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Cheesecake con mirtilli e more

Si conclude oggi la Settimana Blu per l’Autismo, organizzata dalla FIA, Fondazione Italiana Autismo per promuovere attività  e raccolte di fondi volte alla sensibilizzazione verso l’Autismo, ancora poco conosciuto.

Ho partecipato alla settimana in blu con la mia cheesecake con mirtilli e more, che completano una base di biscotti al cacao e una profumata crema fredda allo zenzero.

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Sedici: l’alchimia del sapori – il contest – ep.9 Di Bosco

Un vero exploit! Non saprei come altro definire la cascata di ricette pervenuta per la puntata n°8 di Sedici dedicata agli ingredienti “Di Terra”.

Questo mese, oltre alla nostra foodlover expat, si è aggiunto anche un vero Chef e molti molti entusiasti vegan… questi ultimi che ci fanno supporre che anche la nuova famiglia di gusti sarà ben accolta. Read more

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Composta autunnale con biscotti rustici senza glutine al riso e miglio

composta-prugne-mele-biscotti-senza-glutine-miglio

Sto cercando di sperimentare colazioni nuove – e vi confesso che qualche ovetto strapazzato ce lo siamo fatto – ma la classica colazione italiana per me resta la preferita.

Ecco che arriva allora anche questa, dolce, ma per me insolita. Tiepida quanto basta a dare avvio alle giornate autunnali un po’ grigine che non ti invogliano proprio ad uscire dalle coperte. Read more

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#Polska – il contest culinario dedicato alla cucina polacca – dessert

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Ultima puntata del contest polacco, ecco la ricetta per la manche del dessert.

Ho preparato una tortina, sfruttando la morbidezza delle prugne secche e ridotte a purea al posto del burro. Ad aromatizzare, sia la tortina, sia la crema inglese di accompagnamento l’idromele polacco, profumato, dolce, da assaggiare anche da solo, sembra di bere miele alcoolico.

Sulla base al burro di prugne e idromele ho messo della composta di marroni soffice, completata da granella di nocciole. Poi dei piccoli fruttini dalla spiccata acidità e una piccola prugna secca rinvenuta in idromele. Per accompagnamento una delicata crema inglese all’idromele, vellutata e profumatissima.

Se la mia proposta vi piace potete votarla qui. Read more

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Crema spalmabile vegan alle nocciole con avocado e cioccolato fondente (e pane ai semi) Ingredienti sanissimi per una golosità eccezionale

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Dopo una bella sfilza di ricette fortuitamente carnivore, volevo proprio tornare ad un gustoso dolcetto e l’ispirazione mi è arrivata dal famoso libro di ricette di dolci con verdure preso a Parigi.

Dolcetto non è, ma è una ricetta che vi torna utilissima qualora vogliate fare una colazione sana e gustosa. Per me la colazione del cuore è “pane burro e marmellata” oppure pane con qualcosa di davvero gustoso da spalmarci sopra…

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Crema spalmabile vegan alle nocciole con avocado e cioccolato fondente (e pane ai semi) Ingredienti sanissimi per una golosità eccezionale" class="facebook-share"> Crema spalmabile vegan alle nocciole con avocado e cioccolato fondente (e pane ai semi) Ingredienti sanissimi per una golosità eccezionale" class="twitter-share"> Crema spalmabile vegan alle nocciole con avocado e cioccolato fondente (e pane ai semi) Ingredienti sanissimi per una golosità eccezionale" class="googleplus-share"> Crema spalmabile vegan alle nocciole con avocado e cioccolato fondente (e pane ai semi) Ingredienti sanissimi per una golosità eccezionale" data-image="https://www.ricettedicultura.com/wp-content/uploads/2015/09/spalmabile-avocado_2.jpg" class="pinterest-share">
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Sedici: l’alchimia dei sapori – il contest – ep. 3 Erbe e Verde

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Ecco giunti alla conclusione della seconda puntata di #Sedici, con la proclamazione dei vincitori e il lancio della nuova famiglia.

