#InvasioniDigitali a Torino – Villa della Regina I social per la promozione del panorama culturale italiano

Qualcuno di voi avrà sentito parlare in questi giorni di #InvasioniDigitali.

Il movimento, nato nell’aprile 2013, mira a far conoscere al grande pubblico le realtà artistiche e museali ancora poco note, comprese quelle che non hanno i fondi per autopromuoversi o che sono penalizzate da una scarsa accessibilità o decentramento. Partendo dal presupposto che oggi il mezzo per far conoscere l’immenso patrimonio artistico italiano passa da internet, le nuove tecnologie e i social, gli ideatori e promotori del progetto, Fabrizio Todisco ed Elisa Bonacini in primis, parlano di un utente 2.0 che è
<<in grado di creare contenuti, anche culturali,
condividendo immagini, suoni, pensieri, emozioni propri o altrui e lo
strumento maggiore per una loro diffusione e valorizzazione è la
viralità tipica delle piattaforme social.>>
Questo il concetto base, il resto alla fantasia degli invasori. Anche quest’anno dal 24 aprile al 4 maggio svariati invasori si sono fatti promotori di questa invasione dell’arte, allegra e pacifica, organizzando decine di eventi in tutta Italia.
 
Io mi sono iscritta alle invasioni della mia città: Torino
La prima si è già svolta il 29 aprile 2014 a Villa della Regina, una delle residenze reali facente parte della celebre “corona di delizie”, sistema di residenze attorno a Torino, nelle quali i Savoia, abbandonata per qualche ora o qualche giorno la città, andavano a svagarsi e rigenerarsi.
Villa della Regina è stata scelta per un’invasione digitale perchè patrimonio dal valore immenso ma purtroppo ancora poco conosciuto dai più. Da qualche anno si è costituita l’Associazione Amici di Villa della Regina per tutelarla e promuoverla e raccogliere fondi per la manutenzione ordinaria, perchè l’immenso lavoro di restauro svolto non vada perduto.
Questo impianto straordinario si trova sulla collina torinese, a 5 minuti di camminata ripida da piazza della
Gran Madre, quindi davvero a due passi dal centro cittadino.
La volontà di crearla venne dal Cardinale Maurizio di Savoia, secondogenito del duca Carlo Emanuele I e ambasciatore presso Roma. Il progetto viene affidato ad Ascanio Vitozzi, architetto che lavorò anche al Palazzo Reale, alla Basilica del Corpus Domini, al Castello di Rivoli e alle fortificazioni torinesi volute da Emanuele Filiberto.
Maurizio, ordinato cardinale a 15 anni, era entrato in contatto sin dalla più giovane età con i principi romani della Chiesa e con le loro residenze fuori Roma. L’ispirazione sembra provenire direttamente da lì:
si veda Villa Aldobrandini a Frascati o Villa Madama a Roma. Sono residenze di lusso, costruite su più livelli come quinte scenografiche che, anche a distanza, dovevano denunciare la propria magnificenza.
L’edificio è inserito in una teoria di giardini all’italiana, dalla geometria ben definita, movimentati con fontane e giochi d’acqua.
 
 

