cipolla e pancetta mettere i pezzi di galletto e farli rosolare per bene, aggiungendo un filo d’olio. Da parte riscaldate il vino con un cucchiaio di zucchero.
Quando il galletto è rosolato, salare e pepare e versarci un bicchiere di brandy e fiammeggiare, poi togliere dalla pentola anche la carne.
Sul fondo della pentola mettere a questo punto la farina, facendo leggermente imbrunire, poi mettere i pezzi di carne e il vino caldo. Aggiungere lo spicchio d’aglio schiacciato e il bouquet garni coprite e lasciate cuocere a fuoco bassissimo per un’ora.
Nel frattempo pulire gli champignons, tagliarli in quarti e farli rosolare in una noce di burro.
Aggiungere al galletto la pancetta, la cipolla e gli champignons e continuare la cottura per ancora circa 20 minuti.

in cucina, pasta fresca, primi piatti, ricette originali

Mezzelune ai funghi e ricotta con sugo di champignons e pomodorini

La ricetta perfetta per questi giorni: i primi funghi, gli ultimi pomodorini, un connubio di sapori perfetto.
Potrei pubblicare meravigliose ricette con porcini, se ne avessi sottomano… ma non ne ho, quindi accontentatevi di questi ravioli. Perchè talvolta c’è bisogno di cose semplici.

La ricetta: Mezzelune ai funghi e ricotta con sugo di champignons e pomodorini
(per 2 persone)

150 g di farina di semola di grano duro
acqua tiepida
sale

150 g di ricotta di bufala
200 g di funghi champignons
1 manciata di funghi misti secchi ammollati qualche ora in acqua calda
1 spicchio d’aglio
mezzo bicchiere di vino bianco
una decina di pomodorini datterino

Per la sfoglia.
Impastare insieme la farina e l’acqua con un pizzico di sale, fino a formare un impasto lavorabile e liscio, ma sodo. Lasciar riposare per una mezz’ora.

Per il ripieno.
Tenere da parte alcuni champignons per il sughetto. Lavare e tagliare a pezzetti gli altri. In una padella mettere due cucchiai d’olio e rosolarvi l’aglio leggermente schiacciato sul tagliere. Nel frattempo tagliare a pezzetti anche i funghi secchi ammollati. Quando l’aglio ha dato sapore all’olio, toglierlo e aggiungere i funghi; farli insaporire e ammorbidire, sfumando con il vino bianco. Regolare di sale e pepe e portare a cottura. Quando i funghi sono pronti, frullarli assieme alla ricotta ben scolata (o passare tutto insieme al passaverdura).

Per i ravioli.
Stendere la sfoglia molto sottile e ricavarne tanto cerchi con un bicchiere o un coppapasta del diametro di 8 cm. Mettere una pallina di ripieno su ogni cerchio e richiudere a mezzaluna, schiacciando bene i bordi.

Per il sugo.
Mentre si porta l’acqua a bollore, preparare il condimento rosolando in olio il secondo spicchio d’aglio. aggiungere gli champignons rimasti, puliti e tagliati molto sottile e seguirli nella cottura in modo da non dover aggiungere acqua e farli diventare asciutti e ben rosolati. Quando si gettano i ravioli nell’acqua bollente, aggiungere agli champignons anche i pomodorini tagliati in quarti. Regolare di sale e aggiungere le foglioline di maggiorana.
Scolare i ravioli dopo un paio di minuti che sono affiorati in pentola e metterli direttamente in padella con il sughetto, saltandoli per un paio di minuti.

in cucina, ricette originali

Strudel salato con broccolo romanesco e pomodori secchi

Niente di più semplice e  veloce.
Di solito per le preparazioni salate utilizzo la brisé, ma per lo strudel salato no, ci vuole la pasta sfoglia che resta ricca e friabile intorno alla verdura.
Non aggiungo mai il formaggio, che trovo appesantisca troppo la composizione. Solo verdure, e tra queste prediligo i broccoli, in particolare il romanesco, dal gusto più delicato, che hanno una consistenza morbida che svolge la stessa funzione legante del formaggio.
Questa volta per insaporire ho aggiunto le acciughe e i pomodori secchi.

