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domenica 14 dicembre 2014

Scaccia Ragusana con ripieno continentale, per la farina Qb Kronos, Molino Grassi

Per la seconda ricetta per il contest di NonDiSoloPane e Molino Grassi, voliamo in Sicilia.
Per la farina Qb Kronos, semola di grano duro, selezionata a partire dagli anni '80, corposa e profumata, non ho trovato utilizzo più azzeccato di una ricca e saporita "scaccia", la tipica focaccia ripiena dell'Altopiano Ibleo. La semplicità di questa ricetta si sposa a meraviglia con la texture ruvida della Kronos: con pochissimi ingredienti si ottiene un gusto eccezionale, proprio grazie alla qualità di questa semola.

La ricetta della scaccia, tradizionale della zona di Ragusa, Modica e di tutti i monti Iblei, nella propaggine sud della Sicilia, è giocata su pochi ingredienti basici: farina di semola di grano duro, acqua, olio extravergine d'oliva, sale e poco lievito di birra. Dopo aver fatto lievitare l'impasto, si stende sottile, si farcisce e si ripiega su se stesso, fino a formare una tasca di bontà. I ripieni tradizionali sono pomodoro e cipolla, pomodoro e melanzane (precedentemente fritte, of course), ricotta e pomodoro, ricotta e salsiccia, salsiccia e prezzemolo come se piovesse...spesso si usa il caciocavallo ragusano, prodotto della zona.
In origine questo cibo povero e nutriente raccoglieva tutte le verdure che l'orto forniva; veniva preparato in casa, con un procedimento tramandato oralmente da made in figlia, e cotto in forno a legna. La chiusura a piccoli pizzicotti era la firma dell'autore, inconfondibile ad un occhio allenato.
Oggi la scaccia rappresenta un apprezzato street food, proprio per la comodità di poterlo mangiare con le mani, senza perdere neanche una goccia del prezioso contenuto. Alcune rosticcerie preparano la scaccitedda, una mini versione della scaccia, che di solito - per restare leggeri - viene accompagnata ad un arancino o arancina (a seconda della zona della Sicilia in cui vi trovate).
Se in passato la scaccia era quasi un cibo quotidiano, oggi lo si ripropone per la cena di magro della vigilia di Natale, accanto a tante altre portate.

Il ricordo che ho di Ragusa è incastonato in un tramonto di fine agosto. La ricordo, assieme al caldo e alla stanchezza, immersa in un'atmosfera silenziosa e surreale. Era l'orario in cui le strade erano già semivuote. Quasi tutta la città era a cena e il nostro scalcagnato gruppetto si aggirava confuso, dal basso verso l'alto, per le stradine di Ragusa Ibla, simili a quelle di antico quadro o di un presepe. Prima di giungere alla chiassosa piazza principale ci abbiamo messo un po', fotografando ogni scorcio, desiderando di perderci in quel silenzio, inusuale nella frenetica e chiassosa Sicilia che avevamo conosciuto fino a quell'istante.
Guardate qui se non sembra un presepe:

[fonti: http://www.scampomatto.it/post/4543/scaccia-rausana
http://it.wikipedia.org/wiki/Scaccia
http://www.coffeemattarello.com/2013/08/focacce-modicane-con-pomodoro-e-cipolla.html]

Per la scelta del mio ripieno, come al solito, ho viaggiato per l'Italia. Ho usato cavolo nero ed ho veleggiato ancora più a nord per il sapore esplosivo del gorgonzola. Ho messo un po' di croccante dolcezza con le mandorle intere e una sferzata di energia con il peperoncino. Ne è uscito un capolavoro che non vi farà rimpiangere la classica e deliziosa scaccia con pomodoro e cipolle!