Le ricette in concorso pervenute sono state 21, meno del primo round ma con grande entusiasmo da parte di tutti e con una vera e propria valanga di ricette fuori concorso, prova che i formaggi sono tra gli ingredienti preferiti nell’utilizzo in cucina, nelle vostre ricette. Una grattata di formaggio o un ripieno cremoso è come il tubino nero: ogni occasione è buona…salvo che con il tubino bisogna stare attente alla pancetta! 😀
Noi, nel frattempo, stiamo aggiustando il tiro, perfezionando le dinamiche del contest e del gruppo FB Sedici- l’Alchimia dei Sapori, per renderlo oliato come un meccanismo perfetto.
Eccoci dunque alla proclamazione dei vincitori. Se volete conoscere le modalità di votazione leggete qui.
Siamo giunti unanimi alla proclamazione dei golosissimi “Gnocchi di patate e Roquefort con pere, vino dolce e streusel croccante” di Giovanna. Un vero inno al gusto, prima di metterci a dieta per l’estate.

Per la scelta del secondo vincitore, avremmo voluto veleggiare su un piatto più leggero, ma il lato goloso di ciascuna di noi ha prevalso ed abbiamo scelto la ricetta di Simona, “Panna cotta al gorgonzola con composta di mirtilli all’aceto balsamico“. Simona ci ricorda, con la sua ricetta, che per servire i formaggi a fine pasto non è necessario ripiegare sulla consueta cheesecake, ma che si può osare.

Entrambe ci ricordano che gli erborinati “spaccano”! 😀
Complimentissimi a voi, e a tutte le altre ricette partecipanti.

Questo mese è stato un po’ particolare e, pur essendo passata a leggere tutte le vostre ricette, non sono riuscita a lasciare un commento a ciascuna ricetta partecipante. Mi scuso e vi prometto che rimedierò con la prossima famiglia.

Eccoci dunque pronti al lancio:

La famiglia Erbe e Verde descritta dalla Segnit comprende ingredienti che forse, ad un’analisi frettolosa, non avremmo raccolto nella stessa categoria di gusti. Essi presentano, invece, una nota erbacea e fresca predominante, anche quando il sapore si “scalda” al secondo assaggio.
Fanno parte di questa famiglia zafferano, anice, cetriolo, aneto, prezzemolo, foglie di coriandolo, avocado, piselli, peperone e peperoncino piccante.
Per ragioni di stagionalità abbiamo deciso di lasciare fuori il peperone, che nei supermercati si trova anche ora ma non è proprio nella sua stagione di elezione. Tra gli ingredienti restanti, abbiamo scelto a seconda del nostro gusto, e sarà quindi possibile giocare solo con gli ingredienti che trovate abbinati ad uno
dei nostri blog
(cioè zafferano, aneto, prezzemolo, avocado, piselli e
peperoncino piccante).
Si gioca dal 16 aprile al 13 maggio!

Veniamo al mio ingrediente, il burroso, erbaceo, delicato avocado

L’avocado non matura sulla pianta, ecco perché vi troverete ad acquistare avocado duri come sassi e a scoprirli dopo alcuni giorni soffici e scioglievoli. Il segreto è di farli maturare fuori dal frigo, controllandone la consistenza. Quando sono morbidi e il polpastrello tende ad affondare leggermente, è sufficiente rimetterli in frigo per bloccare la maturazione per un paio di giorni, in modo che tutti i vostri frutti siano allo stesso grado di morbidezza.
Da solo l’avocado è quasi niente, se non fosse per l’eccezionale “scioglievole” consistenza, ma ha la qualità di riuscire ad enfatizzare gusti molto più forti di lui, come l’aglio, il lime, l’affumicato del bacon, il piccante del peperoncino…


Io ho scelto di osare ed ho provato l’abbinamento avocado e caffé. Se siete abituati ad usare l’avocado nelle vostre insalate di pesce, questo abbinamento vi risulterà parecchio ostico. In effetti però nella zona del Vietnam, dell’Indonesia e delle Filippine l’avocado è trattato a tutti gli effetti come un frutto. Anche in Messico viene cosparso di zucchero e rum e consumato così, al cucchiaio. Se ci pensate la sua consistenza è perfetta per creare una crema, e talvolta viene usata come parte “grassa” di un dolce, in sostituzione dei grassi animali.
Io, leggendo caffé, ho immediatamente pensato al tiramisù. Non un tiramisù interamente vegetale, ma comunque un dolcetto molto simile all’originale, pur essendo senza uova e senza mascarpone. Vincete la resistenza e provatelo.
Per la base ho scelto di utilizzare i savoiardi sardi, che sono morbidi. Se li trovate usate questi, oppure savoiardi di ottima qualità o, ancora, preparateli voi in casa. 

