Crema di ceci con cavolo nero saltato

crema ceci e cavolo nero_slideshow

 

Io letteralmente stravedo per la crema di ceci, è il legume che trovo più saporito e che cucino più frequentemente, preparando dai felafel, in abbinamento con altri legumi o accostandolo alla pasta. La crema però resta la mia preparazione preferita, aggiungendo qualche crostino strofinato di aglio, un filettino di pesce, o della verdura come in questo caso.

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Sedici: l’alchimia dei sapori – il contest – ep. 8 Di Terra

sedano-rapa-crema-di-pollo-gnocchiE siamo giunti a una nuova puntata di #Sedici, l’ottava per la precisione, e ciò significa che siamo esattamente a metà strada, che molti di quelli che sono stati abbinamenti, adesso diventeranno ingredienti principali e viceversa, e noi vorremmo che, per voi che ci leggete, la sperimentazione diventasse col passare dei mesi sempre più stimolante.

I vincitori della puntata dei Carnosi, come avrete già appreso da facebook sono: Leggi tutto “Sedici: l’alchimia dei sapori – il contest – ep. 8 Di Terra”

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#Polska – il contest culinario dedicato alla cucina polacca – zuppa

contest-cucina-polacca-zuppaIl contest con i prodotti della Polonia continua. Questa volta era richiesto di elaborare un antipasto o una zuppa. Io, manco a dirlo, ho scelto la zuppa, complici 2 giornate di pioggia a Torino: una crema di zucca, densa e vellutata, completata e resa saporita dai prodotti polacchi che abbiamo ricevuto.

Ho aggiunto alla zucca la salsiccia Kabanosy, dal gusto affumicato, e ho messo al centro della cocotte un cucchiaio di polpa di barbabietola rossa, molto usata in Polonia nelle zuppe e in altri piatti. Ho completato il piatto con fettine di formaggio di pecora Oscypek, anch’esso dal gusto affumicato e fatto gratinare in forno. Leggi tutto “#Polska – il contest culinario dedicato alla cucina polacca – zuppa”

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Zuppa di zucca al lime, con lenticchie rosse, mazzancolle e arachidi

Completamente trascinata dal viaggio con #Sedici, l’alchimia dei sapori, ho deciso di provare un’altra ricetta con il mio “agrumato”, il lime, ed uno degli abbinamenti consigliati. Ancora una volta è un piatto salato. La protagonista questa volta è la zucca, alla fine della sua lunga stagionalità, giusto in tempo, prima che la primavera ci porti nuovi frutti. Leggi tutto “Zuppa di zucca al lime, con lenticchie rosse, mazzancolle e arachidi”

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Zuppa di miso con noodles e pollo…e un consiglio per chi non ha voglia di cucinare! Il classico comfort food giapponese

zuppa-di-miso
La zuppa di miso è il classico comfort food giapponese, una sorta di cibo di casa come per noi potrebbe essere la pasta al forno o la torta di mele. Voi andreste mai a chiedere la pasta gratinata in forno al ristorante? Ecco, io no! Io mangio quella che mi prepara mia mamma che è totalmente diversa da quella di mia suocera e, di sicuro, è diversa da quella delle vostre mamme.
Ecco, qui non siamo in Giappone e per mangiare una buona zuppa di miso o si va al ristorante o si impara a farla a casa. La preparazione, una volta che ci si è procurati il miso, è relativamente semplice.
zuppa di miso

Ma cos’è il miso?

