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Pane dolce allo zafferano per Cerealia Wellness

Il nome dello zafferano deriva dal latino safranum e dall’arabo zaʻfarān (زعفران), giallo, che alludeva alla colorazione che gli stimmi, che in natura si presentano rosso-arancio vivo, davano alle stoffe per le quali venivano utilizzate come colorante.
Proprio con la funzione di trasmettere il colore acceso, che ricordava quello del sole, veniva utilizzato anche dagli egizi, per le bende delle mummie o per le tuniche dei sacerdoti e degli alti funzionari.
In epoca relativamente più recente Alessandro Magno lo adoperava come cicatrizzante per le ferite che si procurava in battaglia e Cleopatra utilizzava gli stimmi del prezioso fiore per regalare alla propria pelle una sfumatura dorata, un velo di autoabbronzante ante-litteram.
Nel frattempo in Grecia e a Roma erano “fiorite” – è proprio il caso di dirlo – numerose leggende riguardo la pianta e i suoi vivaci stimmi. Una di queste narrava del tragico amore tra il giovane Krocus e la ninfa Smilace, osteggiato dagli dei per il voto di castità della ninfa. Per separare per sempre i due amanti, gli Dei trasformarono la ninfa nella pianta di bosso e Krocus nel fiore di croco, dagli stimmi profondamente rossi.

Un’altra leggenda, questa volta romana, narra del dolore del dio Mercurio, che dopo aver ucciso inavvertitamente l’amico Croco, durante i suoi esercizi di lancio del disco, lo trasformò nel bellissimo fiore, macchiato di rosso a ricordo del sangue versato.
Intanto lo zafferano prosperava in medicina per le proprietà afrodisiache e antibatteriche che gli erano state assegnate e diventava, dall’Antica Roma a tutto il Medioevo e Rinascimento una sorta di status symbol. Chi poteva permettersi, tra tutte le spezie, anche questa preziosa polvere dorata erano solo le classi molto agiate.
Archestrato, cuoco e poeta greco, sosteneva che lo zafferano in un piatto lo rendeva “degno delle divinità immortali”, mentre i Romani erano soliti utilizzare la polvere dorata per preparare vini speziati e per nobilitare ulteriormente le già pregiate carni del pavone, con una salsa a base di zafferano, miele e nocciole.
Nel 1450 è ingrediente di ben 70 ricette di Mastro Martino di Como, il celebre cuoco della
famiglia Sforza, mentre a Venezia, nel momento più fiorente della Serenissima Repubblica, fu necessario istituire un ufficio dedicato esclusivamente ai commerci che riguardavano la preziosa spezia.

Dal Mediterraneo si spostò anche in Francia, dove diede vita alle preziose coltivazioni provenzali, e in Inghilterra e in Nord Europa, dove la memoria si conserva nei dorati dolci delle feste, ad esempio i Lussekatter svedesi, i panini di Santa Lucia.
Il pane dolce della Cornovaglia è uno di questi. Un pane ricco, da giorni di festa, arricchito da spezie e frutta secca e colorato dal giallo dello zafferano che in Cornovaglia rappresentava un’importante coltura nel XVI secolo.

Alcune note sulla farina che ho utilizzato per questo dolce: si tratta di Cerealia Wellness.
Come si nota nel loro marchio coi tre mulini, Cerealia nasce nel 2013 dall’unione di tre impianti molitori tra Lombardia e Piemonte, Molino Fiocchi, Molino Saini e Molino Seragni, nati tra la fine dell’800 e gli anni ’30 del XX secolo. L’unione fa la forza e il fatto di avere tre impianti che lavorano in sinergia ha permesso a Cerealia di diversificare la produzione a seconda delle necessità ed esigenze e di prestare più cura al cliente e al prodotto finale che si vuole ottenere. Unire le forze in questo caso ha permesso di svolgere analisi sempre più approfondite, per garantire una qualità ineccepibile ed investire nella ricerca per prodotti all’avanguardia.
Così oltre alle farine ad uso professionale, apprezzate da molte aziende, nasce la farina Wellness. Cerealia Wellness si presenta ad occhio nudo come una farina bianca;  in realtà essa è ricchissima di fibre, ma non contiene la parte più esterna del chicco, la vera e propria buccia che, avendo altissimi contenuti di lignina risulta più difficile da masticare ed è, a volte, irritante per l’intestino. Il contenuto di fibra, però, tolto il tegumento del chicco, è ugualmente molto alta, permettendo così un ridotto apporto di calorie e un sapore più pieno e gradevole.
Se avete ancora dei dubbi riguardo alla qualità di questa farina, pensate che la buccia esterna del chicco è quella che raccoglie tutti gli agenti atmosferici e le microtossine e quindi eliminarla rappresenta una garanzia per la salute, mentre il costo della Wellness, grazie alle tecniche approntate da Cerealia, resta comparabile con quello di farine tradizionali.
Qui i valori nutrizionali del prodotto:

[fonti sulla storia dello zafferano:
http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/l_antica_magia_dello_zafferano_di_provenza_e_ritornata_realta
http://www.lespezie.net/abc/391-zafferano.html
http://www.zafferano-leprotto.it/Lo-zafferano/curiosita.html]

La ricetta: Pane dolce della Cornovaglia allo zafferano
(ricetta rivisitata dal libro “Il Pane fatto in Casa”)

(per uno stampo da plumcake 20x10cm):

130 ml di latte
10 g di lievito di birra fresco
2 bustine di zafferano in polvere
200 g di farina Cerealia Wellness
30 g di mandorle tritate
la punta di un cucchiaino di noce moscata in polvere
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
30 g di zucchero di canna
36 g di burro
25 g di uva passa (queste le mie dosi, ma aumentate a piacere)
25 g di mirtilli rossi essiccati (queste le mie dosi, ma aumentate a piacere)
1 pizzico di sale
1 tazzina di rum
2 cucchiai di latte
2 cucchiai di zucchero
mandorle in lamelle
Lasciare ammorbidire il burro fuori dal frigo.
Sciacquare l’uvetta e i mirtilli e metterli a bagno in una tazzina di rum.
Scaldare metà del latte portandolo quasi ad ebollizione, poi fare un’infusione con lo zafferano. Lasciare riposare per 15 minuti.
Intiepidire il latte restante a temperatura ambiente e sciogliervi il lievito e 30 g di farina, lasciando coperto fino a che non inizia a fermentare.
Mescolare la farina restante con le mandorle tritate, le spezie, lo zucchero. Aggiungere il lievitino, cominciare ad impastare, poi aggiungere lo zafferano e infine il burro morbido e il sale, impastando il tutto per 10 minuti, fino a che non diventa omogeneo e liscio, distribuendo in modo uniforme l’uva passa, scolata e asciugata in carta assorbente. Coprire con pellicola leggermente unta e riporre al tiepido fino a raddoppio avvenuto.
Sgonfiare l’impasto e dividerlo in tre pezzi. Ricavare una pagnottina tonda da ogni pezzo e mettere tutte e tre in uno stampo da plumcake appena unto. Coprire nuovamente con pellicola unta e lasciar raggiungere il bordo dello stampo.
Riscaldare il forno a 190°.
Nel frattempo preparare la glassa con latte e zucchero. Spennellare il pane dolce ed infornare per 10 minuti. Poi abbassare a 180° e far proseguire la cottura per un altro quarto d’ora.  Verificare la cottura del fondo del pane, estraendolo dallo stampo, ed eventualmente completandola in forno. Poi spennellare ancora il dolce di glassa e cospargerlo in superficie di scagliette di mandorla.

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Spaghettoni con zafferano e zucchine

Perchè il cacio e pepe si può fare anche così, colorato. Solo che al
posto del pepe nero ci metti un po’ di pepe bianco e poi ti viene in
mente che un po’ di zucchine saltate non guastano e poi ancora che con
le zucchine ci sta bene lo zafferano: diventa un altro piatto…buono
però e con tutto il colore del sole!

La ricetta: Spaghettoni con zafferano e zucchine
(per 2 persone)
170 g di spaghettoni
1 zucchina grande
30 g cipolla
1 bustina di zafferano
40 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
olio
sale
pepe bianco
Mettere l’acqua per la pasta a riscaldare, nel frattempo lavare e tagliare le zucchine a cubetti e la cipolla a pezzettini minuscoli. 
In una padella versare due cucchiai d’olio e rosolare leggermente la cipolla, poi aggiungere le zucchine, rigirando per qualche minuto. Togliere dalla padella e tenere da parte.
Da parte, in una tazzina di acqua già calda sciogliere lo zafferano.
Salare leggermente (perchè il parmigiano porterà sapidità) l’acqua e versarvi la pasta. Far cuocere per cinque minuti.
Con un grosso forchettone prelevare gli spaghetti e travasarli nella padella, aggiungendo anche 2 mestoli dell’acqua di cottura. Far proseguire la cottura della pasta in padella, aggiungendo acqua bollente quando è necessario. Quando la pasta risulta quasi cotta aggiungere lo zafferano precedentemente disciolto e il parmigiano grattugiato e mescolare rapidamente formando un sughetto e aggiungendo ancora qualche cucchiaio d’acqua bollente se necessario. Assaggiare e regolare eventualmente di sale e di pepe. Per ultimi versare le zucchine per una veloce rigirata in padella e servire.
 