Ecco gli abbinamenti con cui potrete giocare:
avocado & ananas
avocado & aneto
avocado & bacon
avocado & caffé
avocado & cetriolo
avocado & cioccolato
avocado & foglie di coriandolo
avocado & formaggio erborinato
avocado & formaggio fresco
avocado & fragola
avocado & frutti di mare
avocado & lime
avocado & mango
avocado & menta
avocado & nocciola
avocado & noce moscata
avocado & peperoncino piccante
avocado & pesce grasso
avocado & pollo
avocado & pomodoro
avocado & pompelmo
avocado & uva 

Le altre ricette “Erbe e Verde” che trovate sui blog delle mie compagne di merenda sono:
per lo zafferano:
Irene – fusilli zafferano, limone, zucchine e prosciutto crudo
per l’aneto:
Velia – bigné all’aneto con crema di salmone affumicato
per il prezzemolo:
Marzia – insalata di orzo, merluzzo e carciofi profumata al prezzemolo
per i piselli
Betulla – venere cantonese
per il peperoncino piccante
Alessandra – tortillas chips home made con salsa piccante

ed ecco il mio abbinamento per l’avocado:

Tiramisù avocado e caffé
Serves 2
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Ingredients
  1. 1 avocado maturo
  2. qualche goccia di limone (o di lime)
  3. 80 g di latte condensato
  4. 1 cucchiaio di miele millefiori
  5. 1-2 tazzine di caffé
  6. 1 cucchiaino colmo di zucchero
  7. cacao per spolverare
  8. circa 3 savoiardi morbidi
Instructions
  1. Preparare il caffé, zuccherarlo leggermente con lo zucchero e farlo raffreddare.
  2. Tagliare i savoiardi a cubetti di un cm di lato.
  3. Sbucciare l'avocado e ricavarne tutta la polpa. Schiacciarla con la forchetta ed irrorarla con qualche goccia di limone per non farla annerire. Mescolare alla polpa di avocado il latte condensato e il miele ed assaggiare per valutarne la dolcezza.
  4. Preparare due barattolini di vetro da 130 g. Disporre un primo strato di cubetti di savoiardi, irrorarli con alcuni cucchiaini di caffé e coprire con uno strato di crema di avocado, proseguire così a strati e, giunti all'orlo del vasetto, spolverare con cacao amaro o codette di cioccolato.
  5. Conservare in frigo almeno un'ora prima di consumare.
Ricette di Cultura https://www.ricettedicultura.com/
La ricetta: Tiramisù avocado e caffé 
(per due porzioni)
1 avocado maturo
qualche goccia di limone (o di lime)
80 g di latte condensato
1 cucchiaio di miele millefiori
1-2 tazzine di caffé
1 cucchiaino colmo di zucchero
cacao per spolverare
circa 3 savoiardi morbidi 
  
Preparare il caffé, zuccherarlo leggermente con lo zucchero e farlo raffreddare.
Tagliare i savoiardi a cubetti di un cm di lato.
Sbucciare l’avocado e ricavarne tutta la polpa. Schiacciarla con la forchetta ed irrorarla con qualche goccia di limone per non farla annerire. Mescolare alla polpa di avocado il latte condensato e il miele ed assaggiare per valutarne la dolcezza.
Preparare due barattolini di vetro da 130 g. Disporre un primo strato di cubetti di savoiardi, irrorarli con alcuni cucchiaini di caffé e coprire con uno strato di crema di avocado, proseguire così a strati e, giunti all’orlo del vasetto, spolverare con cacao amaro o codette di cioccolato.
Conservare in frigo almeno un’ora prima di consumare. 