Questa pasta densa e scura non è altro che soia gialla ammollata e cotta, e successivamente fatta fermentare con un tipo particolare di fungo, l’Aspergillus oryzae che attacca gli amidi dei cereali, scindendoli in zuccheri più semplici e più digeribili. La maturazione avviene in grandi contenitori di legno con sale marino, in un tempo che va dai 12 ai 24 mesi. A seconda della composizione il miso prende nomi diversi: Hacho miso, se di sola soia, Mugi miso, se con orzo, Kome miso, se con riso, Genmai miso, se con orzo e riso, ma oggi vengono aggiunti anche miglio oppure segale o ancora grano saraceno.
Il miso non pastorizzato è naturamente ricco di enzimi vitali, vitamine, proteine, il che lo rende un alimento davvero pregiato e salutare. Rinforza le difese immunitarie e gli enzimi intestinali, fornisce un consistente apporto di vitamine del gruppo B e di sali minerali e aiuta a depurare il fegato.
L’utilizzo è simile a un comune insaporitore, per valorizzare le verdure cotte, il pesce o la carne o naturalmente per farne un saporito brodino. L’unica regola è quella di non salare i cibi, essendo il miso già molto saporito, e di non portarlo ad ebollizione, altrimenti i preziosi enzimi andrebbero persi: il miso si scioglie nel brodo bollente, fuori dal fuoco, si consuma subito, preparato sul momento e non si può congelare né riscaldare in seguito.
La ricetta che ho preparato io si ispira ai gusti dell’oriente ma non segue nessuna ricetta tipica: spesso nelle zuppe di miso viene usata l’alga wakame; io non l’avevo ed ho utilizzato dei funghi secchi, del pollo, dello zenzero fresco, del cipollotto, del peperoncino.
zuppa di miso con pollo

E se non avete voglia di cucinare?

 

Se vi sentite totalmente negati per la cucina di ispirazione orientale? C’è una nuova piattaforma di prenotazione di ristoranti, si chiama Quandoo ed è anche una app per smartphone. ÈP { margin-bottom: 0.21cm; } sufficiente registrarsi per avere a portata di dito una serie di ristoranti da prenotare, dalla pizzeria, al ristorante italiano, a quello fusion: anche alcuni ristoranti giapponesi dove assaggiare una zuppa di miso fedele all’originale. E il bello è che ad ogni prenotazione portata a buon fine, cioè quando vi sedete finalmente al vostro tavolo prenotato, si accumulano punti che danno diritto a un voucher-ristorante spendibile nei locali aderenti: bello, no? Anzi, con San Valentino alle porte è una buona soluzione per trovare a colpo sicuro il posto giusto per una cena speciale.

zuppa-miso-zenzero-cipollotto

Zuppa di miso con noodles e pollo “a modo mio”

(per due persone)
circa mezzo litro d’acqua
1 manciata di porcini secchi
2 cm di radice di zenzero fresca
1 cipollotto fresco
q.b di peperoncino (fresco o essiccato)
100 g di petto di pollo 
1 cucchiaino di salsa di soia
2 cucchiai di farina (per impanare)
olio extravergine d’oliva
(per insaporire alla fine)
per ogni scodella di zuppa, 1 cucchiaino di miso (per me Fiordiloto)
 
Ammollare i funghi in una tazza di acqua calda per almeno mezz’ora.
Mettere in una pentola due cucchiai d’olio, lo zenzero sbucciato e tagliato a fettine, il cipollotto affettato, il peperoncino. Far rosolare per alcuni minuti, senza far scurire. Aggiungere i funghi con la loro acqua  e completare con la restante acqua. Far sobbollire per far insaporire  e restringere un po’ il brodo.
Intanto tagliare a pezzettini  di 1-2 cm il pollo, passarlo in poca farina e rosolarlo velocemente in padella, insaporendo con la salsa di soia. Cuocerà in pochissimi minuti.
Quando il pollo è pronto cuocere i noodles nel brodo preparato in precedenza per circa 5 minuti (o a seconda del tempo di cottura indicato sulla confezione).
Sciogliere il miso in poco brodo e poi aggiungerlo alla zuppa. Servire subito in scodelle profonde, decorando con qualche anello di cipollotto crudo.
 
zuppa miso
 
 

