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Torta cimitero per Halloween Una base al cioccolato perfetta, da decorare con caramelle e biscottini per la festa più terrificante dell'anno.

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Erano tre anni almeno che mi ripromettevo di preparare la torta cimitero per la sera di Halloween.
Questa torta che dovrebbe avere l’aspetto di un camposanto infestato dagli spettri è una delle idee più carine che ho trovato in rete, tra le tantissime per festeggiare Halloween anche a tavola. Read more

Torta cimitero per Halloween Una base al cioccolato perfetta, da decorare con caramelle e biscottini per la festa più terrificante dell'anno." class="facebook-share"> Torta cimitero per Halloween Una base al cioccolato perfetta, da decorare con caramelle e biscottini per la festa più terrificante dell'anno." class="twitter-share"> Torta cimitero per Halloween Una base al cioccolato perfetta, da decorare con caramelle e biscottini per la festa più terrificante dell'anno." class="googleplus-share"> Torta cimitero per Halloween Una base al cioccolato perfetta, da decorare con caramelle e biscottini per la festa più terrificante dell'anno." data-image="https://www.ricettedicultura.com/wp-content/uploads/2017/10/torta-cimitero-halloween_1.jpg" class="pinterest-share">
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Pabassinas per Ognissanti

Una ricetta preparata ormai un anno fa che tenevo in serbo per Ognissanti e per combattere a colpi di dolci golosi l’Halloween mostruoso che arriva da oltreoceano
Che poi questa festività qui in Italia sarebbe così poetica e carica di significati. I mondi si assottigliano tanto che possiamo quasi vedere i nostri cari defunti, tanto che le tavole dei nostri nonni restavano, un tempo, apparecchiate tutta la notte, e si riempivano per una sera di dolcezze per coloro che “non ci sono più” ma restano presenti nei cuori di ciascuno. Le castagne, il vino, i dolci di frutta secca, croccanti ed allusivi alle ossa di morto e allo sbattere dei denti delle anime del Purgatorio.
Una notte per comunicare con il magico che è sempre esistito in natura, per scoprire le proprie radici, per ricordare gli antenati, per raccogliersi assieme alle persone care.
Quindi, per me, un benvenuto agli spiriti e a quel brivido provocato dalle cose che non si conoscono, un po’ meno ad occhi galleggianti in bicchieri di cocktail e a dita insanguinate… 😉

I pabassinas sono dolci sardi tipici di questa festività. Pabassa è il nome sardo dell’uva passa, frutta secca immancabile in questi biscottoni tanto da dar loro il nome. Assieme all’uvetta tanta altra frutta secca croccante, dalle noci alle mandorle ai pinoli, senza regole troppo rigide, che cambiano a seconda della zona, dei paesi, delle cuoche.
Esiste un altro tipo di pabassinas, detto papassinas di saba, con una base di uva passa e, appunto, di saba o sapa, il mosto d’uva che viene cotto e ristretto tanto a lungo da diventare simile ad un miele denso.


Per me invece i pabassinas per eccellenza, da quando ero ancora bambina, sono sempre stati questi: i pabassinas a mustazzoles, più simili a grossi biscotti.
Li dedico a mia nonna e soprattutto alla mia bisnonna, che non ho mai conosciuto ma che è stata instancabile produttrice di dolci e dolcetti per le nipotine, dalla quale, credo, ho ereditato l’amore per la cucina.

Se cercate altre idee italianissime per Ognissanti ecco due proposte:
Bustrengolo
Fave dei Morti

La ricetta: Pabassinas (ricetta rivisitata da www.ricettedisardegna.it)
250 g di farina 00
100 g di uva passa
50g di mandorle
100 g di noci
125 g di zucchero
100 g di strutto (per me burro)
1 uovo e 1 tuorlo (piccoli)
la buccia di un limone
1 bicchierino di grappa (sarebbe meglio Marsala)
1 pizzico di sale
la punta di un cucchiaino di lievito per dolci

per la decorazione:
1 albume
zucchero a velo
monpariglia colorata

Mettere ad ammollare l’uvetta in poca acqua.
Impastare la farina con il burro e lo zucchero, poi aggiungere l’uovo intero e il tuorlo, il sale, la buccia di limone, la grappa. Aggiungere all’impasto l’uvetta, asciugata e infarinata, e la frutta secca sminuzzata al coltello. Fare riposare l’impasto per mezz’ora al fresco.
Scaldare il forno a 175°. Stendere l’impasto dell’altezza di 1 cm e ritagliarlo in tanti rombi irregolari.
Disporre i pabassinas su una teglia foderata da cartaforno e far cuocere per 15 minuti. Lasciar raffreddare i biscotti.
Preparare una glassa densa, facendo sciogliere lo zucchero nell’albume. Spennellare i biscotti e cospargerli di monpariglia, poi farli asciugare in forno con la ventola accesa.