La ricetta: Strudel
ingredienti per 2 persone:
1/2 broccolo romanesco lessato
2 filetti di acciuga sott’olio
1 manciata di pomodorini secchi
olio evo
sale
1 spicchio d’aglio
1 peperoncino essiccato
1/2 rotolo di sfoglia rettangolare
Ho messo ad ammorbidire i pomodori secchi in una tazza di acqua tiepida.
In una padella ho fatto scaldare l’olio con lo spicchio d’aglio pelato e il peperoncino schiacciato. Poi ho aggiunto le acciughe, le ho fatte sciogliere battendole con il cucchiaio di legno. Ho messo i broccoli in padella e li ho fatti insaporire con i pomodori secchi, rigirando di tanto in tanto ed aggiungendo qualche goccino d’acqua. 
Quando i broccoli sono più morbidi, ma asciutti, dopo circa 6-8 minuti in padella, li ho fatti raffreddare ed infine ho farcito la sfoglia, arotolandola con l’aiuto di carta da forno.
Ho infornato a 190° per circa 20 minuti, o fino a doratura.

Lasciar intiepidire 5 minuti prima di tagliare a fette e servire.

in cucina

Gnocchi di zucca con funghi orecchione e scaglie di Wensleydale Blue

Tra le varie ricette con la zucca, protagonista acclamata della mia tavola di ottobre e novembre, spiccano questi gnocchi, impastati con pochissima farina, in modo da non coprire il gusto dell’ortaggio e da non produrre uno gnocco troppo duro. Per cuocerli mi sono aiutata con due cucchiai e li ho formati gettandoli direttamente nell’acqua bollente con una sorta di precottura per un paio di minuti, poi li ho scolati con una schiumarola e deposti su un grande piatto piano, per poi finire la cottura in modo uniforme dopo averli sbollentati tutti.
Accanto ai funghi orecchione che, tagliati a listarelle sono perfetti da abbinare alla dolcezza della zucca, ho voluto mettere delle scaglie di Wensleydale Blue, un formaggio blu inglese pregiatissimo, e premiato in diverse manifestazioni, che ho avuto il piacere di assaggiare a Cheese2013.
La storia dice che il Wensleydale venne introdotto in Inghilterra da un gruppo di monaci-casari proveniente dalla zona del Roquefort in Francia. Ciò significa che i due formaggi potrebbero essere parenti, inizialmente prodotti entrambi con latte di pecora e poi di mucca a partire dal XIV secolo, per ciò che riguarda il Wensleydale. Il latte di pecora era ancora utilizzato in quanto favoriva la formazione delle particolari muffe blu; di contro la versione bianca era diffusa pochissimo, al contrario di ciò che avviene oggi.
La lavorazione di questo formaggio venne a tal punto acquisita dalle popolazioni locali che anche con lo scioglimento dei monasteri, durante la riforma anglicana, la produzione fu portata avanti.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, la maggior parte del latte venne destinata alla produzione del tradizionale Cheddar, ma dopo la fine del conflitto si tornò a produrre il Wensleydale.
Attualmente la produzione di quello bianco è preponderante e il Wensleydale Blue è un prodotto di nicchia e per questa ragione pregiatissimo! George Orwell lo definì secondo solo allo Stilton tra i formaggi britannici, nel suo saggio “In Defence of English Cooking“.
Se vi è venuta la curiosità di assaggiarlo potete trovare la vendita online anche qui.
Non lasciatevi scoraggiare dal prezzo: è un formaggio premiato, paragonabile ai migliori formaggi italiani!