Due ricette per Natale con la Vernaccia di San Gimignano DOCG

« Questi, e mostrò col dito, è Bonagiunta. Bonagiunta da Lucca: e
quella faccia di Ià da lui più che l’altra trapunta ebbe la Santa
Chiesa e le sue braccia: dal Torso fu, e purga per digiuno l’anguille di
Bolsena e la Vernaccia »
[Dante Alighieri, Divina commedia, Purg. XXIV,19-24]
E se già Dante nel Purgatorio citava la Vernaccia con tanta disinvoltura, facendo riferimento a Papa Martino IV, goloso di questo vino, vuol dire che all’epoca era già celebre in diverse parti d’Italia.
Pare che il nome faccia riferimento a Vernazza nelle Cinque Terre, dove si imbarcava per mare una produzione di questo vino; altre ipotesi fanno riferimento alla parola vernaculum che significa “originaria del posto” oppure si legano a Verno, gelido.
La sua produzione pare aver inizio nel 1200 ad opera di un certo Vieri de’ Bardi, che finì nel dimenticatoio al contario del suo prodigioso vino. Nel 1276 la Vernaccia era già celeberrima e pregiata, tanto da obbligare la creazione di una gabella di 3 soldi per ogni soma di vino esportata fuori da San Gimignano.
A seguire questo vino ebbe molti estimatori, da Cecco Angiolieri a Boccaccio, da Lorenzo il Magnifico a Geoffrey Chaucer, solo per citarne alcuni.
Giorgio Vasari immortala nell’allegoria di San Gimignano e di Colle Val d’Elsa, nel salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a
Firenze, «un
satiro giovane che beve la Vernaccia di quel luogo».

Nel 1610 San Gimignano e il suo vino finiscono addirittura in una guida turistica ante litteram per i primi viaggiatori ad intraprendere il Gran Tour in Italia:

 «cittadina
particolare, perché produce vina vernatica finissimi e si decora bene di
Templi splendidi»

Con il Settecento comincia un lento declino che arriva al culmine nell’Otticento con il diffondersi di varie patologie della vite, che provocano un radicale cambiamneto nella produzione vitivinicola italiana. La rinascita è lenta ma nel 1966 è il primo vino ad ottenere la DOC in Italia. Nel 1993 arriva anche la DOCG.
Ad oggi è un vino prodotto da almeno l’85% di uve Vernaccia di San Gimignano, con un massimo del 15% di altri vitigni a bacca bianca di zona toscana, non aromatici. Il suo profumo è floreale fruttato in gioventù e diventa minerale con l’invecchiamento a cui si presta benissimo, soprattutto nelle varietà riserva.
Invitata dal Consorzio della Denominazione di San Gimignano a partecipare al contest sul menù di Natale, ho ricevuto la Vernaccia di San Gimignano DOCG Vigna in Fiore 2013 di Ca’ del Vispo di Massimo Daldin, da 100% uve Vernaccia.
Ho pensato, per un ipotetico menù delle feste, di abbinarla a due piatti di pesce, un antipasto e un primo; l’antipasto, il filetto di sogliola, è reso più importante dalla presenza di erbette provenzali, che ben si sposano con i caratteri floreali del vino. La zuppetta di seppie, invece, è impreziosita dalla presenza dello zafferano, che rappresenta un abbinamento abbastanza classico per questo vino e dona un piacevole colore dorato alla tavola delle feste.

Le ricette:
Filetti di sogliola alle erbe provenzali su crema rustica di ceci

(per 4 persone)
300 g di ceci già lessati
1 cipolla
400 ml di brodo vegetale
1/2 bicchiere di Vernaccia di San Gimignano
olio extravergine d’oliva
sale
pepe bianco
1 rametto di rosmarino
4 filetti di sogliola
misto di erbette provenzali (origano, rosmarino, timo, finocchietto, lavanda, basilico, anice)
Tagliare finemente la cipolla; rosolarla per qualche minuto in due cucchiai d’olio a fuoco vivace ed aggiungere i ceci già lessati. Sfumare poi con il vino bianco e lasciar consumare. Aggiungere il brodo e il rametto di rosmarino e far insaporire i ceci per dieci minuti. Regolare di sale e pepe. Frullare il tutto fino ad ottenere una crema dalla consistenza non perfettamente liscia.
Spennellare i filetti di sogliola con poco olio extravergine, salarli e passarli nel misto di erbette. Arrotolarli su se stessi e legarli con un filo di spago per alimenti.
Infornarli a 180° per 10 minuti.
Riscaldare la crema di ceci, stenderla a specchio sul piatto e adagiarvi il filetto di sogliola, liberato dallo spago e irrorato con un filo d’olio a crudo.
Piccoli canederli integrali in brodo di seppioline allo zafferano
(per 4 persone)
160 g di pane raffermo ai cinque cereali, privato della crosta
50 g di latte
40 g circa di farina integrale
2 uova bio piccole
12 seppioline pulite
1 spicchio d’aglio
200 ml di fumetto di pesce
1 bustina di zafferano
olio extravergine d’oliva
sale
prezzemolo tritato
per il brodo:
rosolare lo spicchio d’aglio leggermente schiacciato in tre cucchiai d’olio. Aggiungere le seppioline tagliate a listarelle, assieme ai tentacoli e far insaporire. Coprire con il fumetto di pesce e far cuocere  a pentola coperta finchè le seppioline non sono tenere, per circa 15-20 minuti. Sciogliere lo zafferano in poca acqua ed aggiungerlo al brodo, con l’aggiunta di un’altra tazza d’acqua calda. Regolare di sale. 
per i canederli:
tagliare il pane a cubetti; irrorarli di latte ed unirvi le uova sbattute con un pizzico di sale e la farina. Lavorare il composto e formare, con le mani leggermente inumidite, delle palline della grandezza di una noce. 
Riportare a bollore il brodo di seppie e lessarvi i canederli per 5 minuti. Servire con il brodo, spolverando di prezzemolo fresco tritato.