Un messaggio per qualche siciliano che detesta le verdure a foglia: <<scusa per la mia interpretazione sopra le righe, ma ti assicuro che è buonissima anche così! ;)>>

La ricetta: Scaccia ragusana con ripieno continentale

250 g di farina di semola Kronos Molino Grassi
130-140 g di acqua leggermente intiepidita
6 g di lievito di birra fresco (un pizzicotto)
1 cucchiaio colmo di olio extravergine d'oliva
1 cucchiaino di sale

3-4 cespi di cavolo nero freschissimo
1 grosso spicchio d'aglio
1 piccolo peperoncino
2 cucchiai d'olio extravergine d'oliva
1 manciata di mandorle
100 g di gorgonzola

olio extravergine d'oliva per irrorare

Preparare l'impasto della scaccia. Sciogliere il lievito nell'acqua e poi cominciare ad aggiungerlo alla farina setacciata in una grossa ciotola. Avviare l'impasto ed aggiungere poi l'olio e il sale. Lavorare l'impasto finché non risulta perfettamente omogeneo. Metterlo a lievitare coperto e al tiepido.
Nel frattempo dedicarsi alla preparazione del ripieno.
Lavare il cavolo nero e liberare i cespi dalle parti più dure del gambo.
In una pentola capiente, rosolare per qualche istante l'aglio e il peperoncino in due cucchiai d'olio. Aggiungere le foglie di cavolo nero e saltarle, seguendole per un paio di minuti. Sfumare con acqua e stufare, regolando di sale, finchè non si abbasseranno e risulteranno morbide. Lasciare raffreddare altrimenti il ripieno tenderà a bucare l'impasto.

Quando l'impasto risulterà raddoppiato, sgonfiarlo e dividerlo in due panetti.
Scaldare il forno a 250°C.
Stendere ogni porzione di impasto in una sfoglia rettangolare sottile, spessa circa 2 mm. Disporre sulla sfoglia il cavolo nero, le mandorle intere, e il gorgonzola a pezzettini, lasciando un bordo di circa 2 cm tutto intorno. Irrorare con un filo d'olio.
Ripiegare i due lati lunghi del rettangolo verso l'interno, fino a circa metà della sfoglia. Poi ripiegare ancora uno di questi lati, fino a coprire totalmente l'altro. (qui le foto del procedimento).
Sigillare i lati corti con dei piccoli pizzicotti e pungere la superficie della scaccia con una forchetta perchè non si gonfi in cottura; la mia si è gonfiata ugualmente, quindi verificate che i buchi siano ben fatti e non richiudano immediatamente.
Ripetere l'operazione per la seconda scaccia.
Infornare per circa 20 minuti. Una volta sfornato lasciar riposare 5 minuti prima di affettare. Tiepida è ancora più buona e sprigiona tutto il suo sapore.

Con questa prima ricetta partecipo al contest Blogger Love Qb di Impastando S'Impara con Molino Grassi nella categoria Kronos.

mercoledì 10 dicembre 2014

Biscotti-bottoncini al profumo di arancia e cardamomo

Una volta era una grande scatola di latta, piena di rocchetti e di bottoni; molto spesso vi si formavano garbugli indistricabili tra i fili colorati. La scatola non era mia, ma di mia madre. Però io ho spesso dato il mio apporto di piccoli punti... in principio traballanti e storzilloni... e poi, via via, sempre più minuti e precisi. Erano i vestitini per le bambole, all'inizio. Poi sono diventati camicette e abitini per me. Mio padre sentenziava, allora: <<Abbiamo aperto il laboratorio?>>.

Ora l'angolo del cucito è diventato piccolo come un barattolo, di quelli da conserva, da 750g... non perchè abbia perso la fantasia tutt'a un tratto, ma perchè la convoglio tutta in cucina! E allora perchè non fare i bottoni di biscotto o i biscotti a bottone?
Da quando li ho visti, già da qualche anno, mi hanno subito conquistata per la facilità di esecuzione, anche con la formina più semplice che c'è, e per la resa. C'è chi fa due cerchi concentrici su ogni biscotto, per renderlo più realistico...ma i miei sono davvero della grandezza di un bottone da cappotto, con il diametro di poco meno di 3 cm. Bastano quattro buchi, fatti con l'estremità non appuntita di uno stecchino da spiedino.

Il pensierino perfetto per l'amica che si diletta con ago e filo? Oppure per quella vicina di pianerottolo un po' invadente che, se la incontrate davanti all'ascensore, non vi molla più?
Uno tira l'altro, proprio come le chiacchiere e come i pettegolezzi...e mentre li cuocete la vostra casa si riempie dell'inebriante profumo natalizio di arancia e cardamomo!

