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domenica 1 marzo 2015

Di esperimenti messicani e di soluzioni italiane


Risalgo sul carrozzone dell'Abbecedario Culinario giusto in tempo, prima che lasci il Messico, alla volta del Vietnam. La puntata di questo mese era dedicata al Messico: G come Guadalajara, lettera ospitata da Lucia del blog Torta di Rose.

Messico è per me Frida Khalo e peperoncino
Ma questa volta ho deciso di giocare un po'.
Direttamente dal Messico, in particolare dalla regione di Oaxaca, vengono le chapulines, cavallette commestibili (a quanto pare) che vengono servite come street food, fritte e condite con succo di lime, aglio, sale e peperoncino. Gli stomaci più forti, potranno cercarli su google immagini, ma non ve lo consiglio.

Venivano consumate almeno dalla metà del XVI secolo, ma oggi, grazie alla notizia che gli insetti siano particolarmente proteici ed energetici, vengono largamente utilizzate dagli sportivi, vendute come merendine durante gli eventi, roba che "Banderas e gallina Rosita, scansatevi".

Siccome nella mia cucina l'ingresso è vietato alle cavallette, ho deciso di provare le arachidi fritte, di norma condite con la stessa mistura, e che dovrebbero a detta di molti riprodurne la consistenza. Sono fritte con il guscio e con il guscio vanno mangiate. Ma si vede che non convincono proprio tutti, perchè ovunque è indicato esplicitamente "puoi mangiare anche il guscio" e "si mangiano tutte intere".



Probabilmente perchè ero suggestionata dalle cavallette di cui sopra, non mi hanno pienamente convinto. 
Il mio consiglio - e la ricetta vera - è questo: sbucciate le arachidi, fatele scaldare leggermente in padella per far tirare fuori loro un poco di untuosità, conditele con aglio in polvere, sale, peperoncino piccante e un'abbondante spruzzata di lime. Ecco, l'aperitivo è servito e così ve ne garantisco la bontà!

--per 100 g di arachidi sbucciate, 1 lime, sale, peperoncino, aglio in polvere q.b.--

Con questa "non ricetta" partecipo alla puntata messicana de l'Abbecedario Culinario Mondiale, ospitato da Lucia:

mercoledì 25 febbraio 2015

Frollini alle mandorle e té matcha, una dedica e due ricette

Finalmente li ho fatti anch'io, non una ma ben due volte, ed ogni volta ho ottenuto dei biscottini croccanti e gustosi, di un bel verde intenso e con il sapore distinto del matcha all'interno.
Per chi non lo conoscesse, il té matcha è una particolare varietà di té giapponese. I coltivatori fanno crescesce le foglioline tenere al riparo dal sole, poi le raccolgono rigorosamente a mano. Le foglie vengono fatte cuocere a vapore, asciugate e infine ridotte in polvere per mezzo di mulini a pietra. La lavorazione così particolare giustifica il prezzo elevato. Ma non esiste prezzo per le particolarissime qualità di questo té.
Le foglie di matcha conterrebbero infatti 137 volte la quantità di antiossidanti di un comune té verde. Questo significa che questa polverina, consumata nel té in sospensione, senza filtraggio, è un vero e proprio elisir di giovinezza, con proprietà antinvecchiamento, drenanti e disintossicanti; inoltre, grazie al betacarotene e ai polifenoli protegge dai danni dei raggi solari.
Ha un'efficace azione in caso di malattie di origine nervosa e infiammatoria che interessano lo stomaco, calmando proprio le mucose, in caso di iperacidità gastrica; protegge il fegato e l'intestino e contribuisce a ridurre la sensazione di fame.
Oltre a tutto ciò si configura come aiuto efficace nelle malattie che affligono gli anziani: previene infarti o colpi apoplettici, tiene a bada diabete e ipertensione e riduce il livello di colesterolo nel sangue.

Nella cerimonia del té giapponese, il matcha viene messo nella tazza e sopra vi viene colata l'acqua; poi si mescola velocemente con una piccola frusta di bambù, per far sì che la polvere resti in sospensione e non si depositi nuovamente sul fondo.
Se siete particolarmente sensibili alla caffeina, non bevetene una quantità elevata, non più di due tazze al giorno; se, come me, non vi fa né caldo né freddo, potete metterlo nei biscotti con somma soddisfazione, e tentare di non mangiarli tutti insieme, con imperturbabile controllo zen, al pari dei monaci buddisti che utilizzavano il tè matcha per restar svegli durante la meditazione.

