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Madeleines al limone

Chi ha studiato letteratura francese al liceo non può che associare il nome di questi dolcetti all’opera di Proust, “A la recherche du temps perdu”, dove un dolcetto, una petite madeleine appunto, risvegliava con il suo profumo burroso i ricordi nella mente del protagonista.

“Mandò a prendere una di quelle focacce pienotte e corte chiamate madeleine, che paiono aver avuto come stampo la valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. Ed ecco, macchinalmente, oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione di un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzetto di “maddalena”.

Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di focaccia toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario.

Un piacere delizioso mi aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito rese indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità inoffensive, la sua brevità illusoria, nel modo stesso che agisce l’amore, colmandomi d’un’essenza preziosa: o meglio quest’essenza non era in me, era me stesso.”

La strada di Swann – Marcel Proust

In realtà i dolcetti sono tipici di una particolare zona della Francia, intorno a Commercy, in Lorraine.

Il loro nome è probabilmente dovuto a colei che le preparò per prima, Madeleine Paulmier, pasticcera al servizio di Stanisław Leszczyński, nobile polacco e suocero di Luigi XV di Francia, che risiedeva proprio a Commercy. Pare che il Re di Francia e la sua consorte si innamorarono di questi dolcetti, decidendo di dar loro il nome della cuoca che li aveva inventati.

Altre fonti raccontano che la forma a conchiglia non sia affatto casuale, anzi, leghi i dolcetti ancor di più al culto di Santa Maria Maddalena, tanto venerata in Francia, perché la leggenda vuole che sia stata la prima evangelizzatrice di Francia insieme a Maria e Lazzaro, approdati come pellegrini sulle coste meridionali.
Ecco il perché della forma a conchiglia: simbolo per eccellenza dei pellegrini e dei pellegrinaggi.

Per gustare un’autentica madeleine dovete dunque procurarvi lo stampo apposito e provocare lo sbalzo termico tra la temperatura dell’impasto, tenuta in frigo fino all’ultimo, e la temperatura del forno: solo questo formerà la famosa e inconfondibile “gobbetta”.

Le madeleine, così burrose, sono perfette da mangiare sul momento, appena tiepide… il giorno dopo perdono di fragranza; ma l’impasto può essere preparato in anticipo e conservato in frigo, così da permettere di servirle ancora tiepide per un té (cuociono davvero in pochi minuti).

La ricetta la trovate qui —> Madeleines al limone

 

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