La ricetta: Gnocchi di zucca con funghi orecchione e Wensleydale Blue

(per 4 persone)
circa 500 g di polpa di zucca
150-200 g di farina 
1 uovo piccolo
200 g di funghi orecchione
50 g di Wensleydale Blue

Perchè la zucca sia ben asciutta occorre cuocerla in forno, a spicchi, finchè non è morbida. Una volta cotta, l’ho liberata dalla buccia, tritata e fatta asciugare in padella per qualche minuto con un filo d’olio.
Ho messo il tutto in una ciotola, ho fatto intiepidire ed ho aggiunto la farina e l’uovo. Può darsi che 150 g di farina sia sufficiente, altrimenti bisognerà aggiungerne un po’. L’impasto resterà comunque molto morbido.
Io preparo una pentola d’acqua, la porto ad ebollizione e regolo di sale, poi tuffo gli gnocchi, pochi per volta, formandoli con due cucchiai. Man mano che vengono a galla li scolo subito su un grande piatto piano.
Esaurito tutto l’impasto, verso di nuovo tutti gli gnocchi in pentola e faccio finire la cottura, prima di passarli in padella con il condimento.

Il sugo l’ho preparato in precedenza, rosolando un grosso spicchio d’aglio nell’olio, senza farlo scurire. Poi ho aggiunto i funghi, puliti e tagliati a lunghe listerelle sottili. Ho fatto insaporire ed ammorbidire, aggiungendo una spruzzata di vino e un poco d’acqua all’occorrenza. Infine ho regolato di sale.

Quando gli gnocchi sono cotti, passarli nella padella con i funghi; completare ogni piatto con le scaglie di Wensleydale Blue, tenuto in frigo fino all’ultimo.

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Cookies con riso croccante e la Vercelli Riso Expo 2013

Stamattina ho aperto la finestra ed ho trovato una “luce d’autunno”. 
Se al mattino l’aria è freddina, durante la giornata sono ancora evidenti gli strascichi dell’estate e il té caldo lascia ancora un po’ spazio a quello freddo.
Io ho imparato da Carlotta a fare l’infusione a freddo: si immergono le foglie di té in acqua fredda e si lasciano in infusione per 3-5 ore. Il risultato è un té dalla giusta intensità, ma senza le note amarognole che a volte vengono risvegliate dall’acqua bollente. 
Poi mi sono venuti in mente questi biscotti: farina bianca e farina di farro in uguali quantità e le pepite croccanti di crunchy rice al lampone di Gli Aironi. Il crunchy rice, come dice il nome stesso, è riso croccante, non soffiato, sottoposto ad una sorta di affinatura con aromi e spezie naturali. Quello al lampone non è dolce, ma conferisce solo il colore e il sapore del vero frutto. è perfetto con i formaggi freschi, ma anche nei biscotti ha dato enormi soddisfazioni, soprattutto se li si abbina ad un té ai frutti rossi, caldo o freddo, che richiama ancora il gusto dolce-acidulo del frutto.

Vi offro questi biscotti semplici e speciali in occasione della Vercelli Riso Expo 2013 che si svolgerà tra il 27 e il 29 settembre a Vercelli. Su EatPiemonte troverete qualche dettaglio in più e tanti link per approfondire il discorso sul riso e su tutto ciò che gli gira attorno.

La ricetta: Cookies con farina di farro e crunchy rice al lampone “Gli Aironi”
ingredienti:
100 g di farina 00
100 g di farina di farro
65 g di zucchero semolato
65 g di zucchero Muscovado
70 g di burro fuso
1/2 cucchiainodi bicarbonato di sodio
1 pizzico di sale
1 uovo piccolo
i semini di 1/2 bacca di vaniglia
crunchy rice Gli Aironi al lampone

Ho sbattuto con la forchetta il burro fuso e freddo con lo zucchero e i semini di vaniglia.
Ho aggiunto l’uovo e mescolato bene.
Ho aggiunto le due farine, il bicarbonato e il pizzico di sale, aggiungendo anche il crunchy rice a piacere, impastando fino ad ottenere un composto asciutto.
Ho ricavato palline tonde della grandezza di una noce e le ho messe distanziate su una placca da forno. 
Ho cotto a 170° per circa 10-12 minuti, tenendo d’occhio il grado di doratura.