 

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Oeuf à la neige per il Calendario Culinario La France à Table

Mentre tutte le foodblogger serie – quelle che ad agosto si stendono in spiaggia, italiana o straniera che sia – si prendono una pausa dal blog e dalla rete, io torno alla carica.
Io ad agosto resto a Torino e qualche giorno lontano dal blog me lo sono già fatto.
Quindi, o golosi cronici, voi che non siete in alcun modo scoraggiati o redarguiti dal caldo imperante (che ora arriva, oh, sì che arriva, è già qui!), ecco che troverete me ad allettarvi, incurante della canicola estiva, perchè ecco, sì… insomma… caldo o non caldo, si deve pur mangiare!
Quindi lasciatele perdere per un mese, le super foodblogger, e fatevi un giro qui, che da leggere ce n’è sempre…pure troppo!
L’Ile de France è la regione in cui si trova Parigi. Il suo nome deriva da île, isola, perchè territorio delimitato dai fiumi Oise, Marne, Epte, Aisne, Yonne ed Eure e attraversato dalla Seine, che bagna anche Parigi. Un’altra interpretazione vuole che la denominazione derivi Liddle Franke in lingua franca, appunto, che significa Piccola Francia.
Alla resa dei conti è tutt’altro che “piccola”, se non per il suo territorio, visto che è la più ricca regione di Francia e il suo reddito procapite è del 70% più elevato del resto della media Europea.
 
Un territorio ricco quindi e fortemente turistico.
In primo piano, ancora una volta, i castelli. Fontainebleau, con un’architettura che attraversa epoche e stili e con i suoi 115 ettari di giardini;
foto da http://www.williamcurtisrolf.com
il castello di Saint-Germain-en-Laye, anche questo notevole per la costruzione in sé, ma ancor di più per le collezioni al suo interno: ospita infatti il Museo di Archeologia Nazionale, che fa fare un viaggio attraverso 30.000 oggetti archeologici dal Paleolitico alla Gallia Merovingia del VIII secolo; 
se invece pensate che le cose preistoriche siano troppo distanti dai vostri gusti, ecco il Castello d’Ecouen, al cui interno sono conservati arazzi, ceraniche, mobili, gioielli e oggetti di uso quotidiano, risalenti al Rinascimento. 
Restando in tema di castelli e palazzi, non si può dimenticare Versailles… anche se, da torinese, ci tengo a dire che al progetto della Venaria Reale cominciarono a lavorare due anni prima…
Per le foodbloggers a caccia di props, l’ideale è fare un salto a Saint-Ouen, dove si svolge un mercatino delle pulci davvero celebre, il tempio europeo dei mercanti di anticaglie.
Un accenno lo merita anche Auvers-sur-Oise dove vissero e lavorarono molti pittori impressionisti francesi, quali Cezanne, Pissarro, Corot, Daubigny e dove morì Vincent Van Gogh, sepolto proprio nel cimitero di Auvers.


La ricetta francese di questo mese è un dessert fresco che ci
siamo spazzolati il dicembre scorso, mentre finivo di fotografare per il
calendario, ma che è adattissimo per concludere una cena anche se fuori
ci sono 30 gradi. La crema inglese la potete preparare in anticipo,
anche la sera prima; le nuvole, un po’ meno in anticipo, due ore prima di portare in tavola,
velocissime da montare e immergere per pochi istanti nell’acqua bollente
e quindi via subito sulla crema inglese. 
Attenzione, però! Alcuni confondono l’ oeuf à la neige con l’île flottante, invece come spiega una francese DOC sul suo blog, le seconde si differenziano per la cottura del bianco d’uovo che nell’île flottante è meringa cotta a bagno maria in forno. Nell’oeuf à la neige la quenelle di meringa viene adagiata nell’acqua bollente e lì cuoce per pochissimi minuti.

