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lievitati, lievitati-dolci, Natale, ricette tradizionali

# 10 – Calendario dell’Avvento – Bejgli Ungherese

 

Oggi arriva un dolce lievitato ungherese tipico del periodo natalizio.
Ancora una volta si tratta di un dolce arrotolato e il suo nome, bejgli, deriva dalla parola tedesca beugen, che significa piegare e curvare. Il ripieno è cospicuo e proposto in due varianti tradizionali: ai semi di papavero e alle noci.
In particolare quello alle noci è una confettura densa, quasi un marzapane di noci, compatto e zuccherino.
Il rotolo a volte è cotto disteso, altre volte piegato a ferro di cavallo, sempre spennellato di uovo sbattuto perché diventi bello dorato! Una volta cotto si serve tagliato a fette di un centimetro.
 
Per la ricetta dell’impasto ho seguito le indicazioni del libro Il Pane Fatto In Casa; per il ripieno alle noci ho trovato ottime indicazioni sul blog La cucina del gatto bianco, omettendo la marmellata.
Il mio bejgli ha gonfiato e quindi ha perso un po’ di compattezza nella fetta. Proverò ad arrotolarlo più stretto, magari con il ripieno di semi di papavero.
 
Il ripieno va preparato con un giorno d’anticipo perché i sapori si amalgamino bene.

La ricetta: Bejgli ungherese alle noci

ripieno:
200 g di noci tritate
180 g di zucchero semolato
8 cucchiai d’acqua
40 g di uva passa ammollata in 2 cucchiai di grappa
cannella
chiodi di garofano

impasto:
350 g di farina tipo 0
1 pizzico di sale
30 g di zucchero
10 g di lievito di birra
120 ml di latte tiepido
1 uovo sbattuto
50 g di burro fuso

Per il ripieno ho seguito le indicazioni de La cucina del gatto bianco, Ho preparato uno sciroppo con acqua e zucchero a cui ho aggiunto le noci tritate, facendo cuocere a bagnomaria per 15 minuti dal momento dell’ebollizione. All’ultimo si aggiungono l’uva sultanina che ho fatto ammorbidire in due cucchiai di grappa e le spezie. Poi si lascia riposare e raffreddare.

Ho mischiato la farina con il sale e lo zucchero.
Ho sciolto il lievito nel latte tiepido e poi l’ho aggiunto gradualmente alla farina cominciando ad impastare, nell’impastatrice.
Successivamente ho aggiunto l’uovo sbattuto e infine il burro fuso tiepido. Ho aspettato che l’imapsto incordasse. è stato necessario aggiungere 1 cucchiaio di farina perchè era troppo molle. Poi l’ho deposto in un recipiente pulito a riposare al caldo, fino al raddoppio.
 
Ho steso la pasta a forma di rettangolo. Ho spalmato su di essa il ripieno a temperatura ambiente. Ho arrotolato il bejgli formando un lungo rotolo e l’ho fatto lievitare fino al raddoppio coperto con pellicola trasparente.
 
Ho spennellato il rotolo con un tuorlo sbattuto e poi ho infornato a 190° per circa 20 minuti.

Il bejgli si serve a fette e si può conservare per un paio di settimane in una scatola di latta ben chiusa.

 

 

 