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Pie Autunnali per la Sfida dei Colori

Sono giunta al secondo round colorato nel Contest di Paola

Questa volta il colore che mi è toccato è questo qui: 
Sembra facile…un marroncino che vira verso il rosa…
Ho pensato di usare la farina di grano saraceno per dare al mio impasto una tonalità bella calda, ma visto che le ricette devono essere anche buone oltre che colorate ho puntato su un ripieno che sa tutto d’autunno!!
Ecco, alla fine la macchina fotografica e la luce non mi hanno agevolato nella resa del colore che è più marroncino che rosa, però le tortine sono buonissime e rustiche al punto giusto, con un impasto croccante e corposo che lascia poi il posto al ripieno morbido e dolce-piccante di zucca e broccoli.
La ricetta: Pie autunnali di farina di grano saraceno ripiene di zucca e broccoli.
per la brisé al grano saraceno:
50 g di farina 0
50 g di farina di grano saraceno
3 cucchiai d’olio extravergine di oliva
acqua ghiacciata q.b
sale
per il ripieno:
150 g di broccolo
1 acciuga
1 spicchio d’aglio
peperoncino
150 g di zucca già privata della buccia
1/2 cipolla bianca
100 g di stracchino
sale
Ho preparato la brisé, mescolando le due farine con un pizzico di sale e aggiungendo prima l’olio e poi l’acqua ghiacciata fino ad ottenere un impasto morbido e consistente che ho messo a riposare in frigo avvolto in pellicola.
Ho sbollentato broccolo e zucca, poi ho diviso le cimette e tagliato la zucca a dadi di 1,5 cm di lato.
Ho passato il broccolo in un padellino con un filo d’olio, 1 acciuga e del peperoncino, regolando poi di sale.
In un altro padellino ho fatto imbiondire la cipolla con un filo d’olio, poi l’ho scolata e messa da parte, facendola intiepidire. Nello stesso padellino ho insaporito la zucca, regolando di sale.
La cipolla intiepidita l’ho mescolata allo stracchino.
Ho ricavato dalla brisé una sfoglia sottile e vi ho ritagliato dei cerchi di 12 cm di diametro. Ho foderato degli stampini grandi da muffin con la pasta e in ognuno ho messo 1 cucchiaio di stracchino con la cipolla, la zucca e poi i broccoli, ricoprendo con le strisce restanti di pasta brisé.
Ho infornato a 180° per 20 minuti o poco più, finché la brisé non era leggermente dorata.
Ho accompagnato con topinambour sbollentati, tagliati a fettine e insaporiti con un misto di erbette provenzali, e olio evo.
Con questa ricetta partecipo al secondo round del contest di Paola del blog Nastro di Raso  “Tutti i Colori del Cibo“. A questo link potete votare la mia ricetta con un semplice click… se vi va! 😉
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Pisarei e fasò per Emilia Mon Amour – parte III

Quando cercavo una ricetta per il mercoledì social di questa settimana ho scorso l’elenco delle ricette emiliane; servivano primi e secondi piatti ed io, tutto sommato sulle minestre vado forte.
Leggo pisarei e fasò e penso: «mmm… i piselli non mi piacciono molto…» poi però cerco questa ricetta per vederne i dettagli e scopro che i pisarei con i piselli non c’entrano per nulla!! 
La parola pisarei deriva da pigiare, in quanto i pezzetti di pasta si schiacciano sulla spianatoia, un incrocio tra tra orecchiette, cavatelli e gnocchetti sardi, con la particolarità di usare il pangrattato insieme alla farina per l’impasto!
E quindi, subitaneamente, ho deciso: che pisarei e fasò sia!!!
Non è esattamente una ricetta estiva, perché si usano i borlotti e un soffritto di lardo o pancetta, ma la soddisfazione per il palato è davvero superlativa. 
E’ una di quelle minestre quasi asciutte che adoro, che sanno di vecchia cascina, di campagna, di luce di candele e di lavoro…perché fagioli e pisarei mica si tirano su in un attimo. 
Che siano di auspicio a chi subito si rimette in gioco, ai tanti che stanno lavorando sodo per tornare alla normalità!!
E anche con questa ricetta, originaria della zona di Piacenza, lo dico e lo ribadisco: Forza Emilia!!!