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La zuppa del Pellegrino Un delizioso piatto caldo, ricco di cereali e di gusto

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La ricetta: Zuppa del Pellegrino
ingredienti
140 g di cereali misti (grano, farro, riso, avena, segale, orzo)
40 g di pancetta 
1 cipolla piccola
1/2 bicchiere di vino
3 cucchiai di lenticchie rosse
1 foglia di alloro
Olio extravergine d’oliva
Sale
peperoncino
 
Mettere in ammollo i cereali per 6-8 ore.

In un paio di cucchiai d’olio far dorare la cipolla con la pancetta tagliata a dadini. Aggiungere i cereali e tostarli, sfumare con il vino e farlo asciugare, poi coprire con acqua e far cuocere per 1 ora, con la foglia d’alloro e il peperoncino. Aggiungere le lenticchie rosse e far finire la cottura per altri 20 minuti. Regolare di sale, completare la zuppa del pellegrino con una spolverata di erbe provenzali e servire con focaccine o crostini di pane.

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Soupe aux oignons – Zuppa di cipolle alla francese

Ci troviamo in Auvergne, regione della Francia situata proprio al centro del Massif Central. Qui convivono due lingue quella del resto del paese, e quella d’oc, retaggio dell’antichità, secondo cui la regione è ancora oggi chiamata Auvèrnha. La regione nasce con gli Arverni, tribù gallica da cui prende il nome. Gli Arverni a loro volta sono noti per il loro comandante supremo, un giovanotto di nome Vercingetorige, al quale si deve l’unificazione della tribù celtiche dell’antica Gallia e una sconfitta clamorosa ai danni di Giulio Cesare a Bibracte.
L’iconografia ufficiale ce lo presenta come un gigante baffuto, una specie di Hulk Hogan dei tempi andati, e in effetti i Galli apparivano ai Romani come giganti, biondi e pelosi. In realtà il giovane Vercingetorige, era definito adulescens, ovvero uomo sotto i trent’anni secondo il diritto romano, nei Commentarii de bello Gallico di Giulio Cesare, nel VII capitolo, quasi interamente dedicato a lui. Attorno al 58 a.C., quando Cesare già combatteva in Gallia e scriveva il suo De Bello Gallico, Vercingetorige era un ragazzo sui vent’anni, di nobili natali, figlio del re Celtillo, e molto probabilmente all’interno dell’entourage militare di Giulio Cesare che gli fece indirettamente da maestro sulle tecniche di guerra dei romani, in
cambio della sua collaborazione e della sua conoscenza del territorio e
delle usanze della Gallia. Dal 58 al 53 si svolse una lunga campagna di guerra, durante la quale molte tribù celtiche vennero debellate o ridotte all’obbedienza, facendo degli Arverni il cuore della resistenza, in un territorio molto ricco di risorse ed evoluto economicamente. Mentre Cesare tornava per un periodo verso la Gallia Cisalpina, nell’inverno del 53, Vercingetorige, si mosse per creare una resistenza all’ulteriore avanzata romanaverso ovest.
« Allo stesso modo Vercingetorige, figlio di Celtillo, Arverno,
giovane influentissimo, il cui padre era stato l’uomo più autorevole
della Gallia e, aspirando al regno, era stato giustiziato dai suoi
compatrioti, convoca i suoi clienti e senza fatica li infiamma. »