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in cucina

Il Food Revolution Day e le orecchiette con spinaci con uvetta e pinoli

Grazie a Micol e Cecilia di Muffins&Dintorni ho trovato un contest davvero interessante organizzato da Jasmine di Labna – Amore in cucina.
Fra pochissimi giorni sarà il Food Revolution Day
Tutti occupati a rimediare ai disastri della crisi, ci mancava pure la rivoluzione, direte voi… E invece no! Questa è una rivoluzione buona, perché si tratta di un evento creato da Jamie Oliver per sensibilizzare sul cibo sano e buono. 
Un piatto nutrizionalmente sano non deve essere per forza spiacevole da mangiare…anzi, al contrario, sempre più spesso il cibo sano è anche buono, noi foodbloggers ne siamo la prova vivente!
Così il 19 maggio partirà, in tutto il mondo, questa rivoluzione sana! Siamo tutti chiamati a partecipare, perché la salute si costruisca ogni giorno a tavola. Verranno organizzati molti eventi, ed è importante pubblicizzare l’iniziativa perchè sia davvero efficace! Tutte le informazioni le potete cercare qui.
Fino al 10 maggio, invece, sul blog di Jasmine e Manuel, si può partecipare al contest, pubblicando una ricetta che contenga prodotti sani, a km zero e di stagione.
Io ho scelto gli spinaci!
Gli spinaci consumati freschi e soprattutto raccolti in primavera sono i più ricchi di vitamine, soprattutto A e C, ma anche B, D, F, K e PP, e molti minerali, tra cui il famoso Ferro.
Gli spinaci hanno anche un’altra proprietà: contengono luteina, una sostanza molto importante che penetra nel sangue e arriva fino agli occhi depositandosi nella retina; in pratica gli spinaci ci aiutano a vedere meglio, non solo nel piatto!!
Inoltre gli spinaci fano molto bene al cuore, ma perché le vitamine siano assimilate nel modo migliore, bisognerebbe mangiarli crudi, in insalata. Sbollentandoli si perde circa il 50% di contenuto di vitamine e sali minerali, ma gli spinaci restano un cibo sano e salutare, un ottimo contorno e condimento per la pasta.

Proprio come condimento per la pasta li propongo per questa ricetta, in abbinamento con i pinoli, calorici, ma ricchi di proprietà antiossidanti per la pelle ed i capelli, e l’uva passa che conferisce una punta di dolcezza al piatto.
In questa occasione scopro che l’accostamento di spinaci, pinoli e uvetta fa parte della tradizione veneta come contorno, mentre io ho cucinato spesso come contorno, le zucchine con pinoli e uvetta.

La ricetta: Orecchiette con spinaci, pinoli e uva passa
(per 2 persone)
200 g di orecchiette
300 g di spinaci freschi
una manciata di uva passa
una manciatina di pinoli
mezzo bicchiere di vino bianco
1 spicchio d’aglio
1 peperoncino
olio evo
sale

Ho sbollentato gli spinaci e poi li ho raccolti con una paletta forata, senza buttare l’acqua, ricchissima di sali minerali, che servirà per la cottura della pasta. 

Ho sminuzzato al coltello gli spinaci. 
Ho messo in ammollo l’uvetta nel vino bianco, dopo averla risciacquata più volte sotto l’acqua.
Ho tostato leggermente i pinoli in un padellino e messo da parte.
Ho rimesso la pentola dell’acqua sul fuoco e ho aspettato che riprendesse il bollore; poi ho salato l’acqua e buttato le orecchiette (erano secche e necessitavano di 13 minuti di cottura).
In una padella capiente ho rosolato l’aglio e il peperoncino in due cucchiai d’olio extravergine d’oliva, ho aggiunto gli spinaci sminuzzati, poco dopo il vino e l’uva passa. Ho rigirato in padella per un paio di minuti e aggiustato di sale, poi ho spento.
Quando la pasta era cotta l’ho scolata e messa in padella con il condimento. Ho rigirato bene per far insaporire e aggiunto un filo d’olio e i pinoli tostati.

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in cucina, storia & cultura

Alessandra di Danimarca e i Panini Semidolci all’Uvetta

Franz Xaver Winterhalter – Ritratto di Alessandra ventenne – 1864
Siamo in tema di matrimoni reali – anche se mi unisco al coro un po’ in ritardo – e di monarchia in generale; colgo quindi l’occasione per ripescare dai meandri del gossip storico una figura vicina agli ormai strabusati William&Kate, e che mi dia l’occasione di autocelebrarmi.
Si chiama infatti come me, Alessandra, la regina di cui voglio parlare, per l’esattezza Alexandra Carolina Marie Charlotte Louise Julia di Slesvig-Holsten-Sønderborg-Lyksborg, conosciuta come Alessandra di Danimarca, regina del Regno Unito e Imperatrice d’India.
La sua storia mi sembra piena di eleganza e dignità.
Alexandra, chiamata Alix dai parenti più prossimi, nacque a Copenaghen il 1° dicembre del 1844 nel Palazzo Giallo. 
Il Palazzo Giallo dove nacque Alessandra
 Pur con sangue reale nelle vene visse un’infanzia pressoché normale, cosa che spiega la sua successiva insofferenza verso la regina Vittoria e per un’etichetta di corte troppo rigida. Il padre di Alessandra, il principe Cristiano non era molto ricco – usufruiva di una rendita di 800 sterline annue – e la famiglia viveva modestamente in un palazzo in usufrutto senza canone d’affitto.