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Torta di semola con polpa di pera e cardamomo Profumata, umida e golosa

Arriva ancora una ricetta per #Mangiare Matera, proprio poco prima della scadenza.
Mangiare Matera – Vero Lucano è nata per esprimere con i suoi prodotti la vera essenza di un territorio: dopo l’assaggio di ciò che è giunto fin qui, direi che ci sono proprio riusciti! Il pane, innanzitutto, che da semplice accompagnamento diventa ingrediente per mille altri utilizzi…e poi la pasta ruvida-ruvida-ruvida…e ancora le semole dal buon profumo che mi hanno affascinato tanto che, anche a contest terminato, arriveranno di sicuro altri utilizzi.
Ho concluso in dolcezza, con una torta rustica semplice e aromatica con il cardamomo che in infusione, durante la cottura delle pere, rilascia un profumo delicato. 
P { margin-bottom: 0.21cm; }L’interno del dolce resta umido e fragrante per diversi giorni, senza seccare, grazie alla polpa di pera inserita proprio nell’impasto.È una torta perfetta per accompagnare il té, soprattutto un té nero speziato, ma è resa fresca dalla salsa di pere che l’accompagna e può essere gustata anche da sola.

 
 

La ricetta: Torta di semola con polpa di pera e cardamomo
2 uova intere
280 g di purea di pere
110 g zucchero
40 g di burro
1 cucchiaino di lievito per dolci
 
per la purea di pere:
5 pere grosse
5 bacche di cardamomo
1 bicchierino di grappa
2 cucchiai di zucchero
1 bicchiere d’acqua
 
per rifinire:
zucchero a velo
cannella
 
Per prima cosa ho preparato la purea di pere. Ho messo le pere lavate, sbucciate e tagliate a pezzetti in un pentolino con l’acqua, la grappa, lo zucchero e i semi di cardamomo. Ho fatto cuocere finchè la pera non era morbidissima. Ho scolato dall’acqua in eccesso ed ho frullato il tutto; poi ho passato al setaccio, per ottenere una crema perfettamente liscia. Una parte di questa purea servirà per la preparazione della torta, la restante per accompagnamento.
 
Per la torta: ho lavorato le uova intere con lo zucchero, ho aggiunto poi il burro sciolto e intiepidito, 280 g di purea di pere e gradualmente la farina di semola rimacinata ed infine il lievito setacciato. 
Ho imburrato una teglia del diametro di 22 cm e vi ho versato l’impasto.
Ho infornato a 180°C per 35 minuti.
In superficie ho spolverato di zucchero a velo con una punta di cucchiaino di cannella.
 
Al momento di servire ho accompagnato la fetta con un cucchiaio abbondante di fresca purea di pere al cardamomo. 
 
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Polpettine di tacchino in zuppetta di verdure e mela al curry

