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L’Oro di Napoli e le pizzelle ogg’ a otto Le pizzelle fritte, street food napoletano

Questa più che una ricetta è un pretesto per raccontare una storia: vi parlo dello street food napoletano per antonomasia, le pizzelle fritte. Si tratta di una frittura fatta con pasta lievitata, farcita all’interno con ricotta e salame o con i famosi ciccioli, gocce di grasso di maiale fritto.

 
In realtà dalle mie zie napoletane le ho sempre mangiate solo guarnite in superficie, dopo la frittura, con i più diversi condimenti.
Questa delizia alla portata di tutti era nota come pizza ogg’ a ott’
Ad Alexandre Dumas, che a Napoli fu per alcuni anni Conservatore dei Musei, nominato da Garibaldi in persona, fecero credere che questa definizione si riferisse a pizze vecchie di otto giorni e che quindi erano messe in vendita a prezzo molto basso.
La locuzione si riferiva invece alla possibilità di mangiare subito e pagare dopo otto giorni. Questo pagamento posticipato permetteva al popolo affamato di sfamarsi e di sperare nel frattempo in un lavoro saltuario o in una vincita per poter saldare il debito e prendere un’altra pizza.
 

L’oro di Napoli

Assolutamente da vedere per tradurre in immagini i racconti è la meravigliosa rappresentazione fatta da Vittorio de Sica in L’oro di Napoli, il film tratto dai racconti di Giuseppe Marotta. Nell’episodio Pizze a Credito, una giovanissima Sofia Loren interpreta la moglie del pizzaiolo, che ha la sua botteguccia nei bassi del quartiere Stella e stende le pizze, mentre il marito le frigge su un fornello portatile. Il neorealismo in cui il film si inserisce si colora, grazie alla Loren, di una velata malizia e di un umorismo malinconico. A un tratto il pizzaiolo si accorge che la moglie non ha più al dito un preziosissimo anello di smeraldo, suo dono di nozze, ed entrambi partono alla disperata ricerca di colui che può aver mangiato la pizza con l’anello dentro, anche se Sofia sa bene che la verità è un’altra…

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Mi fa piacere soffermarmi per un istante sullo scenario di questo film del 1954, a partire dalla casa del pizzaiolo che si intravede per qualche istante, il letto e il comò che si affacciano direttamente sulla strada, separati dagli avventori solo dal banchetto per stendere le pizze. Idiomatica anche la corsa dei pizzaioli, per i vicoli di Napoli, alla ricerca dell’anello perduto, seguiti da una folta schiera di curiosi, partecipi – fin troppo – della vita del quartiere.
Anche gli altri episodi sono da gustare: la figura caricaturale del Conte Prospero interpretato dallo stesso Vittorio de Sica, che gioca partite interminabili di scopa con il figlio del portiere, Silvana Mangano che interpreta una prostituta sposata ad un uomo che deve espiare una grave colpa, il pazzariello Totò, in un ruolo drammatico, tentando di liberare da casa propria  dell’incomoda presenza del guappo Carmine Iavarone; il saggio Eduardo de Filippo che dispensa consigli e pernacchie, fino al toccante episodio del funeralino. Un film da riscoprire con piacere, magari spizzicando qualche pizzella fritta.

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La versione del cuore

La versione per me più classica, che preparavano le mie zie di Napoli, è quella in cui si condiscono le  pizzelle calde con salsa di pomodoro al basilico e formaggio grattugiato (io preferisco il pecorino); vi segnalo un’altra farcitura sfiziosa con fettine di formaggio di capra semistagionato e fettine di pera, completando con una spolverata di pepe.

Pizzelle fritte ogg' a otto
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Ingredients
  1. Per circa 15 pizzelle piccine del diametro di 12-13 cm
  2. 300 g di farina
  3. 180 g circa di acqua (può variare a seconda dell'assorbimento della vostra farina)
  4. 10-12 g di lievito di birra fresco
  5. 1 cucchiaino di sale
  6. 1 cucchiaino di miele
  7. sughetto preparato con 5 pelati, aglio, olio, (basilico se in stagione)
  8. pecorino grattugiato
oppure
  1. 4 piccole pere
  2. formaggio semistagionato di capra
  3. pepe
Instructions
  1. Sciogliere il lievito in un poco d'acqua con il miele (o zucchero di canna). Iniziare a impastare, aggiungendo gradualmente l'acqua, fino ad ottenere un impasto morbido ma non appiccoso. Mettere in una ciotola appena unta a lievitare fino al raddoppio.
  2. Nel frattempo di può preparare in sugo o affettare gli ingredienti per altre farciture.
  3. Formate le palline di impasto e portate l'olio a temperatura. Poi allargate le pizzelle, una per volta, subito prima di immergerle nell'olio bollente. Io ne ho fritte due o tre per volta.
  4. Ancora calde, guarnitele con sugo e pecorino o con il formaggio di capra in modo che si sciolga.
Notes
  1. Per impastare io parto sempre da "g di acqua=50% di g di farina + un po'". Dipende sempre dall'assorbimento della farina che usate.
Ricette di Cultura http://www.ricettedicultura.com/

Le pizzelle non si possono preparare in anticipo, perché perderebbero la croccantezza. Quindi vanno fatte e mangiate…giusto il tempo per fare qualche foto!