Alix bambina e le due sorelle ebbero qualche volta la fortuna di farsi raccontare la fiaba della buonanotte da Hans Christian Andersen in persona, ma nulla di più, fino a che il padre non venne proclamato erede al trono di Danimarca, pur non essendolo in linea diretta.
A questo punto la loro rendita migliorò leggermente ma ugualmente adottarono uno stile di vita semplice, pur trasferendosi nella residenza ufficiale di Palazzo Bernstorff; Alessandra continua a cucirsi i vestiti da sola, a scambiarseli con le sorelle e a servir loro a tavola; tra loro figura anche Dagmar, futura zarina di Russia, con cui Alix era molto legata.

Alessandra con le sorelle Dagmar e Thyra prima del 1860

A sedici anni Alexandra venne indicata come futura sposa dell’erede al trono del regno Unito, il figlio della regina Vittoria, Alberto Edoardo. Non venne scelta da lui, ahimé, ma dalla future suocera e cognata, Vittoria (la regina) e Vittoria (la principessa di Prussia).
Pur essendo molto bella e di nobiltà comprovata non fu la prima ad essere designata come possibile sposa, a causa del disaccordo che animava i danesi contro i prussiani, molto più vicini al trono d’Inghilterra; successivamente però venne indicata come «l’unica che può essere scelta».

Alix ed Edoardo nel 1862

 Il 24 settembre 1861 la principessa Vittoria, fece le presentazioni ufficiali tra il fratello, principe Edoardo, e Alix a Spira; un anno dopo, il 9 settembre 1862, arrivò da parte di Edoardo la proposta matrimonio.
Pochi mesi dopo Alessandra si mise in viaggio verso l’Inghilterra a bordo della nave reale Victoria and Albert, sbarcando a Gravesend il 7 marzo 1863.
Sir Arthur Sullivan in quell’occasione compose della musica per il suo arrivo e Alfred Tennyson scrisse un’ode in suo onore:
 « Figlia del re marino da oltre il mare, Alessandra!
Sassoni e Normanni e Danesi siam noi,
Ma tutti Danesi nel nostro benvenuto a te, Alessandra! »

Henry Nelson O’Neal – Approdo a Gravesend – 1863

Il matrimonio si svolse il 10 marzo nella cappella di St.George a Windsor con grande sfarzo, ma siccome la corte era ancora in lutto per la morte del principe consorte Alberto, i colori concessi per l’abbigliamento vennero ristretti al grigio, malva e lillà. La sede prescelta venne criticata dall’opinione pubblica perché troppo piccola ed intima per accogliere tutti coloro che aspiravano ad essere invitati. Senza dar peso alle critiche si operarono drastici tagli nelle partecipazioni, anche per i Danesi: vennero invitati alle nozze solo i parenti più prossimi.

Il matrimonio in una stampa d’epoca – 1863
Immagine ufficiale degli sposi – 1863

 Dopo il subbuglio iniziale a corte – si vocifera che il cognato di lei, Alfred, se ne innamorò, entrando in conflitto con il fratello – gli sposi si mostrarono subito affiatati e fissarono la loro dimora a Sandringham House, tenendo come base londinese Marlborough House.

Un ritratto fatto in occasione delle nozze

Con grande disappunto della regina Vittoria, Edoardo e Alessandra sostennero la fazione danese durante la seconda guerra dello Schleswig nel 1864. Con l’invasione della Danimarca da parte dei prussiani si acuì l’odio di Alix per tutto ciò che era tedesco, odio che perdurò per tutta la vita.