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Bustrengolo per Halloween…anzi per Ognissanti

Arriviamo ai giorni di festa per Ognissanti e gli italiani, almeno quell’alta percentuale che sono dediti ed appassionati di cucina sono ai fornelli. I piatti più noti e strettamente legati alla festività di Ognissanti sono dolci. Forse questo fatto è strettamente legato al detto “trick or treat” che i bambini anglosassoni recitano durante la loro questua di casa in casa nella notte di Halloween. In origine erano i pellegrini cristiani ad elemosinare il “dolce dell’anima” che altro non era che semplice pane. Ecco la tradizione di tutti i dolci di Ognissanti, spesso a forma di pane, infarciti di frutta secca.
 
Chi ha già sentito parlare del Bustrengolo? È un dolce che mi ha colpito per l’estrema semplicità dei suoi ingredienti. Si tratta di una specie di pasticcio di farina di mais, quasi una polentina dolce, guarnito con frutta secca, tra cui uva sultanina e pinoli e mele a fettine e, talvolta noci e nocciole, normalmente cotto al forno oppure fritto.P { margin-bottom: 0.21cm; }
L’origine e la diffusione è umbra, anche se è noto un Bustrengo marchigiano ed emiliano, che però è molto più simile ad una torta vera e propria, con uova e farina bianca oltre a quella di mais.
 
Impossibile, parlando di dolci umbri, non citare la celebre Fiera dei Morti che si svolge ogni anno a Perugia sin dall’epoca medievale. Si hanno testimonianze scritte sin dal 1260, quando era già un’usanza radicata.
Le fiere godevano di particolari esenzioni dai dazi e la possibilità di commerciare anche per coloro che avevano avuto problemi con la legge per cause civili. Era Festa, non solo per la presenza di giochi, quali la caccia al toro, la corsa dell’anello e la giostra della quintana ed altri più semplici come lotterie e tombole, ma anche perchè prevedeva un grande afflusso in città con conseguente arricchimento della popolazione. Nel periodo autunnale era per di più di grande importanza per il possibile approvvigionamento di varie cibarie prima dell’inverno.
Tutte queste ragioni decretarono la fortuna di questa Fiera che spesso cambiò nome attraverso i secoli, da Fiera di Ognissanti a Fiera dei Defunti, fino a riprendere quello attuale di Fiera dei Morti.
 
E dunque via al più particolare e tipico dolce umbro della Festa di Ognissanti. Io ho seguito la ricetta tipica trovata in rete, sostituendo i pinoli con delle noci che avevo in casa. Per venire un poco più incontro al gusto attuale ho leggermente aumentato la quantità di zucchero nell’impasto e l’ho completato con dello zucchero a velo in superficie e un bicchierino di grappa nell’impasto.
Le dosi sono sufficienti per una teglia rotonda da 24 cm di diametro.
La ricetta: Bustrengolo umbro
175 g di farina di mais
80 gr di zucchero (50 nella ricetta originale)
50 gr di noci
50 g di uva sultanina
1 bicchierino di grappa***
2 cucchiai di olio d’oliva extravergine
1 pizzico di sale
1 mela
 
zucchero a velo per la superficie
 
Ho portato ad ebollizione 600 g di acqua con la punta di un cucchiaino di sale.
Ho intanto pesato lo zucchero e messo in ammollo l’uva passa nel bicchierino di grappa, sminuzzato le noci e sbucciato e tagliato a fettine la mela, spruzzandola con qualche goccia di limone.
Quando l’acqua bolliva ho versato a pioggia la farina di mais mescolando ed aggiungendo subito due cucchiai d’olio. Ho mescolato la polenta per circa un quarto d’ora, poi ho aggiunto l’uvetta con la grappa e le noci, lo zucchero  ed infine le fettine di mela, continuando a mescolare.
Ho unto di olio una teglia e vi ho messo il composto, schiacciandolo con il dorso di un cucchiaio.
Ho infornato a 180° per circa 35 minuti, poi cosparso di zucchero a velo e rimesso in forno ancora per 5 minuti.
Il bustrengolo si gusta freddo!***aggiornamento del 4 novembre: Loredana nei commenti mi suggerisce una ricetta in cui al posto della grappa ha trovato il Mistrà, liquore tipico marchigiano e laziale. Allora, siccome la zona di diffusione è esatta, ve lo segnalo perchè possiate fare un bustrengolo più vicino all’originale.

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Fave dei morti per Halloween Tutta la tradizione della festa di Halloween

 
I telegiornali dicono che Halloween è la festa per bambini importata dagli Stati Uniti, ma non sempre dicono che negli Stati Uniti questa festa è arrivata dall’Europa, grazie agli immigrati irlandesi e scozzesi: All-Hallows-Eve significa infatti Vigilia di Ognissanti in scozzese antico.
L’usanza di festeggiare questa particolare notte si perde nel passato, arrivando addirittura ai celti britanni di epoca preromana e chissà ancor prima. Prima dell’Ognissanti di ispirazione cristiana, c’era Samhain, il capodanno celtico, il giorno che segnava l’inizio della stagione fredda il 1° di novembre. 
La celebrazione di questa festività era molto diffusa, tanto che Papa Gregorio III, con la stizza che qualcuno potesse festeggiare una ricorrenza legata soltanto al ciclo della natura e non ai misteri cristiani, pensò di spostare la celebrazione di tutti i Santi del Calendario, dalla metà di maggio ai primi di novembre, fino a far coincidere le due feste.
A questo punto capirete che la tradizione celtica animistica e quella cristiana si sono fuse nei secoli, creando un vero e proprio calderone di simbolismi e di usanze, tanto che è difficile oggi dirimere quelle proprie di una cultura e quelle che appartengono alla seconda.
 