E con la casa pervasa di questo dolce profumo vi faccio un annuncio speciale: Angelina Ti del blog Angelina in Cucina ha appena lanciato il contest più natalizio che ci sia: una scintillante gara di alberi di Natale.
Per avere un aiuto nella scelta degli alberi più belli ed originali ha chiesto l'aiuto delle Bloggalline e, in pochi minuti, quella che doveva essere una giuria, è diventato un piccolo esercito festante! Siamo in 15, con Angelina, e ci sono anch'io! In effetti provare a corromperci tutte poteva essere un po' dispendioso... Però sappiate che io sarò irresistibilmente attratta dalle decorazioni non convenzionali...quindi largo anche ad alberi decorati coi caciocavallo! ;)
Potete concorrere anche voi, semplicemente postando la foto del vostro albero di Natale a questo link.

La ricetta: Bottoncini di farro e orzo al profumo di arancia e cardamomo

(per circa 80-90 bottoncini)
80 g di farina di farro
80 g di farina d'orzo
la scorza grattata di un'arancia
1 cucchiaino di polvere di cardamomo
1/2 cucchiaino di sale
70 g di burro (o 55 g di olio extravergine d'oliva)*
75 g di zucchero
1 tuorlo
2 cucchiai di yogurt

*Ho fatto una prova con l'olio d'oliva. Questo tende ad enfatizzare moltissimo la fragranza di arancia e cardamomo; attenzione, però, perchè l'impasto assorbirà un po' più di farina, da aggiungere gradualmente, dopo tutti gli altri ingredienti, e ad occhio.

Mescolare le farine, aggiungervi la polvere di cardamomo, il sale, lo zucchero e la scorza di arancia grattugiata. Cominciare ad impastare con il burro freddo a cubetti, come una comune frolla. Aggiungere poi lo yogurt e il tuorlo. Formare un panetto, avvolgerlo nella pellicola e metterlo a riposare in frigorifero per un'oretta.
Riscaldare il forno a 180°C. Stendere l'impasto a un'altezza di mezzo cm e ritagliare i biscottini con uno stampino per biscotti tondo del diametro di 3 cm. Formare con uno stecchino da spiedini i quattro buchi. Infornare ogni teglia per circa 12 minuti.



venerdì 5 dicembre 2014

Le mie Tiriccas, con ripieno di ficotto e mandorle e farine Qb Kronos e Kamut

Arriva una ricetta antica; antica perchè si tratta di un dolce tradizionale, ma anche perchè ha davvero un gusto d'antan, poco dolce, anzi con una punta di amaro, e senza un solo granellino di zucchero.
Più che una ricetta ecco la cronaca di una ricerca, ricerca che è partita pensando a cosa elaborare per il contest di Valentina e del Molino Grassi, con le sue farine biologiche della linea Qb, quelle di grano duro, Kronos e Kamut da grano Khorasan Kamut.
Il pensiero è andato quasi subito alle tiriccas sarde, dolcini tipici del periodo pasquale o, secondo alcune tradizioni, che variano di zona in zona, del periodo di Sant'Antonio Abate, a gennaio, e regalati ritualmente anche alle famiglie in lutto.
A seconda della zona in cui si preparano sono detti pani e saba, ovvero dolci di mosto, oppure caschettas nella zona di Alghero o ancora tiriccas o tilliccas, pizzicando la t nella pronuncia, ma anche cocciuleddi in Gallura. Il significato del nome per me è ancora un mistero: non sono riuscita a trovare una spiegazione esauriente, anzi l'unica presente online è che pare che derivi da alcuni riti quaresimali del culto greco (sic!)
Oggi, abbandonata la ritualità religiosa, si trovano in vendita tutto l'anno, in diverse zone della Sardegna, ed attirano l'occhio per la caratteristica forma a spirale o quella più simile a un ferro di cavallo chiuso ad entambe le estremità; sono preparati con un involucro di pasta molto sottile, bianchissima e finemente cesellata, e farciti solitamente di sapa, mosto cotto, oppure di miele e mandorle o di marmellata molto densa.

Alcune ricette fanno riferimento per il guscio di pasta ad una farina di tipo granito, ovvero finissima di grano tenero, ma visto che nella mia famiglia le ho sempre viste fare di grano duro, molto più usato in tutta la cucina sarda, ho usato la farina Molino Grassi Qb Kamut da grano Khorasan, ricca di proteine nobili, acidi grassi insaturi, sali minerali e oligominerali.
Per il ripieno invece si usa una semola grossa, che permette di far inspessire il mosto d'uva; si è rivelato perfetto l'utilizzo della farina Qb Kronos, dalla grana ricca e rustica. Si tratta di un grano duro che venne selezionato a partire dagli anni '80 nel deserto dell'Arizona; oggi è prodotto e lavorato integralmente in Italia.