Gli sposi con la Regina Vittoria – 1863

Altre controversie con l’autoritaria regina Vittoria si manifestarono in coincidenza della nascita dei figli di Alix. Apparentemente sembrano essere tutti prematuri, in realtà fu Alessandra a nascondere la presunta data del parto per non avere l’incomoda presenza di Vittoria durante il travaglio.

Alix con il primogenito Albert Victor nel 1864

Nel giro di sei anni partorì sei figli ma l’ultimo, Alessandro Giovanni, morì dopo un solo giorno di vita. Nonostante il desiderio di Alix di privacy per il suo dolore, la regina Vittoria fece proclamare un periodo di lutto a corte.
Il primogenito non arriverà mai a sedere sul trono d’Inghilterra perché morirà nel 1892 a 28 anni. Al suo posto diventerà re, con il nome di Giorgio V, il secondogenito Giorgio Federico, nato nel 1865.

La coppia degli eredi al trono con i primi tre figli – 1869c.ca

Alix mise al mondo anche tre bambine, Luisa (1867), Vittoria (1868) e Maud (1869).

Durante gli anni come sposa dell’erede al trono, Alix divenne subito molto popolare ed amata dagli inglesi. Entrò nel loro cuore per l’eleganza e la modernità nell’abbigliamento e venne emulata nelle sue scelte dalle appassionate di moda.
Si riforniva soprattutto presso case di moda londinesi; la sua preferita fu sempre Redfern’s, ma acquistò occasionalmente anche nella parigina Doucet and Fromont.

Alessandra nel 1870 circa

Nell’intimità la principessa Alix era estremamente materna. Amava il momento in cui poteva abbandonare gli impegni istituzionali e correre nella nursery a lavare da sola i suoi figli e guardarli addormentarsi nei loro lettini, ed era affettuosa e allegra in privato quanto dignitosa durante gli obblighi pubblici. Amava passare il tempo libero tra la danza, il pattinaggio sul ghiaccio, la guida del tandem e le lunghe cavalcate.

Le piaceva anche la caccia, e glielo perdoniamo solo perché sembra un personaggio moderno e per l’epoca emancipato, e inutilmente la regina Vittoria le chiese molte volte di smettere.
Alix invece, dopo la nascita del primo figlio continuò sempre le sue attività in aperto dissenso con la suocera, ma con la complicità di suo marito. La diversità di vedute con la regina Vittoria era resa più pungente a causa dell’appoggio che quest’ultima dava ai tedeschi.

Nell’aprile del 1868, Edoardo e Alessandra, già incinta della quarta figlia, visitarono l’Irlanda.
Successivamente, tra il 1868 e il 1869 Alessandra accompagnò il marito in un viaggio di sei mesi, visitando principalmente l’Austria, la Grecia e l’Egitto. In Turchia Alix fu la prima donna a sedere a tavola con il Sultano Abdülaziz.

Alix con Edoardo nel 1870, dopo 5 gravidanze.

Alix con le figlie adolescenti

La famiglia al completo, con Alix che dimostra la stessa età delle figlie

Nel 1901 Edoardo divenne Re. Un altro primato spettò ad Alix per essere stata insignita, all’incoronazione del marito nel 1901, del famoso Ordine della Giarrettiera, prima di lei assegnato soltanto a uomini o a donne sovrano (come Elisabetta I o la suocera Vittoria).

La bellissima Alix a 54 anni nel 1898

Nel 1910 fu la prima regina consorte a assistere ad un dibattito nella Camera dei Comuni.

Immagine ufficiale dell’incoronazione nel 1901

Un’immagine ufficiale della regina consorte, con la sua vita sottile nonostante i 57 anni

Un crescente stato di sordità causato dall’ostoclerosi, la malattia ereditaria di cui soffriva Alessandra, la allontanarono dalla vita sociale, permettendole di dedicarsi sempre di più ai figli e agli animali di casa.
Nonostante non fosse un matrimonio d’amore, quanto piuttosto di amicizia, quello fra Alix ed Edoardo fu tutto sommato felice. Alix, pur restando fedele ad Edoardo per tutta la vita, passò elegantemente sopra alle relazioni extraconiugali (se ne conoscono almeno cinque ufficiali e molte altre più ufficiose) che il marito intrattenne durante gli anni di matrimonio.