La ricetta: Oeuf à la neige

Per la crema inglese:
400 ml di panna fresca da montare
300 ml di latte intero
135 g di zucchero
6 tuorli
1 bacca di vanigliaPer le oeuf à la neige:
4 albumi
70 g di zucchero
1 cucchiaino di fiori di lavanda

Portare a ebollizione il latte e la panna assieme ai semini e alla buccia della bacca di vaniglia. Quando bolle, spegnere il fuoco e lasciare ancora la bacca in infusione per un quarto d’ora. Sbattere i tuorli con lo zucchero finchè non diventano chiari  e spumosi. Versare un po’ di miscela di latte e panna, bollente sui tuorli, mescolare bene e poi aggiungere, gradualmente tutto il liquido, mescolando. Far cuocere poi, in una casseruola, a bagnomaria, finché la crema non nappa il cucchiaio. Con il termometro da cucina, dovrebbe arrivare a 85°C.
La crema a questo punto va raffreddata velocemente, perchè non impazzisca: metterla quindi in una piccola boule e porre questa boule in una più grande, preliminarmente riempita di cubetti di ghiaccio. Mescolare finchè la crema non raggiunge la temperatura ambiente. Rimettere nella crema la buccia di vaniglia e porre il contenitore in fresco per almeno 6 ore.

Un’ora o due ore prima di servire il dolce preparare le oeuf à neige, montando gli albumi finchè non schiariscono ed aggiungendo poi lo zucchero, continuando a montare. Quando la meringa è pronta, scaldare una pentola d’acqua a circa 85°C ed immergervi poi la meringa a cucchiaiate, formnado delle grosse quenelles. Devono cuocere circa 7 minuti. Poi giratele e proseguite la cottura per altri 3 minuti. Deponetele su un piatto o un canovaccio pulito fino al momento di servire.

La crema va posta in coppe o bicchieri larghi e capienti e completata con le nuvole di meringa e, come ho fatto io, con i fiori di lavanda (oppure più semplicemente con qualche scaglia di mandorla o granella di altra frutta secca).

 

 

 

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Flaune de l’Aveyron per giugno e il Calendario Culinario “La France à table”

La regione del Midi-Pyrénées, si trova nel sud ovest della Francia.
Si tratta di un cuore verde, poichè interamente circondata da montagne e percorsa da fiumi e torrenti, tanto che 7 degli 8 dipartimenti che la compongono prendono proprio il nome da uno dei suoi corsi d’acqua.
Il verde è molto presente, con 1 parco nazionale da circa 46.000 ettari di natura incontaminata e 3 parchi regionali all’interno della regione.
I Pirenei sono la frontiera naturale che divide la Francia dalla Spagna, ma al tempo stesso per secoli hanno rappresentato la vicinanza con questo altro regno; è quindi facile immaginare che le contaminazioni culturali siano molte.

La varietà della regione è tale che vi si può trovare di tutto, dalle grotte con pitture rupestri preistoriche, alle più importanti industrie spaziali ed aeronautiche europee; a luoghi carichi di spiritualità come Lourdes o Saint-Bertrand de Comminges, base di partenza per i pellegrinaggi verso Santiago di Compostella, ai luoghi dove è nata la lotta operaia, Carmaux e Jaurès, presso gli impianti minerari che un tempo supportavano l’economia della regione; e poi la pastorizia che si racconta anche nelle attività collaterali come il coltelli Laguiole, le maioliche, i cammini della transumanza oggi divenuti sentieri da trekking.

Da fiaba i paesaggi di alcune località celebri, alcune fra tutte: Rocamadour, dove si trova il Santuario della Madonna Nera;

oppure Montsegur che ricorda la drammatica crociata contro gli Albigesi:

o ancora l’Aiguille du Midi:

Anche gli spunti artistici non mancano: a Montauban nacque Ingres; 84 anni dopo, ad Albi, nacque Toulouse-Lautrec.

I prodotti tipici sono conosciuti internazionalmente, il fois gras in prima fila, poi il tartufo, che l’avvicina un po’ al mio Piemonte, poi il formaggio di capra di Rocamadour, l’agnello del Quercy, l’aglio di
Lautrec, lo chasselas di Moissac, uva da tavola e vino di eccellenza, i porcini.

Tra le ricette, piatti corposi come cassoulet, aligot, garbure, stockfish e
gâteau allo spiedo.

