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sabato 13 settembre 2014

Blinis con crema di peperoni e Roquefort per IlFiorDiLoto e il SANA2014


Chi mi legge sa che amo le storie ed è una storia tutta familiare quella che voglio raccontarvi oggi: quella de Il Fior Di Loto. L'azienda è nata nel 1972, pionera, con altri pochi in Italia, dell'importazione di prodotti macrobiotici dal Giappone. Il fondatore Riccardo Maschio si concentrò in primis sulla macrobiotica e sulla produzione di gallette di riso biologiche quando in Italia a parlar di biologico erano ancora in pochissimi.
L'intento era quello di portare sulle tavole degli italiani prodotti senza traccia di residui di diserbanti e fitofarmaci, e la volontà di limitare al massimo l'impatto ambientale delle coltivazioni.
Oggi il biologico per molti è diventato una moda, all'epoca era una grandissima scommessa. Una scommessa che è stata vinta, visto che oggi nell'azienda lavorano il figlio di Riccardo, Roberto, e la nipote Virginia.

Oggi Fior Di Loto ha prodotti a marchio proprio e distribuisce prodotti biologici di altre grandi aziende.  Ha in catalogo prodotti cosmetici biologici da laboratori di grandissima esperienza come Cattier (1968), Vogel, Victor Philippe ed altri. Al SANA sono stati premiati per Biopuro, gamma di detergenti a produzione escusivamente vegana, totalmente ecobio e ipoallergenico, talmente naturale che l'acqua di risciacquo dei piatti può essere utilizzata per bagnare le piante.
Anche per chi ha scelto l'alimentazione vegana molte alternative sono presenti in Fior Di Loto, con ingredienti e cibi già pronti da consumare, con gli yogurt vegetali Joya, il biscotto Gojino, con bacche di goji, Lemò con limone e Risorì con farina di riso, confezionati senza prodotti di origine animale; e ancora i formaggi Veggilette e Vegratì, completamente vegani, ed alcune delle proposte gastronomiche pronte di Bio per Te, partner del Fior Di Loto.

Il Fior di Loto, impegnata da più di 40 anni nel mondo del biologico, mi ha invitata al SANA di Bologna, il grande salone internazionale dell'alimentazione biologica e naturale per farmi diventare protagonista di uno showcooking e di una sfida tra blogger: il Finger Food Bio Contest. Assieme a me, in questa avventura, c'erano Valeria e Silvia, conoscete già i loro blog?
Siamo arrivate con l'idea del nostro fingerfood già in testa. Non ci restava che prepararlo con il supporto di Daniele Fantinato, Consulting Chef di Bio per Te, che ci spronava ad utilizzare per tutto il Bimby...ecco il Bimby, questo sconosciuto!


venerdì 5 settembre 2014

Focaccione sofficissimo per la colazione, con la Selezione di Stagione Simply


La ricetta di oggi si accompagna ad una iniziativa dei supermercati Simply. A partire dal 27 giugno e fino alla fine del 2014, sono disponibili in giorni prestabiliti, nel caso del mio supermercato di fiducia, il venerdì e il sabato, delle cassettine di frutta oppure di verdura contenenti esclusivamente prodotti di stagione a 0,79 € al Kg. Sono andata anch'io a provare questa selezione. Ecco la cassettina di frutta che ho scelto:

Uva, pesche bianche, mele e susine. Già pesate e pronte da portare a casa.
L'iniziativa è nata per promuovere il consumo della frutta e della verdura di stagione anche a chi si rifornisce al supermercato e non ha il tempo di andare dal fruttivendolo di fiducia. D'altronde con molti prodotti che ormai si trovano tutto l'anno, per i "non foodbloggers" c'è ancora un po' di confusione...
Con questa cassettina di frutta ho elaborato una ricetta. Le pesche bianche me l'ero già mangiate e quindi ho pensato di preparare qualcosa per la colazione di settembre. Una focaccia che ricordasse un po' la toscana schiacciata coll'uva, che si fa con le uve da vino, e un po' la focaccia dolce di Susa, ricca di zucchero croccante in superficie.
Dalla Selezione di stagione Simply ho preso l'uva bianca e le susine che si prestano perfettamente a questo tipo di preparazione e alla cottura che ho adottato. Ho aggiunto solo una manciata di mirtilli freschi.
La focaccia è davvero perfetta per la colazione, dolce ma non troppo e con tanta frutta. Io l'ho tagliata a spicchi e surgelata: è sufficiente passarla in frigo la sera e scaldarla per 3 minuti in forno prima di gustarla al mattino, con il té, il caffelatte o una bella tazza di yogurt greco.
E naturalmente è personalizzabile con altra frutta di stagione!

La ricetta: Focaccione sofficissimo con frutta di stagione
per ogni focaccione di tot cm di diametro:
5 o 6 susine sode (Selezione di stagione Simply)
1 grappoletto di uva (Selezione di stagione Simply)
1 pugnetto di mirtilli freschi
280 g di farina tipo 0
5 g di lievito di birra fresco
100 g di acqua
80 g di zucchero
1 uovo grande (+ un po' d'albume per la glassatura)
2-3 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
q.b zucchero di canna scuro

In una terrina sciogliere il lievito in 50 g di acqua ed impastarlo con 50 g di farina. Lasciar riposare questo lievitino per un paio d'ore, finchè non è bello gonfio.
A questo punto aggiungere la restante farina e lo zucchero con altri 50 g di acqua e formare un impasto. Aggiungervi l'uovo e farlo assorbire, continuando a rigirare l'impasto finchè non è più appiccicoso. Per ultimo aggiungere due cucchiai di olio extravergine di oliva.
Lasciar riposare l'impasto al tiepido fino al raddoppio. 
Ungere una teglia (la mia era da crostata) e porvi l'impasto, allargandolo con delicatezza. Dopo mezz'ora o poco più sarà bello gonfio e pronto da decorare. Disporre in ordine le susine tagliate a metà, i chicchi d'uva e i mirtilli, spennellare con bianco d'uovo e spolverare in superficie con zucchero di canna.
Scaldare il forno a 180° ed infornare per circa 20-25 minuti.



lunedì 1 settembre 2014

Il peperone nel raviolo e la 65° Sagra del Peperone di Carmagnola


Oggi vi parlo di peperoni e della Sagra del Peperone che si svolge a due passi da Torino, a Carmagnola dal 29 agosto al 7 settembre e che è giunta ormai alla 65° edizione.
Il 30 agosto, grazie all'invito del Comune di Carmagnola, sono stata lì, tutta la giornata, con Turismo Torino, per conoscere un po' di più la città, alcuni dei suoi produttori e la sua Sagra, una vera e propria istituzione per il territorio. Nel frattempo avevo già fatto il pieno di peperoni, meraviglioso frutto estivo, che insieme alla melanzana mi fa proprio impazzire e la settimana passata ho condiviso sulla mia pagina Facebook le vecchie ricette a base di peperoni.
Un capitolo tutto suo lo merita il Povron ëd Carmagnòla, il peperone di Carmagnola, prodotto in moltissimi comuni della provincia di Torino e in alcuni della Provincia di Cuneo.
Le varietà sono 4 e i loro suggestivi nomi in piemontese sono: il Bragheis, quadrato, il Long, ovvero il famoso Corno di Bue, presidio Slow Food, il Trottola, conosciuto anche come peperone Cuneo ed infine il Tomaticòt.
peperone quadrato di Carmagnola
Il peperone è giunto a Carmagnola nei primi anni del '900, e quindi in epoca relativamente recente, introdotto un orticoltore di Borgo Salsasio, ma qui ha trovato un microclima ideale. Era una pianta piuttosto giovane per l'Europa, avendo preso piede come ortaggio commestibile soltanto nell'800. In precedenza, dopo la scoperta dell'America era sì, conosciuto - Leonardo da Vinci, ad esempio estraeva dal peperone alcuni pigmenti per i suoi dipinti - ma apprezzato soltanto come pianta ornamentale. Questo non stupisce se si pensa ai suoi grandi frutti, colorati e gonfi come palloni.