Questi biscotti speciali hanno bisogno di una dedica speciale. A Francesca che mentre preparava altri miei biscottini con il suo bimbo, mi ha mandato un piccolo tenero video, facendomi viaggiare per centinaia di km, grazie a questo strumento potentissimo che è il blog. Grazie di cuore, perchè mi hai emozionata, così virtualmente ti invito a colazione! :D


Con queste immagini arrivano ben due ricette, quella burrosa e quella senza lattosio: vi basta semplicemente sostituire il burro con la quantità indicata di olio di semi di girasole. Anche con l'olio i biscotti sono deliziosi, anche se trovo che il sentore del té sia più evidente in quelli al burro. Per legare può darsi che vi occorra l'aggiunta di una piccola quantità di albume.
Prima di lasciarvi la ricetta vi ricordo il contest #Sedici #Sedici_Agrumati. Fino al 14 marzo si gioca con i sapori della famiglia degli agrumati: arancia, cardamomo, lime, limone, pompelmo, e zenzero e i loro abbinamenti, dai più comuni a quelli più insoliti. Entrate nel nostro gruppo FB!

La ricetta: Frollini alle mandorle e té matcha
130 g di farina 00
70g di mandorle spellate 
85 g di burro (oppure 60 g di olio di semi di girasole)
90 g di zucchero
2 tuorli (senza il burro meglio aggiungere 1 cucchiaino di albume all'impasto)
un pizzico di sale
10 g matcha (per me Fiordiloto) 

zucchero di canna per il bordo

Tritare le mandorle con lo zucchero fino a ridurle in farina; aggiungere la farina e la polvere di matcha e poi far sabbiare con il burro (o l'olio). Aggiungere i tuorli con  il sale e impastare velocemente. Compattare l'impasto e metterlo su un foglio di pellicola; aiutarsi con questo per formare un lungo rotolo da mettere a raffreddare in frigo per almeno due ore. (con l'olio meglio una notte intera).
Far rotolare il rotolo d'impasto sullo zucchero di canna in modo che si attacchi uniformemente. Tagliare a fette di 1 cm di spessore e deporle su una teglia rivestita da carta forno.
Infornare a 190° per dieci minuti e proseguire a 160° per altri 5-6 minuti.

Lasciar raffreddare completamente prima di riporre in una scatola di latta.

mercoledì 18 febbraio 2015

"Agnolotti" ricotta e spinaci, il perfetto comfort food.


Chiedere a un goloso di raccontarti il suo comfort food preferito, può essere una pessima idea, perchè potresti trovarti con un elenco infinito di piatti diversi.
Chiederlo a una foodblogger è diverso! Nella cucina di una foodblogger, lo stesso piatto compare non più di una volta all'anno, anche quando è messo in programma, viene scalzato dall'ultima ricetta scoperta su un libro o sul blog di un'amica, o peggio ancora dal raro ingrediente che ha la stagionalità di soli cinque giorni all'anno! Le persone che quotidianamente si nutrono alla sua tavola già lo sanno e se ne sono fatti una ragione perchè, d'altronde, diciamolo, la foodblogger asseconda i gusti del suo blog, ma si prende anche cura dei palati degli assaggiatori...e quindi non è mai un sacrificio.

Ma...c'è un ma...un piatto - tavolta due - ma mai più di tre, che tornano con più frequenza...e che probabilmente non sono mai stati fotografati. Sono i piatti che preparava la mamma, non sono piatti d'alta cucina e spesso non ricalcano neppure una tradizione specifica, se non quella di casa. Non sono l'asso nella manica per gli ospiti che si vuole stupire, sono la coccola speciale per le persone di casa. E sono il comfort food speciale pure per se stessi!

Nel mio caso sono gli agnolotti. Li chiamo così, pur non avendo ripieno di carne, perchè a casa mia si sono sempre chiamati in questo modo. Sono giganti, come morbidi cuscini su cui posare il capo...la spiegazione è che mia nonna prima, e mia mamma poi, non avevano il tempo e la voglia di farli piccini: soprattutto mia nonna, sempre intenta a cucire, a vedere i minuscoli plin piemontesi, le sarebbe preso un infarto.
Avete presente quando ritrovate un oggetto, magari un giocattolo, che non vedevate da moltissimi anni: lo ricordavate gigante e lo ritrovate piccolino, non perchè abbiate mangiato i funghetti di Alice, ma perchè siete cresciute voi.
Ecco, una cosa non è cambiata: se mia mamma prepara questi "agnolotti", sono ancora grandi come quando ero piccina...e ancora oggi li devo tagliare in 4 con la forchetta per poterli mangiare! Saranno cresciuti con me? :D