Nel Midi, in particolare nell’Aveyron, in primavera si prepara il flaune. Si tratta di un parente prossimo del più conosciuto flan patissier del nord, confezionato con una sorta di ricotta di pecora, più vicina al brocciu corso che alla nostra ricotta. L’aroma tradizionale di questo dolce è però l’acqua di fiori d’arancio e proprio questo connubio di latticino di pecora + fior d’arancio, fa inevitabilmente pensare alla pastiera. In realtà pare che questa preparazione sia derivata da una ricetta dell’antica Grecia e quindi è normale trovarne delle varianti nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. La ricetta pare essersi diffusa in Europa tramite la diaspora ebraica.

La ricetta: Flaune de l’Aveyron
base:
300 g di farina
75 g di burro freddo a cubetti
1 cucchiaio di zucchero
q.b. di acqua fredda con 1 cucchiaino di aceto

ripieno:
500 g di ricotta di pecora
1 uovo intero e 5 tuorli
250 g di zucchero di canna
200 ml di panna fresca
6 cucchiai di acqua di fiori d’arancio

Preparare la brisè sbriciolando velocemente la farina con il burro freddo e lo zucchero. Aggiungere l’acqua fredda di frigorifero con l’aceto ed impastare molto velocemente per non scaldare il tutto.

Per il ripieno mescolare la ricotta con lo zucchero fino a renderla soffice. Aggiungere gli altri ingredienti, mescolando fino ad ottenere una crema omogenea. Profumare con l’acqua di fiori d’arancio.

Stendere la brisè in uno stampo largo 30 cm o in tanti stampini individuali. Riempire ognuno con il ripieno ed infornare a 180° per 45 minuti.

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Gli appuntamenti di Ortinfestival: ce n’è per tutti i gusti.

Come anticipato qui, volevo raccontarvi qualcosa sui tanti appuntamenti di Ortinfestival alla Venaria Reale dal 30 maggio al 2 giugno, per invogliarvi a partecipare.
 
 
 
Il Potager in cui la manifestazione/esposizione si articola è una maglia quadrata di spazi tenuti a verde e completati con una collezione frutticola, orti, cereali, prato e fioriture, divertissement d’acqua e gallerie verdi. 
Immaginate in questo spazio una composizione regolare e studiata di:
varietà antiche di alcuni ortaggi, accanto al paniere dei prodotti agricoli tipici del Piemonte;
piante aromatiche, da quelle alpine, alla macchia mediterranea e quelle più esotiche; 
fiori eduli, dall’Italia e da altre latitudini, accanto a più di 50 nuove specie vegetali dal mondo che si sono adattate con grande successo ai nostri climi;
erbe spontanee, negli ultimi anni quasi dimenticate, che oggi riaffiorano nell’uso in cucina e cosmesi.
 
Per i pollici neri, però curiosi come me, ci saranno affascinanti visite guidate attraverso gli orti per imparare a riconoscere le diverse specie vegetali.
Per i pollici verdi, invece, ci saranno veri e propri workshop di orto, per costruirlo da sé, in vaso o nei cassonetti. 
Per i pollici neri che aspirano a diventare pollici verdi ci saranno basici corsi di alfabetizzazione orticola.
 
Come in ogni manifestazione che si rispetti non mancherà l’area dedicata ai piaceri del palato: si andrà dalla cucina d’autore di chef talentuosi e stellati, al BistrOrt, con cucina semplice del mercato e di stagione, ai Pop-up Kiosk, dove verrà servito al volo street-food in chiave “orticola“.
Sarà allestita un’area pic-nic, la iPlaid zone, per i dejeuner sur l’herbe o le merende sinoire, come vogliate chiamarle…
Infine non mancheranno gli showcooking e le cooking classes, con blogger, chef e autori gastronomici.
 
Nella filosofia green, i materiali di recupero verranno utilizzati per allestire orti verticali, sui tetti, sui terrazzi o sui davanzali urbani.
 
La Blogger-area sarà allestita con le tende eco-chic di Ferrino e per alcuni vi sarà la possibilità di pernottare all’interno dei giardini della reggia.
 
Infine l’area shopping riguarderà diverse categorie, dal verde (piante, tuberi, sementi), al food, al design e arredamento, al wellness e verranno presentati diversi Gruppi di Acquisto Solidale operanti sul territorio.
 