Il tour di sabato, però, non era dedicato soltanto al peperone ma anche al territorio carmagnolese, ricco di spunti di ogni genere, e la Sagra può fungere da pretesto per una visita più approfondita alla scoperta dei suoi tesori. 
Parliamo intanto dell'Abbazia di Casanova, antica abbazia cistercense risalente nel suo impianto originario al XII secolo, situata lungo una delle vie francigene, che conobbe uno sviluppo ininterrotto fino al XVI secolo quando venne ceduta ai Savoia. Distrutta quasi completamente da un rovinoso incendio, la facciata attuale è in stile tardo barocco piemontese, mentre il resto del monastero e l'interno della chiesa si devono all'intervento di Giovanni Tommaso Prunotto, allievo di Juvarra, nella metà del secolo XVIII. All'interno perfettamente conservati stucchi di pregio e alcuni arredi, e gli affreschi del Guidobono e di Crivelli, mentre è da segnalare una Madonna con bambino del '400.


Menzione d'onore all'Ecomuseo della Canapa, in Borgo San Bernardo, per me un vero tesoro. L'Ecomuseo preserva la memoria storica di un territorio in cui le aziende a conduzione familiare che si dedicavano alla produzione di corde erano più di 800 nel XIX secolo. La signora Caterina, con chiarezza e passione, ci ha accompagnato nella scoperta della pianta della canapa, mostrandoci come veniva ricavata la fibra e come venivano poi prodotte le corde. La pianta di canapa veniva lasciata macerare e poi la fibra veniva separata dalla parte più legnosa. La fibra veniva "filata" con l'aiuto di un macchinario, anche se gran parte del lavoro era svolto a livello manuale, e con qualsiasi condizione atomosferica, spesso all'aperto, vista la necessità di un'area di lavoro "lunga".
I fili ottenuti venivano poi intrecciati grazie all'utilizzo di una sorta di argano e a una spoletta. La spoletta, a seconda della corda che si voleva ottenere variava di dimensione e di scanalature.
La corda veniva poi bagnata e ripassata con una maglia di ferro che la rendeva liscia.
Il territorio carmagnolese ha rifornito di cordami la marina italiana per secoli, ma esisteva un tipo di corda per ogni uso e le lavorazioni erano molte.

Il giro nel centro storico mi ha piacevolmente stupito, gli scorci da scoprire sono davvero tanti. Ma l'orgoglio dei Carmagnolesi, assieme alla chiesa Collegiata dei Santi Pietro e Paolo, è l'interno di Casa Cavassa, con i soffitti a cassettoni tra i più belli della provincia torinese.
Peccato non aver potuto visitare la Sinagoga barocca, tra le più belle d'Italia, segno della presenza a Carmagnola di una fiorente comunità che sfiorava, prima dell'emancipazione del 1848, circa le 200 unità.

Non si poteva organizzare un tour a Carmagnola senza dare un esempio dei produttori gastronomici di eccellenza che con passione danno lustro alla città.
I produttori di peperoni, ovviamente; uno fra tutti La Ca Veja, azienda agricola e agriturismo dove abbiamo anche pranzato a base di peperone di Carmagnola, passando per il porro dolce lungo e per il coniglio grigio, tutte eccellenze del territorio.


Una nota va all'entusiasmo contagioso della signora Chiara di C'era una volta una ricetta, che produce nel suo laboratorio artigianale deliziose conserve a base di prodotti dell'orto, con un occhio alla tradizione e l'altro alla sperimentazione. Recentemente è stata aggiunta anche una linea di pasticceria secca. I colori e i profumi delle sue conserve mi hanno letteralmente conquistata e meritano sicuramente una seconda visita.