Il ripieno è di ricotta e spinaci, a volte di sola ricotta, ma con gli spinaci è quello che mangiavo a cucchiaiate mentre mia mamma li preparava, da quando arrivavo appena al tavolo della cucina e sulla sedia mi ci sedevo in ginocchio, a quando l'aiutavo a girare la manovella della macchina per stendere la pasta.
Il sugo è di pomodoro...qualche volta è ragù di carne, ma quello che preferisco è quello di solo pomodoro al basilico, con le foglie spezzettate dentro, che tiravamo fuori dalle bottiglie, quando ancora facevamo la conserva in casa.

Tutti questi profumi e aromi li ho portati ora nella mia, di casa, e devo dire che, quando li preparo, gli agnolotti giganti (che ora sono diventati i miei) hanno ancora la stessa magia.

Per il contest promosso da Elisa de Il Fior Di Cappero e Enrica di Coccola Time sul comfort food e ispirato a Pippi Calzelunghe e alla sua cucina, sono davvero il primo piatto che mi è venuto in mente.
Quando preparo questa pasta per il mio fidanzato, poi gli chiedo "ti piace?"-"ti piace?" con più insistenza delle altre volte, perchè facendogli assaggiare questi sapori lo porto in quella parte della mia vita in cui lui non era ancora accanto a me.
Mi è sembrato il più giocoso dei miei piatti, vicino alla figura di Pippi che io ricordo molto più nel telefilm che nel libro, con il suo faccino simpatico e i suoi capelli arancioni.

Eccolo, allora, il comfort food del mio cuore: e, credetemi, se vi passo la ricetta è perchè vi voglio proprio bene! :D

La ricetta: Agnolotti giganti con ricotta e spinaci
-per la pasta:
200g di semola di grano duro
circa 100 g di acqua tiepida
un pizzico di sale
-per il ripieno:
250 g di spinaci freschi
200 g di ricotta ben scolata
1 tuorlo
40 g di pecorino grattugiato
sale
-per il sugo:
300 g di passata di pomodoro
1 spicchio d'aglio
olio evo
foglie di basilico
formaggio grattugiato (pecorino o parmigiano)

Lavare e cuocere gli spinaci senza acqua, coperti, con un pizzico di sale finchè non sono morbidi. Lasciarli raffreddare.
Intanto impastare insieme farina con il pizzico di sale e acqua, fino ad ottenere un panetto asciutto e liscio. Lavorare a mano la pasta per almeno dieci minuti. Coprirla con una ciotola sul piano di lavoro e lasciarla riposare mezz'ora.
Nel frattempo, tritare gli spinaci, aggiungervi la ricotta scolata, il pecorino e il tuorlo. Mescolare bene per ottenere un composto omogeneo e aggiustare di sale, se occorre.
Far dorare in due cucchiai d'olio lo spicchio d'aglio senza l'anima, aggiungere poi la passata e far cuocere, regolando di sale, fino ad ottenere la giusta consistenza (circa mezz'ora). Aggiungere un goccino d'acqua quando occorre, per prolungare la cottura, senza farlo inspessire eccessivamente.
Completare alla fine con qualche foglia di basilico.
Per la pasta, stendere la sfoglia con il mattarello o con la macchinetta in lunghe strisce. Deporre al centro della sfoglia delle palline di ripieno grosse come noci. Ripiegare una metà sull'altra per il lungo, schiacciando prima ai lati di ogni pallina di ripieno per far uscire tutta l'aria e poi salsando bene il bordo lungo. Ritagliare poi i ravioli con la rotellina dentata, uno ad uno; verranno un po' storti e disuguali, ma è quello il bello.
Ripetere con ogni porzione di pasta.
Portare ad ebollizione una pentola d'acqua, salare e cuocervi i ravioli. Scolarli delicatamente in un piatto, perchè non si rompano e lascino andare un poco dell'acqua che hanno accumulato. Poi servirli nei piatti, intervallando con formaggio grattugiato e il sugo di pomodoro preparato in precedenza.
(E se ve ne avanzano, conditeli già e conservateli, il giorno dopo, riscaldati, saranno ancora buonissimi.)

Con questa ricetta partecipo al contest di Elisa ed Enrica "Benvenuti a Villa Villacolle".

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