A completare il tutto ci saranno le performance degli artisti di strada e la presenza del partner d’eccezione di quest’anno, il Peru, che presenterà il rito andino della Pachamama, la Madre Terra, un tempo venerata dagli Inca e oggi da molte popolazioni autoctone del centro e sud America.
 
Vi saluto e vi dò appuntamento ad Ortinfestival con la mia semplicissima ricetta di dolce con le fragole. Mentre scrivo penso a molte amiche blogger che sicuramente saranno attratte da questo calendario così ricco ed allettante. La manifestazione aprirà alle ore 16,00 del 30 maggio e si concluderà il 2 giugno; per altre informazioni cliccate qui!
 
 
 
La ricetta: Pudding di fragole al profumo di lime

 

150 g di fette di pane integrale (il mio ai cereali preparato con Multicereali QB Molino Grassi)
20 g di burro
200 g di fragole mature
200 ml di latte intero
2 cucchiai di miele
1 uovo grande
1 cucchiaio di zucchero di canna + un po’
la buccia di un lime
 
Tagliare il pane a fette e poi a rettangolini. Lavare le fragole e tagliarle a pezzettini.
Far sciogliere il burro e spennellarlo sulle fette di pane.
In una pirofila disporre uno strato di pane e poi uno strato di fragole e continuare fino ad esaurimento degli ingredienti.
Scaldare il latte con il miele e la buccia gratugiata di un lime. Montare l’uovo con il cucchiaio di zucchero, poi miscelare questo composto con il latte e miele intiepidito.
Versare il tutto sulle fette di pane e fragole e lasciare assorbire, per circa 10 minuti, mentre il forno si scalda.
Infornare poi a 180°C fino a doratura delle fette di pane in superficie. Consumare tipiedo o freddo.
 
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6 settembre 2017
Ho provato una nuova versione di questo pudding: ho utilizzato 7 fette di plumcake all’uva passa, tagliate ancora a metà e disposte su una teglia rotonda di 20 cm di diametro. Ho sbattuto con 50 g di zucchero 2 albumi e 1 uovo intero, con la buccia di mezzo limone bio. Alle uova ho aggiunto 300 ml di latte di soia tiepido. Poi ho irrorato il pane all’uvetta con questo composto, disposto delle fragole surgelate sul tutto e fatto riposare per 10 minuti e poi infornato a 180°C per 30 minuti.
 
Eccolo qui:
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Pommes meringuées con uvetta e cannella per il mese di marzo in Normandia.

Per il calendario culinario La France à Table oggi viaggiamo fin nel nord della Francia.

La Normandia è considerata la culla dell’Impressionismo, non solo per Claude Monet, che vi soggiornò lungamente e la scelse per più di 40 anni ma perchè moltissimi altri pittori dell’epoca rappresentarono su tela i suoi paesaggi.
 
Gli storici dell’arte mettono agli albori dell’impressionismo il Déjeuner sur l’herbe di Manet, esposto al Salon des Refusée (dove venivano esposti i dipinti rifiutati dal Salon ufficiale) nel 1863.
Il dipinto  venne riproposto con una chiave diversa e con lo
stesso titolo dal giovane Monet nel 1865: il suo Déjeuner sur l’herbe
stacca nettamente dalla
pittura classica, anche se ancora lontano dalle pennellate di colore che
saranno il tratto distintivo della nuova corrente pittorica.
i due “Déjeuner” di Manet e di Monet
 
Claude Monet era nato a Parigi ma già nel 1845, a 5 anni, si era trasferito con la famiglia in un sobborgo di Le Havre, sull’estuario della Senna, in Alta Normandia, dove il padre gestiva una drogheria. 
Quasi subito Monet si sentì predisposto per la pittura di paesaggio en plein air, prima ancora che l’impressionismo venisse codificato. Nel 1859 si era trasferì a Parigi, incontrando tutti gli esponenti del circolo nascente, pittori, poeti e scrittori, che coloreranno almeno quattro radiosi decenni di Francia. Con alcuni, ad alterne vicende, si trovò anche a dividere lo stesso tetto, mentre il suo interesse per la resa della luce e la pittura di paesaggio venne influenzato dalla permanenza in Marocco, durante il servizio militare, e durante i soggiorni a Trouville, ad Argenteuil e a Londra. Qui ebbe anche la possibilità di studiare le opere di Turner e Constable, pittori romantici inglesi di paesaggio.
Nel 1874 era nuovamente a Parigi, quando si inaugurò la mostra del gruppo Societé anonyme des peintres, sculpteurs et graveurs, nello studio del fotografo Nadar, e qui Monet esponne la sua Impression, soleil levant, che diede il nome all’Impressionismo stesso. Pennellate di colore che sono luce, per un quadro dipinto che rappresenta proprio il porto di Le Havre all’alba.