Il racconto di Cesare non è totalmente obiettivo e fa apparire la resistenza arverna, capeggiata da Vercingetorige, qualcosa di molto simile ad una congiura, con un capo che raccatta i suoi sostenitori tra i diseredati delle campagne già battute dalla falce romana. Il capo degli Arverni invece riesce effettivamente ad unificare sotto di sé le tribù galliche, pur con l’uso della forza, prendendo in ostaggio i figli dei capi tribù per assicurarsi la fedeltà di questi ultimi. Forma quindi sotto di sè un clan potente che gli giustifica il nome che significa “il grandissimo re dei guerrieri”. 
Nel 52 egli impegna i romani in una sfiancante guerra d’inseguimento, facendo terra bruciata dietro di sé e mettendo in atto tutte le tecniche di guerra imparate dai romani.
Dopo alcune fasi molto favorevoli al capo dei galli, la fortuna volge alla fine verso Cesare. Con l’assedio di Alesia, Vercingetorige venne costretto alla resa e venne portato in catene a Roma per poi essere ucciso.
Il suo mito scomparve per risorgere solo nell’800, come simbolo nazionalista francese.
L’Alvernia è famosa non solo per il mito di Vercingetorige, ma anche per i suoi paesaggi, vulcani e sorgenti, e le sue industrie, Michelin e Danone, solo per fare due nomi, hanno in zona alcuni importanti stabilimenti, ma anche, dal punto di vista gastronomico alcuni dei formaggi più importanti della Francia: sono quattro le denominazioni DOP: Cantal, Bleu d’Auvergne, Fourme d’Ambert, Saint-Nectaire.
Contesa invece tra i pastori d’Alvernia e il celebre Nicolas Appert è la zuppa di cipolle. La leggenda vuole che il particolare metodo di cottura che fa caramellare le cipolle sia stato inventato proprio da Appert. Si narra che il duca di Lorena, in viaggio verso Parigi per far visita alla figlia Maria, sposa di Luigi XV, si imbatté in questa superba zuppa e si rifiutò di proseguire se non ne avesse prima imparato il segreto.
Altri raccontano che questo piatto fosse diffuso in Alvernia da secoli, tra i pastori che la preparavano con i pochissimi ingredienti: burro, cipolle, pane e formaggio. Il segreto è la dolce cottura delle cipolle che caramellano quasi senza aggiunta di zuccheri.

 La ricetta: Soupe aux oignons – Zuppa di cipolle alla francese
500 g di cipolle dorate
60 g di burro
1 cucchiaio di zucchero di canna
1 cucchiaio di farina 00 
1,5 l di brodo vegetale
100 ml di vino bianco
timo
lauro
180 g di Gruyère
sale 
pepe
1 baguette 

Preparare il brodo vegetale.
Nel frattempo tagliare finemente le cipolle. prendere una padella ampia e sciogliervi il burro, aggiungendo poi le cipolle. Iniziare la cottura a fuoco vivace, poi abbassare e far dorare le cipolle lentamente. Se faticano a colorare e caramellare aggiungere lo zucchero e qualche cucchiaio d’acqua. Quando sono ben colorate, sfumare con il vino bianco ed aggiungere poi la farina, mescolando bene. Aggiungere il brodo e poi regolare di sale e pepe, aggiungendo anche le erbe aromatiche. Far proseguire la cottura a fuoco molto basso, senza far evaporare troppo liquido e coprendo all’occorrenza.
Grattugiare il formaggio e tostare il pane.
Dopo 40 minuti di cottura la zuppa è pronta. Mettere sul fondo di cocotte adatte al forno un crostino di pane. Cospargerli di formaggio e coprirli con la zuppa. Completare con due crostini di pane e abbondante formaggio grattugiato. Infornare subito sotto il grill finchè il formaggio non è dorato. Servire subito.
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