La ricetta che ho utilizzato è tratta da Il Grande Manuale della Cucina Italiana a cura di Stella Donati, un libro un po’ datato e che, nel mio caso, cade a pezzi. Prima era di mia mamma, ora ce l’ho io, e anche se non so se la ricetta sia filologicamente corretta, vi assicuro che questa versione è una meraviglia.

La ricetta: Pisarei e fasò
(per 2 persone)
Per i pisarei:
150 g di farina
50 g di pangrattato
acqua

Per i fasò:
150 g di fagioli borlotti lessati
1 pezzettino di burro e 3 cucchiai d’olio (nella ricetta originale tutto burro)
30 g di lardo tagliato fine
3 foglie grosse di basilico
1 ciuffetto di prezzemolo
1 grosso spicchio d’aglio
1 carota
1 costa di sedano
½ cipolla piccola
2-3 pomodori pelati

Per prima cosa si preparano i pisarei: in una ciotola capiente ho mescolato insieme la farina e il pangrattato, aggiungendo un pizzico di sale e tanta acqua da formare un impasto lavorabile ed elastico. Ho impastato bene e ho messo a riposare nella pellicola per almeno mezz’ora.
Nel frattempo ho preparato le verdure, carota, sedano e cipolla,  tritandole a cubettini sottili.
A parte ho preparato un trito con il lardo, il basilico e il prezzemolo e l’aglio e l’ho tenuto al fresco.
Passato il tempo di riposo della pasta ho ricavato dei serpentelli di pasta, lunghi e sottili come una grossa matita. Ogni serpentello va tagliato a pezzettini, sulla spianatoia ed ogni pezzettino va schiacciato con il pollice e poi fatto rotolare come per fare un piccolo gnocchetto.

Eccoli:

Ho continuato così  fino ad esaurire tutta la pasta, poi ho cosparso di farina e ho cominciato a preparare il sugo di fagioli.
In una casseruola con il fondo spesso ho fatto sciogliere il burro e l’olio e vi ho versato il trito di lardo, facendolo rosolare per qualche istante. Poi ho aggiunto le verdure. Ho lasciato cuocere per una decina di minuti, badando che non si attaccasse nulla. Poi ho aggiunto i fagioli. Ho insaporito anche loro per qualche minuti, rigirando spesso ed infine ho aggiunto i pomodori pelati schiacciati con la forchetta. Ho lasciato cuocere, aggiungendo qualche mestolo di brodo vegetale che avevo già pronto per puro caso, ma in mancanza va benissimo anche acqua calda.
Mentre il sugo cuoceva ho messo a bollire l’acqua in una pentola capiente, ho aggiustato di sale sugo e acqua e poi ho versato i pisarei, mescolando con un mestolo per fa sì che non si attaccassero gli uni agli altri. Quando vengono a galla sono cotti. Li ho tirati su con un mestolo forato e deposti in una zuppiera e poi conditi con il sugo di fagioli.
E qui sotto cosparsi con una bella spolverata di Parmigiano!!
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La zucca nel panino

L’ennesima vellutata, l’ennesima zucca… e l’idea è veramente semplice e buona! 
Una vellutata morbida di zucca e cipolla arricchita da un cucchiaio di yogurth. L’originalità sta nella presentazione, vista tempo fa in giro per la rete per altre cremose di verdura: la vellutata di zucca, bella arancione, arriva a tavola dentro il panino che si impregna tutto del suo sapore.
Io questa volta ho usato dei panini che avevo già a casa, ma l’ideale sarebbe farli personalmente, magari con farina integrale o di segale, con la ricetta che trovate qui!

La ricetta: Vellutata di zucca nel panino
(per 2 persone)
250 g di polpa di zucca cotta in forno
1 cipolla media
1 spicchio d’aglio
olio
sale
pepe
fresche o secche queste erbette (a seconda della disponibilità): rosmarino, salvia, maggiorana, prezzemolo, origano, menta
1 cucchiaio colmo di yogurt bianco al naturale
2 panini, meglio se con la crosta spessa, privati della calottina superiore e della mollica interna