Altri luoghi in Normandia conservano memoria di Monet.
A Giverny egli visse dal 1883 al 1926, in una bellissima casa con giardino che oggi è museo. Fare il confronto tra le fotografie e i suoi dipinti è emozionante:

 

A Rouen, la cittadina di origine medievale che vide la morte sul rogo Giovanna d’Arco, Monet dedicò una serie di sue opere alla cattedrale gotica, fino a produrre più di 30 tele, tra
il 1892 e il 1894
, e nel periodo più produttivo fino a 14 versioni diverse in un solo giorno, seguendo i cambiamenti indotti dal mutare della luce.

Un altro soggetto che incantò Monet, tanto da indurlo a rappresentarlo molte volte e farne oggetto di studio per la luce, furono le scogliere di Etretat.

E qui potete vedere la stessa scogliera in una fotografia recente:

 
La Normandia non è però solo un luogo dai paesaggi incantevoli, ma è tra le regioni francesi la maggiore produttrice di mele. Si conta una stima di 7 milioni di alberi di mele, come uno sterminato frutteto, che tra ottobre e novembre si colorano di frutti. Tra le varietà più note la Belle de Boskoop, la Cox Orange, la Jonagold, la Reine des Reinettes.

La mela è quindi molto utilizzata in cucina, ma è soprattutto la materia prima per la produzione della bevanda più diffusa. La Normandia è l’unica regione di Francia a non avere vigneti, qui si beve il sidro. C’è anche una Route du Cidre, circa 40 km che si snodano tra cantine e frutteti.

E se in Normandia il vino sta al sidro, la grappa sta al Calvados, profumatissimo distillato a base di sidro, che vanta una storia risalente al 28 marzo 1553, la prima citazione scritta del prezioso nettare. Non è leggenda il trou normand, narrato da Maupassant e da Flaubert, ovvero il bicchierino di Calvados da buttar giù tutto d’un fiato a metà dei luculliani pasti per scuotere lo stomaco e far posto ad altre vivande.
La Normandia è anche terra di qualitativamente importanti bovini da latte e di celebri e raffinati formaggi ed è la seconda produttrice francese di ostriche, ma la protagonista della ricetta di questo mese doveva essere la mela. Non in forma di tarte normande, la celebre crostata di mele e calvados, ma più semplicemente una mela meringata, semplicissima da preparare, un finepasto semplice e golosissimo.
 
La ricetta: Mele meringate all’uva passa e cannella

(per 4 persone)
2 mele grandi
10 g di burro
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaino di cannella
4 cucchiaini di marmellata di mele
2 cucchiai di uva passa
1 bicchierino di Calvados (o in assenza brandy)

1 albume
30 g di zucchero

Tagliare le mele a metà, sbucciarle e togliere la parte centrale con i semi. Cospargerle di succo di limone.Mettere a bagno l’uvetta nel bicchierino di Calvados.
Mettere le mezze mele in padella con il burro e la cannella e farle cuocere coperte per 10 minuti, rigirandole spesso.
Scolarlele mele e disporle in una piccola teglia con il buco verso l’alto. Mettere in ogni cavità un cucchiaino di marmellata di mele e l’uva passa, scolata.
Scaldare il forno a 160°C.
Cominciare a montare a neve l’albume e, quando diventa schiumoso, aggiungere i 30 g di zucchero e finire di montare.
Disporre la meringa su ciascuna mezza mela ed infornare subito. Lasciar cuocere finchè la meringa non è soda in superficie (all’interno resterà più morbida).

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