Nella sua villa Maurizio fonda l’Accademia dei Solinghi, dove nei momenti di svago ospitava letterati, scienziati e nobili colti, tra feste e balli in maschera, ma anche ritrovi d’èlite dall’aria misterica.
Maurizio, dalla vita assai movimentata, ben diversa da quella di un cardinale dei giorni nostri, dopo 35 anni di carriera ecclesiastica, lascia la porpora e, a 50 anni, sposa la giovanissima nipote Ludovica di
Savoia. Maurizio si dedicò alla letteratura e alla filosofia negli ultimi anni di vita, mentre la Villa dei Solinghi prese il nome di Villa Ludovica.
Di fatto era una “vigna” – come venivano chiamate le ville suburbane con annesse parti boschive, vigne per l’appunto, ed altre attività produttive, tra cui frutteti e orangerie- molto meno sofisticata dicome appare oggi e vera “residenza di campagna”.
Dalle cucine ci si poteva affacciare e pescare con il retino direttamente dalla peschiera che scorreva sotto le finestre, e la commistione tra quotidianità e spazi regali era molto ravvicinata.
La trasformazione in Villa della Regina si ha a partire dal 1713, quando il ducato di Savoia è trasformato in regno e le più affezionate visitatrici della Villa sono di fatto regine consorti dei regnanti sabaudi. Dalla Sicilia, all’epoca appartenente al Regno (in seguito scambiata con la Sardegna) venne chiamato Filippo Juvara, che doveva occuparsi del restauro e dell’abbellimento di alcuni datati palazzi torinesi. Viene a portare la sua opera anche qui, in particolare nel salone d’onore, a doppia altezza, per la quale, in collaborazione con maestri decoratori dall’abilità stupefacente, studia una decorazione basata sul trompe l’oeil. Lontani anni luce dalle decorazioni pesanti di altri luoghi dedicati al sovrano, questo era il luogo della schermaglia amorosa, dei poeti e dei musicisti; un luogo al femminile dove la grazia la fa da padrone.

Purtroppo alle #invasionidigitali non era concesso scattare delle foto all’interno del complesso, un vero peccato per la filosofia dell’evento.
Qualche foto l’ho potuta fare, però, durante un #socialchefpiemonte nel giugno del 2013 (grazie Carlo Vischi!). Per i dettagli incantevoli dei gabinetti cinesi e per capire più a fondo l’atmosfera del luogo vi consiglio, se siete piemontesi, di venire subito a visitarla; se siete più distanti, di guardare questi video e poi di venire subito a visitarla (le visite sono guidate e gratuite).
 
 
La Villa passò, dopo il trasferimento dei Savoia al Quirinale nel 1868, all’Istituto delle Figlie dei Militari, e
venne trasformata in una scuola per le signorine. Purtroppo fu bersaglio di un tremendo bombardamento durante la Seconda Guerra Mondiale. Molti soffitti furono danneggati, alcuni addirittura crollarono, e l’edificio restò in uno stato di vero abbandono per circa cinquant’anni.
Nel 1994 iniziarono i lavori di recupero di questo gioiello che era stato completamente inglobato nella vegetazione collinare ed era scomparso nel verde dalla quinta scenografica della collina torinese.
Insieme ai lavori di recupero architettonico, nasce l’idea di ricostituire anche la vigna, parte essenziale del complesso fin dai suoi albori. L’azienda che si prende in carico i lavori è l’Azienda Vitivinicola Balbiano di Andezeno.
Dai primi sopralluoghi del 2003, al reimpianto nel 2006-2007, fino alla concessione della DOC nel 2010, il
vino Villa della Regina, da vitigno Freisa, è oggi l’unica DOC del Comune di Torino ed è tra i soli tre esempi di vigneto urbano in Europa, assieme a Montmartre e ai vigneti dei sobborghi di Vienna.
Il gemellaggio con Parigi e Montmatre verrà fatto a giorni, frutto del lavoro dei Balbiano, e momento di grande rilevanza per la Villa della Regina e la sua vigna. Del Freisa e del lavoro svolto da Balbiano vorrei, vi confesso parlare più diffusamente, e cercherò di farlo in un altro post.
 
A questo punto vi rimando ai prossimi appuntamenti, da non perdere se siete nei paraggi: 
domani, sabato 3 maggio, ore 14:30, invasione digitale del centro di Torino, clicca qui;
domenica 4 maggio, ore 10:00, invasione digitale del Villaggio operaio Leumann a Collegno, importante testimonianza di archeologia industriale in stile Liberty, clicca qui.
Vi ricordo che le #invasionidigitali sono guidate e completamente gratuite e quindi una splendida opportunità per gli amanti dell’arte e dell’architettura.
Se non potete venire, seguite l’invasione su twitter, instagram e facebook con l’hashtag #invasionidigitali e #invasionipiemontesi.

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