Nel centro di Carmagnola si trova, invece, la Pasticceria Di Claudio, dove sono nati il peperone candito e la torta al peperone, oggi presenti in fiera. Anche in questo caso è il sorriso contagioso del titolare a conquistarci, assieme agli infiniti assaggi di tutti i prodotti e alle sue esaurienti spiegazioni: ci dice "diffidate di coloro che dopo tanti anni di lavoro in pasticceria si dicono nauseati dalla dolcezza; vuol dire che non stanno più lavorando con passione". Anche per noi blogger è così! ;)

Ultimo ma non ultimo, il Carmagnolotto, l'agnolotto tipico di Carmagnola. Presentatomi in anteprima da carmagnolesi DOC, doveva contenere la carne delle vacche anziane e non più produttive, le giore, insieme al porro lungo dolce di Carmagnola, e doveva essere servito nello stesso brodo di carne di vacca o direttamente, nudo, sul tovagliolo. A La Ca' Veja abbiamo trovato una versione di magro, con la sfoglia di farina di canapa e il ripieno di ricotta di bufala e peperone.
Allora, qual è il vero Carmagnolotto?
Visto che, come al solito, non mi fermo alla prima notizia, ho voluto approfondire: quello di magro è il "Carmagnolotto edission limità" nato proprio per venire incontro ai vegetariani e per essere meglio apprezzato durante i giorni ancora caldi della Sagra, mentre dall'autunno potrete gustare nuovamente quello classico di carne.

Sfoglia di canapa a parte, assomiglia al mio raviolo ai peperoni, sperimentato un paio di settimane fa e riproposto in due cene diverse, visto il suo successo.
Un gusto decisamente esplosivo, visto che i peperoni all'interno del ripieno li ho messi a pezzettini, ben rosolati in aglio e acciughe, dopo esser stati passati in forno per eliminare ogni traccia di buccia e renderli digeribilissimi.
Io li ho conditi con un sughetto leggero di pomodorini freschi. Ne rifarò altri, per congelarli, nelle prossime settimane, per gustarli anche in inverno!

La ricetta: Ravioli ai peperoni, con sughetto di pomodorini e cubetti di Macagn

per la sfoglia:
200 g di semola rimacinata di grano duro
125 g di acqua tiepida
1 pizzico di sale

per il ripieno:
200 g di ricotta vaccina asciutta
2 peperoni grandi
2/3 filetti di acciuga
1 grosso spicchio d'aglio
qualche foglia di prezzemolo
olio
sale

Per il ripieno:
Arrostire i peperoni in forno a 200° per 35-40 minuti. Estrarli dal forno e riporli in un sacchetto di plastica per alimenti e chiuderlo bene fino a completo raffreddamento. Poi liberare i peperoni da semi e bucce e tagliarli a quadrettini di un cm di lato.
In una padella, rosolare in due cucchiai d'olio lo spicchio d'aglio appena schiacciato. Abbassare la fiamma e sciogliere i filetti di acciuga, poi aggiungere i peperoni e farli insaporire per qualche minuto, regolando di sale. Aggiungere anche alcune foglie di prezzemolo tagliuzzate fini.

Per la sfoglia, impastare farina e acqua con il pizzico di sale fino ad ottenere una pasta liscia e morbida. Lasciarla riposare sulla spianatoia infarinata, coperta da una ciotola, per circa mezz'ora.

Stendere la sfoglia molto sottile, e formare i ravioli della forma che preferite, con all'interno un cucchiaino di ripieno: questa volta ho usato questo forma-ravioli, badando di inumidire i bordi prima di chiudere il raviolo.



Lessare i ravioli in abbondante acqua salata prima di condirli con il sugo che preferite.
Io ho fatto un sughetto veloce con uno spicchio d'aglio e pomodorini maturi, insaporito da un rametto di maggiorana e arricchito da cubetti di Macagn*.



*il Macagn (o Maccagno) è un formaggio piemontese d'alpeggio, DOP e Presidio Slow Food

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