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giovedì 30 ottobre 2014

Ciambelle salate con Emmentaler DOP, cipolla e timo

Ancora una volta gareggio nel contest dei Formaggi Svizzeri, promosso da Peperoni e Patate: #noiCHEESEamo" e quest'anno tocca a una ricetta del cuore!
Eppure al terzo anno di contest e di chiacchiere attorno a queste due DOP svizzere, ancora si genera confusione tra Gruyère ed Emmentaler: chi dei due nasce coi buchi?
L'Emmentaler DOP naturalmente, questo qui, che vedete qui in tutto il suo spendore: ha un sapore dolce, con un vago sentore di noci, ma la caratteristica più lampante sono proprio i buchi, grandi e belli tondi che si formano durante la maturazione. Ne esistono diverse tipologie a seconda della stagionatura: classico, dai 4 mesi in su; reserve, dagli 8 mesi in su; grotta, dai 12 mesi in su.
L'Emmentaler parla svizzero-tedesco, nasce nella valle del Fiume Emme ed è il formaggio svizzero per eccellenza, con più di mille litri di latte per ogni forma da 80 chili.

Provenienza diversa per il Gruyère DOP, che proviene dalla regione omonima, di lingua francofona. La sua maturazione va dai 5 ai 16 mesi, ma nella sua pasta solo piccole fessure e niente buchi! Il sapore è quello dei formaggi di alpeggio e la lavorazione, con spazzolatura della crosta con acqua e sale, gli conferisce un gusto che varia dal dolce al piccante.

 
 
 
Quindi riassumendo:
Emmentaler DOP: buchi grandi, gusto dolce, svizzero tedesco;
Gruyère DOP: fessurine piccole, gusto dolce-piccante, svizzero francese.
 
Se ancora non vi ho convinti guardate quale ricetta ho scelto per partecipare al contest: visto che l'Emmentaler ha i buchi, sempre, ho voluto inserirlo in una mia ricetta del cuore che avesse il buco! Una ciambella che mette allegria e fa subito festa. Qui c'è la prova che è proprio una delle mie ricette del cuore...ma questa volta è reinterpretata in versione salata, con tanto Emmentaler grattugiato. Una vera esplosione di gusto, per una merenda autunnale davvero speciale, col buco!

La ricetta: Ciambelle salate con Emmentaler, cipolla e timo
250 g di farina tipo 0
8 g di lievito di birra
125 ml di latte intero
25 g di burro
50 g di Emmentaler DOP classico
1 cucchiaio di cipolla disidratata
1 cucchiaino di timo essiccato
1 uovo
1 pizzico di sale
 
olio per friggere
sale o fiocchi di sale
Scaldare il latte a temperatura ambiente e sciogliervi il lievito.
In una ciotola mettere la farina con cipolla, timo e l'Emmentaler grattugiato con una grattugia a fori grossi. Iniziare ad aggiungere il latte ed impastare. Aggiungere poi l'uovo leggermente sbattuto con il pizzico di sale. Per ultimo incorporare all'impasto il burro morbido a pezzettini, lavorandolo per qualche minuto.
Coprire la ciotola con pellicola e lasciar lievitare fino al raddoppio.
Versare l'impasto sulla spianatoia infarinata e fare un paio di giri di pieghe verso il centro dell'impasto. Lasciarlo riposare ancora mezz'ora.
Dividere l'impasto in 8-10 porzioni e formare delle palline da lasciar riposare per un quarto d'ora circa.
Nel frattempo preparare l'olio per friggere e scaldarlo.
Quando l'olio ha raggiunto la giusta temperatura prendere una pallina alla volta e formare il buco centrale con un dito. Deporre una ciambella alla volta nell'olio bollente e far friggere per un minuto ogni lato, senza far colorire eccessivamente. Deporre su carta assorbente e poi spolverare con un pizzico di sale. 
 
 
Con questa ricetta partecipo al contest #noiCHEESEamo di Formaggi Svizzeri con Peperoni e Patate:

martedì 28 ottobre 2014

Pabassinas per Ognissanti


Una ricetta preparata ormai un anno fa che tenevo in serbo per Ognissanti e per combattere a colpi di dolci golosi l'Halloween mostruoso che arriva da oltreoceano
Che poi questa festività qui in Italia sarebbe così poetica e carica di significati. I mondi si assottigliano tanto che possiamo quasi vedere i nostri cari defunti, tanto che le tavole dei nostri nonni restavano, un tempo, apparecchiate tutta la notte, e si riempivano per una sera di dolcezze per coloro che "non ci sono più" ma restano presenti nei cuori di ciascuno. Le castagne, il vino, i dolci di frutta secca, croccanti ed allusivi alle ossa di morto e allo sbattere dei denti delle anime del Purgatorio.
Una notte per comunicare con il magico che è sempre esistito in natura, per scoprire le proprie radici, per ricordare gli antenati, per raccogliersi assieme alle persone care.
Quindi, per me, un benvenuto agli spiriti e a quel brivido provocato dalle cose che non si conoscono, un po' meno ad occhi galleggianti in bicchieri di cocktail e a dita insanguinate... ;)

I pabassinas sono dolci sardi tipici di questa festività. Pabassa è il nome sardo dell'uva passa, frutta secca immancabile in questi biscottoni tanto da dar loro il nome. Assieme all'uvetta tanta altra frutta secca croccante, dalle noci alle mandorle ai pinoli, senza regole troppo rigide, che cambiano a seconda della zona, dei paesi, delle cuoche.
Esiste un altro tipo di pabassinas, detto papassinas di saba, con una base di uva passa e, appunto, di saba o sapa, il mosto d'uva che viene cotto e ristretto tanto a lungo da diventare simile ad un miele denso.

giovedì 23 ottobre 2014

Pane dolce allo zafferano per Cerealia Wellness



Il nome dello zafferano deriva dal latino safranum e dall'arabo zaʻfarān (زعفران), giallo, che alludeva alla colorazione che gli stimmi, che in natura si presentano rosso-arancio vivo, davano alle stoffe per le quali venivano utilizzate come colorante.
Proprio con la funzione di trasmettere il colore acceso, che ricordava quello del sole, veniva utilizzato anche dagli egizi, per le bende delle mummie o per le tuniche dei sacerdoti e degli alti funzionari.
In epoca relativamente più recente Alessandro Magno lo adoperava come cicatrizzante per le ferite che si procurava in battaglia e Cleopatra utilizzava gli stimmi del prezioso fiore per regalare alla propria pelle una sfumatura dorata, un velo di autoabbronzante ante-litteram.
Nel frattempo in Grecia e a Roma erano "fiorite" - è proprio il caso di dirlo - numerose leggende riguardo la pianta e i suoi vivaci stimmi. Una di queste narrava del tragico amore tra il giovane Krocus e la ninfa Smilace, osteggiato dagli dei per il voto di castità della ninfa. Per separare per sempre i due amanti, gli Dei trasformarono la ninfa nella pianta di bosso e Krocus nel fiore di croco, dagli stimmi profondamente rossi.

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