Nonna Alix, con il nipotino Edward

Spesso Edoardo fu criticato dall’opinione pubblica per il suo apparente disinteresse nei confronti della moglie, soprattutto nei periodi in cui lei fu malata, dopo la nascita di Luisa, quando si ammalò di febbre reumatica.
Alix apparentemente non mostrò di soffrire molto dei tradimenti del marito e concesse ad Alice Keppel, a quell’epoca amante del marito, di visitare Edoardo sul letto di morte.

Come regina e, alla morte di Edoardo, come regina madre, fu molto amata dal popolo.
Nel 1912 indisse l’Alexandra Rose Day, giorno dedicato alla vendita a Londra di rose artificiali fatte da disabili, il cui ricavato è destinato ad opere caritatevoli.
Durante la Rivoluzione d’Ottobre Alix entrò in grande dissenso con il figlio, Giorgio V, che non poté o non volle far nulla per salvare lo zar imparentato con loro. Nel 1919 lei stessa offrì ospitalità alla sorella Dagmar, fuggita dalla Russia dopo la rivoluzione.

Nonostante il passare degli anni Alessandra mantenne la sua bellezza, come dimostrano le foto d’epoca.
In vecchiaia la sua salute si fece instabile, frequentemente ebbe perdite di memoria e la rottura di un vaso sanguigno in un occhio la rese quasi cieca; verso la fine della vita l’uso della parola fu compromessa.

Alessandra nel 1923 a 78 anni

 Il 20 novembre 1925 si spense a Sandringham, a quasi 81 anni, per un attacco di cuore e viene tumulata a Windsor, accanto al marito.

[Fonti: http://en.wikipedia.org/wiki/Alexandra_of_Denmark; http://sissiludwig.forumfree.it; http://ladyreading.forumfree.it]

La ricetta: Panini semidolci all’uva passa

A questo english post voglio abbinare dei semplicissimi panini english style di quelli che si abbinano a una bella tazza di tè fumante o di caffè lungo.
Si possono gustare così oppure aperti a metà, tostati, e con un sottilissimo velo di marmellata.
Nonostante le mie scarse attitudini con gli impasti lievitati sono venuti benissimo.

Ingredienti (per circa 12 paninetti):
250 g farina
½ bustina di lievito secco
20 g burro
30 g zucchero
100 ml latte
80 g uva passa (ma ne andrebbe anche di più)
1 uovo (più un altro per dorarli in superficie)

Preparazione:
Ho riattivato il lievito con metà del latte intiepidito e una punta di cucchiaio di zucchero e lasciato riposare per 10 minuti.
Nel frattempo ho fatto sciogliere e poi intiepidire il burro ed ho ammollato l’uvetta in acqua tiepida, poi risciacquata ed infine asciugata con un panno.
Nella farina mischiata con lo zucchero e disposta a fontana  ho versato il composto di lievito e ho fatto una prima piccola palla di impasto.
Ho ripetuto lo stesso procedimento con il latte e burro tiepido e ricavato un’altra pallina.
Infine ho ripetuto ancora con l’uovo sbattuto.
Ho impastato insieme le tre palline, per formare un impasto omogeneo ed infine ho aggiunto l’uvetta asciutta cercando di distribuirla uniformemente.
Ho formato una palla liscia e l’ho messa a lievitare, coperta e al caldo, per un’ora.
Ho ripreso l’impasto, l’ho sgonfiato con un’impastata energica l’ho diviso in piccoli paninetti su una placca da forno infarinata. (si può anche formare un unico pane da affettare)
Ho coperto con i soliti panni e lasciato lievitare per quaranta minuti.
Prima di infornare in forno caldo a 190°-200°, ho spennellato i panini con un uovo a temperatura ambiente sbattuto e un goccino di latte e ricoperto con un pizzico di zucchero semolato.
Ho lasciato in forno fino a cottura per circa venti minuti (ma dipende dalla dimensione dei paninetti!).
Fuori si forma una crosticina, dentro c’è una mollica fina e soffice. 😉

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