David Teniers il Giovane – Interno di Cucina (1644)

David Teniers il Giovane – Interno di Cucina – 1644 – immagine tratta da Wikimedia
L’autore di questo dipinto è David Teniers detto Il Giovane, nato ad Anversa il 15 dicembre 1610 in una famiglia di artisti.
Il padre, David il Vecchio, aveva altri tre figli pittori; all’epoca chi mandava un figlio come apprendista spesso doveva pagare l’artista che lo ospitava e gli insegnava il mestiere, quindi non è così strano che tutti e quattro i figli di David il Vecchio abbiano seguito le orme del padre nella pittura, ma David fu quello maggiormente dotato artisticamente.
Dal padre apprese lo stile di moda all’epoca ispirato all’arte di Adam Elsheimer, pittore paesaggista più in voga del periodo. Al tempo stesso David conobbe la pittura di Pieter Paul Rubens, all’apice del suo successo.
Ricercando l’innovazione si avvicinò alla pittura di Adriaen Brouwer, che rappresentava scene di vita quotidiana, e divenne anch’egli pittore di genere, ritraendo scene rustiche casalinghe o di taverna, feste paesane e laboratori, solo secondariamente interessandosi alle scene sacre. Dell’opera di David colpisce la caratterizzazione dei personaggi e la vena umoristica o addirittura grottesca nel rappresentarli.
Nel 1632 fu ammesso alla potente Gilda di San Luca.
Il suo periodo più produttivo va dal 1633 al 1640, periodo in cui, però, non si distinse molto dallo stile del padre.
Nel 1637 sposò Anna, figlia di Jan Bruegel e nipote di Pieter Bruegel il Vecchio, unendosi ad un’altra famiglia di artisti ed assimilando in alcuni suoi quadri l’impronta di Jan Bruegel.
I critici sostengono che le sue creazioni più originali e significative siano più tarde, come ad esempio Il figliol Prodigo e i Cinque Sensi, risalenti all’incirca al 1645. Aveva intanto sviluppato uno stile personale, che collegava toni chiari a colori più caldi. I temi da lui prediletti si diversificarono, ed egli realizzò, oltre alle scene rustiche, utilizzate anche come base per la creazione di arazzi, quadri ove appaiono maghi, streghe, medici e alchimisti. I personaggi sono talvolta sostituiti da scimmie o da gatti in costume.
Nel 1651, trasferitosi a Bruxelles, venne nominato pittore di corte e direttore delle collezioni dell’arciduca Leopoldo Guglielmo d’Austria, allora governatore dei Paesi Bassi spagnoli. La raccolta che riuscì a mettere insieme si trasformò negli anni nel nucleo principale del Kunsthistorisches Museum, il principale museo di Vienna.
Nella seconda parte della sua carriera David perse un po’ di genialità ed inventiva, e pur essendo tecnicamente ineccepibile diventò meno originale e sfociò nel manierismo, ma fu considerato, ancora in vita, uno  dei più grandi pittori del suo tempo.
Poco dopo la morte della prima moglie, nel 1656, si era risposato con Isabella de Fren, figlia del segretario del consiglio di Brabante e fece tutto il possibile per dimostrare il suo diritto ad un titolo di cavaliere, scrivendo al re Filippo IV di Spagna e ricordandogli che il titolo di cavaliere era stato concesso anche a Van Dyck e Rubens. Il re si mostrò disposto ad accogliere la richiesta ma a condizione che Teniers gli vendesse tutti i suoi quadri. A quanto si sa la condizione non fu rispettata forse perché era sua intenzione fondare un’accademia strettamente riservata a pittori e scultori.
David Teniers il Giovane morì a Bruxelles il 25 aprile 1690.
[fonti:
Il dipinto rappresenta una scena di vita quotidiana in una cucina del XVII secolo.
Il fulcro della composizione è la signora con la gonna rossa, forse la padrona di casa, che siede in cucina, da un lato perché  è il luogo più caldo della casa, visto che il grande camino era sempre acceso, e di notte il fuoco covava sotto la cenere, dall’altro perché doveva dirigere i servitori. La signora sta sbucciando un frutto, infatti una cesta di mele giace ai suoi piedi, per metterlo nel piatto che un bambino le porge.

Si può dedurre che in questa casa si stia preparando un banchetto, dalla portata trionfale posta sul tavolo, quasi sicuramente un pasticcio di carne di volailles, una portata che di certo non si cucinava per il pranzo quotidiano, vista la sua presentazione imponente, sopra un guscio di pane su cui è stato rimontato il collo e le ali del cigno.Sulla tavola si possono anche riconoscere alcune pagnotte, una forma di formaggio e la trasparenza di alcuni calici decorati.

In alto si  riconoscono le forme della selvaggina appesa ad un apposito sostegno per la frollatura. La carne delle bestie appena uccise non può essere mangiata subito, necessita di un periodo in cui si svolgono tutti i processi chimici che consentono di consumarla senza che sia un’immasticabile soletta. Se la carne bovina necessita fino a tre settimane di frollatura a temperatura controllata, per gli animali da cortile e la piccola selvaggina è sufficiente un periodo molto più breve che a quei tempi si svolgeva in casa. Le bestie venivano perciò appese a quell’aggeggio in attesa che fossero pronte per essere cucinate. 
Accanto alle carni già pronte è posto un recipiente per la marinatura.
Lo stesso trattamento era riservato ai  pesci. Ce ne sono alcuni che attendono la frollatura, mentre uno è già posto in una specie di padella, mentre un piccolo osservatore a quattro zampe controlla la situazione.
Al fondo della cucina alcuni servitori sono indaffarati a cucinare, mentre un terzo servitore sta allestendo grandi quantità di polli su uno spiedo che avrebbe poi girato direttamente sull’enorme camino della cucina, che era usato per arrostire ed anche per cuocere i cibi, sotto la cenere o in pignatte.
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