Gli irlandesi che per primi festeggiarono Halloween nel Nuovo Mondo erano sicuramente cristiani convinti, eppure erano soliti fare in questa notte giochi di divinazione che il mondo canonico difficilmente approvava. Quella del 31 ottobre era la notte in cui tutto poteva essere svelato, perché si assottigliava il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti che tutto sanno.

Addentrarsi tra le usanze della vigilia di Ognissanti presenti in Italia è pericoloso, perchè è un territorio tanto ampio da perdercisi. Io lo trovo affascinante, come affascinante è scoprire che regioni distanti tra loro hanno usanze molto simili, se non uguali, e che molte delle superstizioni legate al mondo dell’immaginario siano nate ruotando attorno a questa speciale sera dell’anno. Bisogna comprendere che prima dell’avvento dell’elettricità, le strade, i paesi e le città erano molto più buie di oggi e che l’accorciarsi delle ore di luce poteva davvero portare sconforto. Il mondo delle tenebre sembrava impadronirsi di quello della luce. In ogni luogo d’Italia ci si raccoglieva tutti insieme a mangiare cibi simbolici in luoghi caldi ed ospitali, rischiarati dal chiarore delle lanterne, mentre gli anziani più influenti tramandavano delle storie. 

 
In Piemonte le stalle, il luogo più caldo della cascina, si popolavano di anziani e bambini e venivano raccontate le storie di masche. Le masche in Piemonte sono le streghe o i diavoli, ma il temine deriva dal longobardo maska che significa anima di un morto. Tutti gli eventi dal carattere soprannaturale vengono attribuiti alle masche e alla luce di ciò è facile fare un parallelo con i mostri e i fantasmi che sono diventati simbolo della festa di Halloween. I vecchi del Piemonte, ma anche in Toscana o in altre zone d’Italia si ricordano che da bambini intagliavano le zucche, ben prima che l’Halloween statunitense venisse ad imperversare qui da noi.
 
Ma dopo aver letto questo lunghissimo excursus, vi chiederete cosa c’entrano le fave in tutto ciò. Le fave (la pianta) hanno una radice lunga lunga che sprofonda nel terreno. Da questa particolare forma è derivata la credenza che le fave mettessero in diretto contatto con il mondo dei morti. Molti sanno che i Pitagorici, i seguaci di Pitagora, presenti in tutto il sud-Italia, erano vegetariani, ma non tutti sanno che non si cibavano di fave, poichè le fave erano considerate carne, più precisamente la carne dei morti. A questo punto la storia si fa davvero terrificante e senza che debba sottolineare tutti i tortuosi passaggi è facile indovinare come le fave, da cibo sovrannaurale e proibito sia diventato un dolce tipico della ricorrenza di Ognissanti e del Giorno dei Morti. La cosa per me più affascinate è che dolci simili a questo siano diffusi dalla punta dello Stivale fino in Friuli Venezia Giulia, passando per le Marche e dalla Sicilia.
Io ho scelto la velocissima ricetta triestina; alcuni usano aromatizzarle con il rosolio o il maraschino, talvolta con le mandorle ci sono anche i pinoli, ma l’aspetto significativo è che le favette sono di tre colori: il bianco simboleggia la nascita, il rosa la vita, il marrone-nero la morte.

Buona All-Hallows-Eve a tutti voi!!

 
La ricetta: Fave dei Morti Triestine
(ingredienti per circa 80 favette)
200 g di mandorle pelate e tritate (io sono partita da 250 g di mandorle con la pellicina)
200 g di zucchero semolato
1 albume (di un uovo grande)
 
per le favette rosa: qualche goccia di Alchermes o di colorante rosso
per le favette marroni: 1 cucchiaio di cacao in polvere
 
Io sono partita dalle mandorle con la pellicina.  Per spellarle basta buttarle in una pentolina di acqua che bolle e spegnere il fuoco subito. Dopo dieci minuti la pelle verrà via con una leggera pressione. Ho tostato le mandorle in forno, senza farle scurire e poi le ho tritate assieme allo zucchero semolato.
Ho aggiunto l’albume ed impastato; poi ho diviso il composto in tre parti uguali. Una parte l’ho lasciata bianca, in una parte ho aggiunto il cacao e nell’ultima il colorante rosso.
Ho formato delle palline di 1,5 cm di diametro ed ho infornato a 150° per circa 10 minuti. Non devono scurire, ma risultare croccanti.
 
 
 
 
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