Questa ricetta merita davvero di essere divulgata perchè è uno dei curry migliori che io abbia mai mangiato!
La ricetta originale l’ho trovata su La Cucina Italiana di questo mese ed io ho apportato alcune leggere variazioni, ma solo marginali, mantenendo la sostanza: avevo del tacchino, al posto del pollo, ed ho usato il mio solito procedimento per le polpettine, abbondando con il pangrattato e usando il latte normale al posto di quello di cocco; ho usato il radicchio, con cui ho sostituito la verza, ottenendo anche un buon contrasto tra l’amaro dell’indivia e il dolce della mela. In ultimo il tipo di spezia indicato nella ricetta originale era garam masala in pasta, io ho usato una miscela in polvere.
Perfetto per questa stagione è un piatto pieno di calore e sostanza, pur essendo piuttosto povero di grassi, cosa che ci piace molto!!
La ricetta:  Polpettine di tacchino in zuppetta di verdure e mela al curry.
400 ml di brodo vegetale (cipola, carota, sedano e foglia di alloro)
1/2 cespo di radicchio lungo trevisano
250 g di petto di tacchino
1/2 bicchiere di latte
pangrattato
1/2 uovo sbattuto
1 cipolla
1 carota
1 gambo di sedano
1 mela (la mia era una rossa Gala)
olio evo
mild curry in polvere
Ho preparato il brodo vegetale. Nel frattempo ho tritato al coltello la carne di tacchino e l’ho mescolata in una terrina con il latte, un pizzico di sale, l’uovo e tanto pangrattato da formare un composto lavorabile.
Ho tagliato mezza cipolla a julienne e l’ho messa ad appassire in un paio di cucchiai d’olio, aggiungendo poi il radicchio tagliato a striscioline e facendolo poi stufare con un poco d’acqua.
Ho tagliato a dadini la mezza cipolla restante, la carota e il sedano e ho rosolato il tutto in una casseruola, con un giro di olio evo. Ho poi aggiunto anche la mela tagliata a dadi. Dopo qualche minuto ho aggiunto 1 cucchiaino di curry in polvere e il brodo vegetale. Ho lasciato cuocere per 10 minuti finchè non era tutto ammorbidito e il liquido si era ristretto, poi ho passato al frullatore.
Nel radicchio appassito ho aggiunto le polpettine di tacchino. Le ho formate del diametro di circa 2 cm e le ho direttamente buttate in padella.
Dopo un paio di minuti le ho immerse nella zuppetta di curry ed ho lasciato completare lì la cottura per circa 5 minuti.
Ho versato in ciotole dai bordi alti, completando con il radicchio stufato a cui avevo aggiunto una spolverata di sale.
in cucina

Mezzipaccheri al Curry e Gamberi

Il curry ormai, fra ristoranti etnici e ricette fusion, lo conosciamo tutti. Si tratta di una miscela di spezie, tra cui pepe nero, coriandolo, cumino, curcuma e cannella; a volte vi si trovano anche cardamomo, chiodi di garofano, zenzero, noce moscata, fieno greco e peperoncino.
Il termine deriva da cari che in lingua indiana tamil significa zuppa o salsa, facendo riferimento alla preparazione che questa miscela di spezie andava ad insaporire. I britannici hanno fatto confusione ed hanno chiamato curry l’insaporitore e non il piatto finito. 
La miscela in sé in realtà si chiama masala ma proprio per la grande varietà di spezie che ne fanno parte esistono decine di risultati finali differenti, a seconda della preponderanza di una o dell’altra. Il garam masala o il tandoori masala sono i più conosciuti. Quando la miscela viene prodotta artigianalmente, essa rappresenta una sorta di marchio di fabbrica e decreta il successo o l’insuccesso di un cuoco o di una padrona di casa. 
Viene fatta anche un’altra distinzione tra mild curry, più delicato, e sweet curry, più piccante, al contrario di quel che il nome potrebbe suggerire.
Il curry è anche un amico per la salute perchè stimola la digestione, eccitando i succhi gastrici e disinfetta blandamente l’intestino. Ha proprietà antinfiammatorie ed antiossidanti e, grazie alla curcuma, pare proteggere i neuroni da malattie degenerative come il morbo di Alzheimer.
Ed ecco, con il curry, una ricetta per una pasta veloce!!! 

Non ci sono dosi, perchè ci si regola a piacere!!
Occorre in anticipo lessare i gamberi e sbucciarli.
Ho messo la pentola per la pasta sul fuoco e mentre l’acqua raggiungeva il bollore, ho versato in una padella larga due cucchiai d’olio con mezza cipolla (media). L’ho fatta soffriggere un pochino, ci ho aggiunto un dito di vino bianco e ho fatto sfumare.
Ho aggiunto i gamberi, li ho fatti saltare qualche minuto, poi ho versato in padella mezzo bicchiere d’acqua, aspettando che sobbollisse.
Intanto ho salato l’acqua e buttato la pasta.
Ho versato il curry, abbondantemente, perchè ci piace, ma potete regolarvi a vostro gusto, e mescolato.
Quando i gamberi erano ben insaporiti ho spento, aspettando la cottura della pasta.
Dopo aver scolato i paccheri, li ho passati in padella nel sugo al curry, rendendo tutto più cremoso con un cucchiaio di panna.
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