Ho tagliato a pezzetti la zucca e l’ho messa in un pentolino, facendola insaporire con la cipolla tagliata a dadini minuscoli, lo spicchio d’aglio e due cucchiai d’olio.
Dopo qualche minuto ho tolto lo spicchio d’aglio e ho aggiunto un goccino d’acqua perché la cipolla non colorasse troppo.
Poi le erbette: rosmarino, salvia, prezzemolo e menta erano fresche tagliate finissime, origano e maggiorana erano essiccate. Vanno aggiunte secondo il gusto personale. Dopo qualche minuto la zucca sarà già bene insaporita. Si passa al frullatore, aggiungendo qualche cucchiaiata di acqua tiepida.
Poi si rimette nel pentolino, aggiustando di sale e pepe, si scalda e si versa nei panini, decorando con un ciuffetto dell’erbetta fresca che avete a porta di mano!!!

Con questa ricetta partecipo al contest “Con un po’… di zucca” organizzato da Ramona di Farina Lievito e Fantasia in collaborazione con Ballarini, nella categoria primi piatti.


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Torta al cioccolato fondente con gelatina al melograno

Questa torta al cioccolato l’ho sperimentata in tutti i formati! Le dosi vanno bene per uno stampo del diametro di  21cm oppure 6 formine da muffin del diametro di 8cm.
In queste foto c’è invece questa torta ricavata con un coppapasta del diametro di 11cm.
L’impasto cresce bene, e la torta pronta resta umida e soffice per più giorni.
Per renderla particolare e autunnale l’ho coperta di gelatina di melograno. Se il frutto è ben maturo e dai chicchi molto rossi e dolci, il contrasto sarà esaltante: il dolce vellutato della torta al cioccolato e il dolce asprigno della gelatina di melograno.

La ricetta: Torta al cioccolato fondente con gelatina al melograno
Ingredienti:
60 g di cioccolato fondente di buona qualità (cacao all’80%)
80 g di burro
50 g di farina 00
30 g di maizena
100 g di zucchero
30 g di cacao in polvere
100 ml di acqua
2 uova grandi
1 cucchiaino di lievito in polvere

Ho messo l’acqua in un pentolino e vi ho sciolto lo zucchero fino a formare uno sciroppo; poi ho versato nel pentolino il cioccolato spezzettato e il burro a tocchetti e ho mescolato sul fuoco fino a che non erano completamente sciolti. Ho lasciato intiepidire.
In una ciotola ho miscelato la farina con il cacao in polvere e il lievito; poi ho cominciato ad aggiungere la miscela di sciroppo, cioccolato e burro, ormai quasi a temperatura ambiente. Ho mescolato accuratamente con un cucchiaio di legno e infine ho versato nella misela le uova, leggermente sbattute con un pizzico di sale.
Ho versato tutto il composto nella teglia rivestita di carta forno (o negli stampini monouso) e ho infornato in forno già caldo a 175°. Il dolce deve cuocere a lungo, circa 40-45 minuti, se fatto in teglia grande, un po’ di meno se in monoporzioni.
Una volta raffreddato perfettamente l’ho ricoperto con la gelatina di melograno, preparata come segue:

Ingredienti:
1 melograno grande e maturo
2 cucchiai di zucchero
1 foglio di gelatina

Ho messo il foglio di gelatina ad ammorbidire in acqua ben fredda.
Nel frattempo ho sbucciato il melograno e frullato i chicchi, tenendone una manciata da parte per decorare. Poi ho filtrato il succo ottenuto.
In una parte del succo di melograno ho sciolto lo zucchero e il foglio di gelatina, facendo scaldare ma non bollire sul fornello. Poi ho tolto dal fuoco e aggiunto l’altra parte di succo di melograno. Dopo aver ben mescolato ho fatto intiepidire un po’ e poi, con l’aiuto del coppapasta, ho versato uno strato di gelatina sulla torta. Se il coppapasta è ben aderente alla torta si formerà un livello regolare di gelatina.
Per completare ho decorato con i chicchi di melograno.

Questa torta è per Paola di Nastrodiraso perchè tra poche ore, l’11.11, è il suo compleanno!!! E visto che quest’anno è l’11.11.2011….
11 MILIARDI DI AUGURI, Paola!!! Tanta felicità!!! 😀

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