Approfondendo la ricerca per essere ancora più certa che il grano duro fosse la scelta corretta, ho scoperto che il nome dell'impasto per il guscio sottile di questi dolci è pasta violata, o violada in lingua sarda. Per alcuni significa "violentata", e il violentatore sarebbe lo strutto che va a modificarne la fibra, rendola bianchissima e molto più plastica. Ora, siccome lo strutto ha un cuore tenero, non potevo credere che arrivasse a violentare alcunché, e quindi ho cercato ancora l'origine di questa parola:
violà re, vrb: fiolare ammodhigare, nà ¢du de sa pasta pro fagher pane; fagher carchi cosa chentza fagher contu de sas lezes, diferente e in contrà riu de su ’e sa leze s'atelat sa cariadura de sa sà *mula annanghendhe ozu porchinu in cantidade pro chi ndh'inciumat fintz'a violare.
Fiolare o violare significa quindi ammodhigare, cioè ammorbidire; in questo caso si ammorbidisce con lo strutto: dopo aver ottenuto un impasto molto asciutto con farina di grano duro, macinata finissima, e acqua, si ammorbidisce pian piano l'impasto, aggiungendo gradualmente piccole dosi di strutto.

Come dicevo più sopra, il ripieno dei dolci è tradizionalmente a base di mosto d'uva cotto e semola grossa. Talvolta la saba utilizzata, soprattutto nella zona di Oristano, è quella di fico d'India, saba de figu morisca. Così, per la mia abitudine di voler unificare l'Italia e di fare intersezioni tra le cucine delle diverse regioni, ho pensato di utilizzare nella mia ricetta il ficotto, mosto cotto ottenuto dal fico rosa di Pisticci, paese lucano in provincia di Matera.

[fonti:
-http://ricerca.gelocal.it/lanuovasardegna/archivio/lanuovasardegna/2005/08/18/STEPO_STE04.html
-http://it.wikipedia.org/wiki/Saba_%28gastronomia%29 
-http://www.coquinaria.it/forum-tavola-rotonda/]

La ricetta: Tiriccas, dolci sardi ripieni di saba, rivisitati con il Ficotto.
per il guscio:
250 g di farina Kamut Qb Molino Grassi
60 g di strutto
per il ripieno:
70 g di farina Kronos Qb Molino Grassi
40 g di mandorle spellate e tritate
250 ml di ficotto di Pisticci
2 cucchiai di miele di corbezzolo
la buccia grattugiata di un'arancia

Preparare il ripieno: in un pentolino mettere il ficotto, sciogliervi il miele e poi versarvi le mandorle tritate finemente. Scaldare fin quasi ad ebollizione. Versare a pioggia la farina di semola e mescolare ininterrottamenre finché il composto non si addensa. Deve diventare pastoso e lavorabile. Lasciar raffreddare.

Preparare l'impasto del guscio: mettere in una ciotola la farina Kamut, aggiungervi poca acqua tiepida fino ad ottenere un composto farinoso. Aggiungere lo strutto freddo, poco alla volta, facendolo assorbire all'impasto. La lavorazione prosegue per una decina di minuti, aggiungendo poco strutto alla volta, fino ad ottenere una pasta molto liscia e morbidissima.


Stendere una porzione di pasta con la macchinetta (spessore alla tacca più sottile) o con il mattarello. Ritagliare dei rettangoli di impasto con l'apposita rotella, di lunghezze diverse e della larghezza di circa 4 cm.
Ricavare dal ripieno tanti rotolini del diametro di 1 cm. Ogni rotolino va messo al centro del rettangolo di sfoglia che va poi ripiegato verso l'alto e poi arrotolato a spirale o fermato a ferro di cavallo.

Procedere con tutta la pasta e il ripieno. Far asciugare, senza far colorire, in forno già caldo ventilato a 120-130°C per 20-25 minuti ed infine far raffreddare completamente prima di assaggiare.



Con questa prima ricetta partecipo al contest Blogger Love Qb di Impastando S'Impara con Molino Grassi.

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